XXI Domenica del Tempo Ordinario

XXI Domenica del Tempo Ordinario

Lun, 19 Ago 19 Lectio Divina - Año C

Il Vangelo di oggi (Lc 13,22-30) ci invita a riflettere sul tema della salvezza. Gesù sta salendo dalla Galilea verso la città di Gerusalemme e lungo il cammino un tale – racconta l’evangelista Luca – gli si avvicina e gli chiede: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?» (13,23). Gesù non risponde direttamente alla domanda: non è importante sapere quanti si salvano, ma è importante piuttosto sapere qual è il cammino della salvezza. Ed ecco allora che alla domanda Gesù risponde dicendo: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (v. 24). Che cosa vuol dire Gesù? Qual è la porta per la quale dobbiamo entrare? E perché Gesù parla di una porta stretta?

Papa Francesco (cf Angelus in Piazza San Pietro, domenica, 25 agosto 2013) ci ricorda che l’immagine della porta ritorna varie volte nel Vangelo e richiama quella della casa, del focolare domestico, dove troviamo sicurezza, amore, calore. Gesù ci dice che c’è una porta che ci fa entrare nella famiglia di Dio, nel calore della casa di Dio, della comunione con Lui. Questa porta è Gesù stesso (cf Gv 10,9). Lui è la Porta. Lui è il passaggio per la salvezza. Lui ci conduce al Padre. E la porta, che è Gesù, non è mai chiusa, è aperta sempre e a tutti, senza distinzione, senza esclusioni, senza privilegi.

Certo quella di Gesù è una porta stretta, perché ci chiede di aprire il nostro cuore a Lui, di riconoscerci peccatori, bisognosi della sua salvezza, del suo perdono, del suo amore, di avere l’umiltà di accogliere la sua misericordia e farci rinnovare da Lui.

E se Gesù è la porta, nel senso che è il mistero pasquale, il fatto che lui Figlio di Dio conosca l’esperienza della croce, che è appunto un’esperienza dura da attraversare, esige che ci si pieghi al giogo della croce, che ci si abbassi fino a terra a condividere la povertà della nostra condizione … allora comprendiamo che cosa significhino le parole di Gesù: Sforzatevi di entrare per la porta stretta! Anzi il Signore non dice semplicemente “sforzatevi”, usa un verbo più forte: ‘lottate’, un imperativo che dice lo stile agonistico della vita cristiana, in greco agonizete! Questo imperativo “sforzatevi” ordina di continuare un’azione già iniziata; come a dire: “continuate a lottare”. Esprime infatti l’idea di lotta e richiede l’impegno di tutte le forze per resistere al maligno e nell’arrendersi a Dio, esattamente come farà Gesù nell’orto del Getsemani quando, entrato in agonia, pregava più intensamente. La preghiera del Getsemani è l’immagine di chi è convinto di non avere in sé le forze necessarie per giungere vittorioso al traguardo e per questo le implora da Dio. Ora, la vita cristiana è una gara, una corsa, bisogna arrivare tra i primi per avere il premio. San Paolo dice di sé: "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione" (2Tim 4,7-8).

Il termine «porta» lo ritroviamo anche nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore… Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo” (Gv 10,7-9). Ecco che allora la porta stretta non è tanto una fessura attraverso la quale bisogna entrare, passare o semplicemente un cammino ascetico a cui sottoporsi; quanto piuttosto la persona di Gesù. É solamente attraverso la sua mediazione (cf Lc 13,6-9), la fede in Lui e la redenzione - che avviene per mezzo del suo sangue -, che l’uomo può passare per quella porta stretta: Gesù, appunto!

Sicuramente questo brano evangelico è un po’ inquietante! La conclusione lascia perplessi (e forse anche un po’ di amaro). É però pur sempre una pagina di Vangelo!

Il confine tra una lettura fondamentalista e rigorosa, e una superficiale e buonista è sottile. Importate è tenere presente tutto il Vangelo su trecentosessanta gradi. Soprattutto è necessario farsi una domanda: “Signore, che cosa mi vuoi dire con questa pagina di Vangelo? Aiutami a comprendere e a non avere paura di Te e delle tue parole!” (cf. Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n. 153).

La grazia di Dio raggiunge tutti indistintamente come un vento che accarezza chiunque incontri sulla sua strada. Il vento dello Spirito Santo soffia dove vuole, per questo: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio.” (Lc 13,29).

Allora torniamo alla domanda iniziale: chi sono i salvati del regno di Dio? Gesù ci ha fatto capire che non è un problema di numero, ma di cuore: si salveranno tutti coloro che abbracceranno la logica della croce, che seguendo il loro Signore diverranno simili a lui. Il Padre aprirà per loro il Regno, perché riconoscerà nei loro volti i lineamenti del Figlio. I salvati sono quelli che hanno accolto la grazia di Dio, sono coloro che avranno riconosciuto la loro ingiustizia verso gli uomini e i loro peccati verso Dio. Sono quelli che avranno compiuto opere di misericordia materiali e spirituali verso i loro i fratelli.

Ognuno può essere escluso e ognuno può essere incluso; dinanzi alla parola profetica di Gesù non conta ormai più l’essere giudeo o pagano, ciò che conta è la conversione e lo sforzo perseverante per non divenire operatori d’ingiustizia. L’appello ultimo dunque è al lettore perché agisca ‘ora’ per non correre il rischio di negarsi l’ingresso nella porta della vita.