Celebriamo la Messa del Crisma

Celebriamo la Messa del Crisma

Lun, 15 Abr 19 Formación litúrgica

La celebrazione che sta proprio alla soglia del Triduo pasquale è la Messa del Crisma, che il Vescovo presiede accompagnato dal suo clero e dal popolo di Dio. Inizialmente si trattava di una celebrazione in programma per il Giovedì Santo mattina a conclusione del tempo liturgico della Quaresima. In questi ultimi anni, per esigenze pastorali, in diverse diocesi si anticipa al Martedì o Mercoledì Santo.

Questa celebrazione ha due importanti particolarità nella sua liturgia.

Il primo e più importante è che il Vescovo consacra il "Santo Crisma" (da qui il nome "Messa del crisma") e benedice l'olio dei catecumeni e quello degli ammalati che ogni sacerdote prenderà poi per portarli nelle proprie comunità per celebrare i Sacramenti del Battesimo, Confermazione e Unzione degli infermi. Questo rito rende visibile in modo particolare il Mistero della Chiesa, sacramento di Cristo che santifica ogni situazione della vita con la sua grazia.

Il secondo (un elemento  più moderno) è il rinnovo delle promesse sacerdotali. I ministri ordinati ringraziano il Signore per il grande dono del presbiterato e rinnovano gli impegni assunti nel giorno dell’ordinazione, consolidando così il vincolo della fraternità sacramentale che li lega gli uni agli altri, nella consapevolezza che solo dalla costante e intima comunione con Cristo Risorto può scaturire la luce che rischiara le tenebre umane, la gioia che riempie di significato la vita e la grazia che feconda il ministero sacerdotale.

In questa celebrazione il Graduale Romanum indica il canto O Redemptor sume carmen. Si tratta dell’inno che accompagna la processione d’offerta degli oli, che vengono presentati al Vescovo perché siano benedetti e consacrati. Ad esclusione del Gloria, questo è il solo inno previsto da un libro liturgico perché sia cantato nel corso di una messa.

Tale inno è stato sempre legato alla messa nel corso della quale il Crisma è consacrato, e costituisce in effetti una bellissima sintesi teologica della celebrazione all’interno della quale è inserito.

La specificità dell’introduzione dell’inno O Redemptor sume carmen, è propria del Pontificale Romano-germanico risalente al X secolo e si ritrova successivamente nel Pontificale Romano del XII. Si tratta di un inno in versi che, in origine, presenta otto strofe ed un ritornello. È quindi un inno strofico in forma responsoriale, in cui la risposta è costituita dal ritornello.

Quest’inno si presenta come un vero capolavoro letterario e teologico ed è probabilmente per questa ragione che è stato mantenuto nella messa crismale dai riformatori della liturgia in seguito al Concilio Vaticano II. Per mettere in atto il principio della partecipazione del popolo al canto liturgico, è previsto che le strofe siano cantate dalla schola e che il ritornello sia ripreso da tutta l’assemblea.