Salmo 143

Salmo 143

Mar, 07 Ene 20 Lectio Divina - Salmos

Il titolo attribuisce il Salmo a Davide e i LXX vi hanno aggiunto la notizia della circostanza, cioè: “Quando suo figlio Assalonne lo inseguiva” riferendolo, quindi, alla rivolta di Assalonne (cfr. 2Samuele 15,13-14); tuttavia non si hanno indizi in merito nel testo. Il carme si presenta come una supplica non circostanziata di un uomo che si trova in una situazione disperata e vi è coinvolto anche legalmente (cfr. vv. 3.9.12). L’autore di questa lamentazione, specialmente nella sezione finale (vv. 7-12), si mostra come un abile compilatore che utilizza largamente materiale appartenente ad altri Salmi.

La composizione è del tempo postesilico, considerato l’accenno nel v. 2 alla dottrina della colpevolezza universale, sviluppata proprio in quel periodo. Qualche studioso vi ha visto due Salmi indipendenti giustapposti o intersecati; tuttavia, sebbene si possa dividere in due parti (vv. 1-6. 7-12), allo stato attuale il Salmo si presenta unitario per le sue inclusioni e richiami tra di esse.

Il Sal 143 è annoverato dalla Chiesa fra i Salmi penitenziali non solo per la confessione dello stato di “ingiustizia” in cui si trova l’uomo davanti a Dio (v. 2), ma anche per i ripetuti appelli alla misericordia divina (vv. 1.8.11.12), nonché per gli accenni a un rinnovamento di vita contenuti nei vv. 8.10.11.

Il salmo è l’ultimo dei sette “Salmi penitenziali” e ha particolarmente attirato l’attenzione della tradizione cristiana per l’affermazione del v. 2 sull’universalità della peccaminosità dell’uomo, base di partenza della teologia paolina (cfr. Galati 2,16; Romani 3,20). C’è il triangolo classico dei personaggi delle suppliche: Dio, io (=l’orante), essi (= i nemici).

La simbologia è spaziale, temporale, antropomorfica, somatica e cosmica.

Genere letterario: lamentazione individuale.

Divisione: appelli introduttivi (vv. 1-2); esposizione del caso (vv. 3-6); preghiera (vv. 7-12).

vv.1-2: In questi versetti introduttivi il salmista, presentando a Dio la supplica con cui intende ricorrere alla sua misericordiosa giustizia salvifica (v. 1), precisa subito che egli, allo stesso modo di tutti gli altri mortali, non si sente “giusto” davanti a Dio (v. 2) e sa bene di non avere “diritti” di sorta da accampare.

v.2: “Non chiamare in giudizio…”: si rievoca l’ambiente giudiziario. Non avendo meriti da accampare davanti a Dio, il salmista supplica solo la sua misericordia (giustizia salvifica) e la sua fedeltà.

– “nessun vivente davanti a te è giusto”: questa verità è ricorrente nella Bibbia, cfr. Sal 14,3; 51; 103, 3.10.14; 116.11; 130,3.

vv.3-6: Ora il salmista presenta la sua situazione: si tratta di un caso di persecuzione che l’ha portato sull’orlo della tomba (vv. 3-4); l’unica speranza, basata sui gesti salvifici della divina onnipotenza “dei tempi lontani” (v. 5), rimane il ricorso implorante a Dio (v. 6).

v.3: Il nemico mi perseguita…”: in ebraico la strofa inizia con il kì (= perché) della motivazione. C’è l’immagine della caccia dell’uomo ridotto in fin di vita.

– “Come i morti da gran tempo”: l’intero emistichio 3d è preso da Lamentazioni 3,6. Ci si riferisce ai morti dei tempi passati, su cui la morte ha posto il suo eterno sigillo.

v.5: “Ricordo i giorni antichi…”: il ricordo degli antichi prodigi della storia salvifica riaccende la speranza per un soccorso presente. Negli eventi gloriosi della storia della salvezza (le “opere” meravigliose delle mani di Dio) gli Israeliti, nelle sventure sia individuali che pubbliche, hanno sempre trovato motivo di speranza e di fiducia (cfr. Salmi 22,4-6; 77,6.12).

v.6: “A te protendo le mie mani”: è un gesto rituale di preghiera.

– “Come terra riarsa”: l’immagine è molto eloquente, specialmente per un ebreo che sta a contatto con la terra arida e bruciata dal sole del deserto. Il salmista si paragona a quella terra che attende, in modo per così dire “bruciante”, il ristoro della pioggia: lo stesso paragone ricorre nel Salmo 63,2 (cfr. anche Salmo 42,2).

 

vv.7-12: In questo brano finale il salmista, con un linguaggio desunto per da varie fonti, fa presenti a Dio le sue petizioni, che riguardano principalmente la liberazione da mortali nemici (cfr. vv. 7-9) e, collateralmente, l’illuminazione divina circa il retto cammino da intraprendere nel futuro. Negli ultimi due vv. (11-12), le stesse richieste sono enunciate sotto forma di “predizioni”, cosa che mette in risalto il senso di certezza che l’orante nutre circa una benevola accoglienza da parte di Dio.

v.7: “Non nascondermi il tuo volto, perché non sia come chi scende nella fossa”: è un motivo ricorrente nella Bibbia. Lo sguardo di Dio è l’unica fonte di certezza di vita; mancandoci, si piomba nella morte.

v.8: “Al mattino fammi sentire la tua grazia” (cfr. Salmo 90,14). Come il sorgere del sole al mattino, così è per la parola di Dio. Essa, come oracolo di salvezza emesso al mattino dal sacerdote o da un profeta cultuale nel tempio, dà la “grazia” che significa per l’orante fiducia, speranza, liberazione (cfr. Salmo 16; 73).

– “Fammi conoscere la strada…”: il versetto riproduce il duplice movimento spirituale e psicologico dell’esodo: la liberazione e il giusto cammino.

v.9: “A te mi affido”: alla lettera: “verso di te ho coperto”. L’espressione originale del Testo Masoretico è soggetta a diverse correzioni, ma tutte sottintendono il senso di fiducia.

v.10: “Il tuo spirito buono”: è quello del Dio dell’Alleanza (Neemia 9,20; Salmo 51,13) che guidò Israele nell’asperità del deserto.

– “In terra piana”: è la terra promessa verso cui si avanza come su una “via sacra” (Isaia 40,3-4) senza ostacoli, perché è pianeggiante e diritta (Salmi 26,12; 27,1; 31,9; Isaia 26,7).

v.12: “Per la tua fedeltà”…: L’amore di Dio e la sua fedeltà si rivelano anche attraverso la sua giustizia verso il suo fedele, i cui diritti sono stati calpestati. Dio si mostra giusto giudice, implacabile con la condanna del male, dell’ingiustizia e dell’oppressione. Perciò la vittoria di Dio sul male è anche frutto della sua “misericordia”. Per questo pensiero sulla “divina misericordia” vedi anche i Salmi 125,5; 129,5-8.