XXVI Domenica del Tempo Ordinario

XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Mié, 27 Sep 17 Lectio Divina - Año A

Antifona d'ingresso

Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi
l’hai fatto con retto giudizio;
abbiamo peccato contro di te,
non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti;
ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi
secondo la grandezza della tua misericordia. (Dn 3,31.29.30.43.42)

L’antifona d’ingresso che la Liturgia ci propone (l’antifona ci indica l’eventuale scelta del canto d’ingresso) ci fa entrare nel clima giusto della liturgia della Parola per cui ci riconosciamo bisognosi di perdono nella certezza che la misericordia di Dio Padre per noi e in noi non viene meno. Siamo consapevoli delle tante disobbedienze e delle mancanze d’amore ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia …

Non siamo noi anzitutto a glorificare Dio, non ne ha bisogno! Il suo nome è glorificato nella sua opera di salvezza gratuita nei confronti dell’uomo: il cieco, il paralitico, il peccatore che sperimentano la salvezza se ne tornano “lodando e glorificando Dio”. Quindi il nome di Dio è glorificato-santificato quando si annunziano le sue opere. Israele è chiamato ad essere un inno vivente alla santità-unicità di Dio, popolo nel quale JHWH manifesta la sua gloria: “Vedendo ciò che ho fatto in mezzo a loro, santificheranno il mio nome, santificheranno il Santo di Giacobbe, tremeranno di fronte al Dio di Israele” (Is 29,23)

 

Concretamente quando noi santifichiamo il Nome di Dio? Non possiamo santificare il Nome se non lasciandolo entrare nella nostra vita con la sua azione santificante. “Il nome santifica ed è santificato in un medesimo processo” (B.Standaert). Diceva Nieztche: Mostrami che tu sei redento e io crederò al tuo Redentore.

La Colletta non fa altro che sottolineare quanto detto all’inizio:

O Padre, sempre pronto ad accogliere
pubblicani e peccatori
appena si dispongono a pentirsi di cuore,
tu prometti vita e salvezza
a ogni uomo che desiste dall’ingiustizia:
il tuo Spirito ci renda docili alla tua parola
e ci doni gli stessi sentimenti
che sono in Cristo Gesù.
Egli è Dio, e vive e regna con te...

Lo sguardo di Dio non si allontana mai da noi; Il suo cuore si vicino ad ogni uomo, chiunque sia. Dentro al cuore di Dio c’è un amore libero e incondizionato, testimoniato con le parole e le opere da Gesù. Egli non guarda il motivo che ci ha spinto ad allontanarci o il modo in cui abbiamo vissuto i giorni lontano da Lui. A questo Padre interessa soltanto gioire per tutte le volte che ritorniamo, che ci pentiamo e riusciamo ad alzare lo sguardo verso di Lui!

L’Evangelo di questa XXVI domenica invita ad alzare cuore e mente per ascoltare ancora una volta la Parola che dona speranza:

Canto al Vangelo Gv 10,27

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore, io le conosco ed esse mi seguono. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli». Parola del Signore

Possiamo leggere il testo varie volte per assimilarne il contenuto facendo spazio alle parole, ai versetti che maggiormente ci risuonano dentro …

Per capire la parabola e, soprattutto, la sua applicazione bisogna avere presenti l'occasione, ed il motivo che l’hanno provocata. Gesù era entrato trionfalmente a Gerusalemme (Mt 21 8-11) e, immediatamente, si era presentato nel Tempio compiendo un gesto eclatante: l'espulsione di quanti avevano ridotto il tempio ad un mercato. Successivamente nello stesso luogo santo cominciò ad insegnare provocando la reazione dei farisei e degli anziani: Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo e gli dissero: «Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?». Gesù rispose: «Vi farò anch'io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. (Mt 21,23-24).

Il brano odierno si colloca nel contesto delle dispute tra Gesù e i suoi avversari dopo l'ingresso a Gerusalemme (Mt 21,1-10); il tema che funge da legame è quello della vigna (che ritroveremo anche la prossima domenica (Mt 21,33-43). L'evangelista Matteo inserisce tre parabole nella sezione sinottica delle dispute a Gerusalemme (capitoli 21-22) che leggiamo di seguito nelle domeniche a seguire.

Al v.23 i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si erano rivolti a Gesù, per interrogarlo, ed è quindi ad essi che viene indirizzata la breve parabola dei due figli, esclusiva di Matteo.

Ancora una volta Gesù è intento a “scomodare” tutte le persone che lo ascoltavano e credevano di essere migliori degli altri, sempre “giusti” e “bravi”; sempre pronti a mostrare a Lui e a tutti un’esteriorità che non corrisponde alle reali intenzioni del cuore.

Viene spontaneo pensare che a Gesù piace fare cogliere in fallo chi ha davanti, chi crede di essere sempre nel giusto, chi ritiene che a sbagliare siano sempre gli altri!

Gesù utilizza questi esempi (le parabole sono più di semplici paragoni), per farci capire che gli occhi con cui Lui ci guarda sono occhi di amore e non di giudizio, di perdono e non di condanna.

 

v.21,23 «disse ai principi e agli anziani...»: Giustamente il Lezionario include nella pericope proclamata il v.23 che ci ricorda come Gesù stia parlando ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo. Sono questi i rappresentanti ufficiali del popolo e i maestri della fede; sono coloro che dovevano vigilare come sentinelle sul popolo in attesa del messia.

v.28 «Che ve ne pare?»: è una formula introduttiva, propria di Matteo che fa da nesso con quanto precede; Gesù comincia con il chiedere il parere dei presenti, tra i quali abbiamo ricordato stanno sacerdoti ed anziani (cfr. v. 23). Altre volte Gesù ha chiesto il parere di Pietro (17,25) e dei discepoli (18,12). Con questo cerca di interessare gli ascoltatori; qui il parere e su una parabola.

Che ve ne pare? Gesù spesso interroga i discepoli, la folla, i farisei… Interroga le nostre esistenze, scuotendoci dal torpore delle nostre abitudini per darci un sussulto di consapevolezza. Il Signore sollecita a riflettere, a prendere decisioni.

Noi da che parte stiamo? Ci riconosciamo più nel primo o nel secondo figlio?

A volte l’uno e a volte l’altro.

Avvertiamo tutti la difficoltà di essere coerenti con quello che crediamo, preghiamo, celebriamo. Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Il termine greco adoperato dall'evangelista è pieno di tenerezza. Potremmo tradurlo meglio con “Figliolino mio”. E' lo stesso verbo da cui nasce la parola “partorire”, e quindi è un verbo di grande tenerezza materna. «Oggi vai a lavorare nella vigna», la vigna si sa è immagine del popolo di Israele. “Egli rispose: 'Non ne ho voglia', ma poi si pentì e vi andò».

Quindi c'è un primo figlio che risponde di no all'invito del Signore, ma poi si pente. «Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: 'Sì signore'». Questo secondo non ha un rapporto con il padre, non lo riconosce nella sua paternità”, dice “Si signore”. Lui è un signore al quale obbedire.

«Ma non vi andò». Nelle parole di Gesù c'è l'eco della denuncia ripresa dallo stesso Gesù del profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.

Il tema della vigna è classico nella Bibbia per indicare il popolo di Israele e quanti Dio incarica di prendersene cura … Proviamo a soffermarci proprio su questi figli e ad immaginare cosa ha provato il loro cuore. Tutti ci saremo facilmente immedesimati prima in uno e poi nell'altro… Il Signore questa domenica interroga anche noi… Noi gente comune, gente di chiesa …

“Gesù viveva mescolato con la gente, artigiani come lui, o lavoratori, vignaiuoli, pescatori del lago: gente che parlava di semenze, di pecore, di reti, di barche e di pesci; che osservavano il tramonto per strologare di vento e di pioggia. Egli sa, da allora che per farsi intendere dagli uomini semplici bisogna usare parole che designino le cose che giornalmente maneggiano, raccolgono, seminano, mietono col sudore della propria fronte.

E anche ciò che sorpassa queste cose non è compreso dalla povera gente se non per via di paragone con esse e per analogia: l’acqua del pozzo, il vino, il granello di senape, il fico, la pecora, un po’ di lievito, una misura di farina: non occorre altro perché gli umili comprendano la verità” (Francois Mauriac, Vita di Gesù)