Salmo 140

Salmo 140

Sáb, 14 Dic 19 Lectio Divina - Salmos

Il Salmo non presenta motivi originali ed ha affinità con Giobbe e Proverbi. Sebbene stereotipo, non manca di effetti stilistici e di una certa eleganza poetica.

È una lamentazione individuale di un tale ingiustamente accusato. Sta in testa al gruppetto di lamentazioni individuali (Salmi 140-143) della presente raccolta “davidica”, nella quale ritornano gli stessi temi e motivi di cui è piena la prima (Salmi 3-41): appelli accorati a Dio, descrizioni fosche di nemici impietosi e furenti, invettive roventi contro i persecutori…. Nel nostro Salmo riscontriamo il solito schema delle lamentazioni: appelli introduttivi con motivazioni (vv. 2-6), supplica per sé e contro i nemici (vv. 7-12) e, a conclusione, espressioni di fiducia nel divino intervento.

La simbologia è teriomorfa, venatoria, psico-somatica e militare.

Genere letterario: supplica individuale.

Divisione: prima supplica (vv. 2-6); seconda supplica (vv. 7-12); professione di fede (vv. 13-14).

vv.2-6: La parte iniziale della lamentazione si compone di due appelli con cui l’orante chiede a Dio la sua protezione (v. 2), seguiti entrambi da ampie motivazioni, con le quali egli mostra le funeste macchinazioni dei nemici a suo danno (vv. 3-4 e 5-6).

v.4: “Aguzzano la lingua come serpenti”: si evidenziano i misfatti della lingua: diffamazione, delazione, calunnia (cfr. Salmi 58,5; 64,4-5). Si noti la simbologia teriomorfa (serpenti, aspide). La violenza diretta contro il salmista è verbale (cfr. vv. 10 e12), ma tale attacco verbale viene descritto con la similitudine del serpente velenoso, che pure reca danno con la sua lingua.

v.6: “Lacci… funi… rete…”: queste immagini di caccia ricorrono spesso nei Salmi (cfr. 9,16; 31,5). Il salmista ora usa una metafora venatoria: i nemici violenti tentano di farlo cadere e di intrappolarlo.

vv.7-12: È la parte centrale, occupata interamente dalla “preghiera”; inizia con una professione di fede (v. 7a) e di fiducia in Jahwèh, che già nel passato ha protetto il suo fedele (v. 8); tuttavia nella richiesta della divina protezione dai nemici la preghiera si trasforma in imprecazione: il male che essi hanno tramato ai danni dell’orante possa ricadere sul loro stesso capo!

v.7: “Io dico… Tu sei il mio Dio”: rinnovando la fede con la formula di alleanza, il salmista coinvolge il Signore nella sua situazione personale.

v.8: “Proteggi il mio capo…”: la scena si riveste di immagini belliche. Il Signore è chiamato a proteggere il capo del salmista con un elmo, perché il giorno della lotta è arrivato.

v.9: “Signore, non soddisfare…”: c’è incertezza testuale. L’orante supplica il Signore di non avallare le trame inique dei nemici. È la tipica protesta di diverse suppliche, contro l’apparente “silenzio” di Dio (Salmi 28,1; 83,2.

v.10: “La malizia delle loro labbra li sommerge”: il testo è piuttosto incerto.

v.11: “Fa’ piovere su di loro carboni ardenti”: chiara allusione al “fuoco e zolfo” piovuto dal cielo su Sodoma e Gomorra quale castigo divino per la corruzione dei loro abitanti (Genesi 19,24).

– “Gettali nel baratro”: probabilmente il termine si riferisce allo Sheol, cioè alla morte, da cui nessuno può “rialzarsi” (cfr. Salmo 9,18).

v.12: “Il male spinga il violento alla rovina”: un esempio della legge del taglione: il salmista prega che i nemici che andavano a caccia contro di lui con la rete e la trappola (v. 6) possano essere essi stessi perseguitati (cfr. Salmo 140,9.10).

vv.13-14: A chiusura, il salmista esprime la sua ferma fiducia che Dio gli farà giustizia (v. 13), al che seguirà il rendimento di grazie non solo da parte sua, ma anche di tutta l’assemblea dei giusti e dei retti (v. 14).

v.13: “So che…”: il salmista professa la sua incrollabile fede nel Dio dell’alleanza (cfr. 7) che interviene nella storia contro le ingiustizie e a favore dei deboli.

– “Dei miseri… dei poveri”: i due termini possono avere valore collettivo e allora la frase andrebbe intesa come una sentenza di portata generale (cfr. Salmo 9,19); oppure, come sembra più probabile, è da vedere in essi la persona stessa dell’orante, bisognoso della divina protezione (cfr. Salmo 34,7).

v.14: “Sì, i giusti loderanno…”: la fede espressa nei vv. 7-13 dà la certezza dell’esaudimento da parte di Dio, ed anche la certezza da parte del salmista, unito a tutti i giusti e retti di cuore, di lodarlo ringraziandolo, sicuri di abitare in compagnia di Dio nel suo tempio per il resto della vita. L’espressione “i giusti loderanno il tuo nome” è da considerarsi chiaramente un’azione di grazie “allargata”, un motivo frequente nella preghiera individuale sia di lamentazione che di ringraziamento, (vedi Salmo 22,24: lamentazione; Salmo 32,11: ringraziamento).