Introduzione al Vangelo secondo Matteo

Introduzione al Vangelo secondo Matteo

Mar, 26 Nov 19 Formación litúrgica

Nell’Anno Liturgico che si apre con la prima domenica di Avvento (Anno A) siamo accompagnati dal Vangelo di Matteo, che viene considerato il Vangelo «ecclesiale» per eccellenza ed è stato privilegiato dalla liturgia per secoli, fino al Vaticano II.

Secondo la tradizione patristica, Matteo fu il primo a scrivere il Vangelo e lo compose in lingua ebraica; tuttavia gli studi biblici più recenti hanno dimostrato che in realtà il Vangelo di Marco è precedente e da esso Matteo ha attinto abbondantemente, servendosi anche di un’altra fonte ormai perduta, detta fonte Q, condivisa con Luca.

Si ritiene che l’Autore sia uno scriba giudeo che ha riconosciuto in Gesù il Messia che adempie le promesse antiche, l’Emmanuele, Dio-con-noi.

L’ambiente culturale in cui il Vangelo di Matteo è stato scritto sembra essere quello giudeo-ellenistico. A differenza di Marco, Matteo non spiega i costumi ebraici, perché probabilmente i suoi lettori li conoscevano. Anche l’insistenza su discussioni e controversie riguardanti questioni legali tipicamente giudaiche fa pensare ad un ambiente vicino alla cultura giudaica. Tuttavia, poiché l’Autore traduce in greco alcune parole ebraiche che inserisce nel testo, si può dedurre che i lettori a cui si rivolge ormai non abbiano più dimestichezza con l’ebraico.

 

Lo Stile dell’evangelista è quello di una persona colta, che conosce bene la grammatica e la retorica greca; il testo infatti è scritto in un buon greco e il suo linguaggio, sebbene meno vivace rispetto a quello di Marco, senza dubbio è più corretto ed elevato; d’altra parte, uno studio attento delle forme semitizzanti da lui utilizzate fa pensare che conosca anche l’ebraico e sia in grado di passare da una lingua all’altra senza difficoltà. Questa peculiarità di Matteo spiega l’abbondante ricorso a citazioni dell’Antico Testamento (uno studio recente ne ha individuato 40 esplicite e 108 implicite); particolarmente significative quelle che vogliono dimostrare come il Cristo abbia portato a compimento le attese di Israele.

Matteo descrive la storia di Gesù come compimento della promessa di Dio al suo popolo e a tutte le nazioni.

La chiesa di cui egli si fa portavoce sa di essere radicata nella tradizione biblica di Israele; tuttavia, seguendo Gesù Cristo, percorre un cammino che la distingue dal modo giudaico di vivere la religiosità ed ha chiara la missione di dover portare al mondo pagano l’annuncio evangelico, vivendo un’apertura universalistica, anche se l’ambiente culturale che la circonda è spesso ostile o indifferente.

In base a tutti questi dati gli studiosi propongono la Siria come territorio in cui il Vangelo di Matteo sarebbe sorto, probabilmente nella città di Antiochia. Quanto al tempo, dato il forte contrasto con il giudaismo e il giudizio sulla caduta di Gerusalemme (cf. Mt 22,7), si ipotizza sia stato ultimato fra gli anni 70 e 80 d.C.

 

In sintesi, la Struttura del Vangelo è composta, oltre che dall’Introduzione e Conclusione, da cinque grandi parti in cui si possono individuare fatti e parole:

Introduzione: la nascita del Messia (1-2)

I Parte (3-7): fatti: inizio del ministero (3-4); parole: discorso della montagna (5-7).

II Parte (8-10): fatti: i miracoli (8-9); parole: discorso missionario (10).

III Parte (11-133): fatti: l’opposizione al Messia (11-12); parole: discorso parabolico (13).

IV Parte (14-18): fatti: la fondazione della chiesa di Gesù (14-17); parole: discorso ecclesiale (18).

V Parte (19-25): fatti: lo scontro diretto con Israele (19-23); parole: discorso escatologico (24-25).

Compimento: morte-risurrezione del Messia (26-28).

 

Un’altra importante peculiarità del Vangelo di Matteo consiste nel fatto che il corpo del Vangelo è strutturato intorno a cinque grandi Discorsi e alcuni studiosi pensano a un voluto riferimento al Pentateuco, i cinque libri della Legge nell’Antico Testamento; così Matteo presenterebbe il suo Vangelo come la nuova Torah (Legge) e Gesù come l’unico e autorevole maestro a cui far riferimento per conoscere la volontà di Dio.

L’organica raccolta dei loghia (=detti) che formano questi lunghi discorsi si riconosce perché alla fine di ciascuno si ripete per cinque volte una formula analoga: «Quando Gesù ebbe terminato tutti questi discorsi, disse ai suoi discepoli...» (26,1).

Seguendo questo indizio testuale si possono individuare:

1) discorso programmatico (5-7)

2) discorso missionario (10)

3) discorso parabolico (13)

4) discorso ecclesiale (18)

5) discorso escatologico (24-25)

 

Matteo apre e chiude il suo Vangelo con un’indicazione molto importante: il Messia viene annunciato con il nome di Emmanuele, che significa «Dio con noi» (Mt 1,23) e l’ultima parola che il Cristo risorto pronuncia corrisponde proprio alla sua definizione: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Questo fatto letterario gli esegeti lo chiamano «grande inclusione matteana». Ma anche nel cuore del Vangelo Gesù sottolinea che «dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20).

L’idea chiave di tutto il Vangelo di Matteo è dunque la certezza che nella persona di Gesù il Dio di Israele è con l’umanità. Gesù ricapitola l’Antico Testamento e in lui si realizzano le attese dei profeti

Gesù è chiaramente presentato da Matteo in un ruolo divino: è il Figlio del Dio vivente, il Messia.

La Chiesa che Matteo presenta è la comunità messianica a cui è affidato il Regno dei cieli e a cui è rivelata una «giustizia superiore»: la vita morale è, quindi, un impegno importante per il gruppo cristiano che è chiamato a portare frutti nuovi e abbondanti, fino al compimento della storia.

 

Per esprimere la realtà del Regno Matteo si serve delle Parabole; è degno di notta il fatto che delle circa 40 parabole raccolte dalle labbra di Gesù nei Vangeli, egli ne racconta 20, delle quali 10 si ritrovano anche negli altri sinottici, mentre 10 gli sono proprie.

Le parabole originali di Matteo sono:

la zizzania e il buon grano (13,24-30);

il tesoro nascosto in un campo (13,44);

la perla preziosa trovata da un mercante esperto (13,45.46);

la rete che raccoglie ogni genere di pesci (13,47-50);

il servo spietato che non sa perdonare (18,23-35);

il padrone generoso verso i suoi operai (20,1-16);

i due figli diversi (21,28-32);

l’ospite senza l’abito di nozze (22,11-13);

le dieci ragazze invitate a nozze (25,1-13);

il giudizio finale (25,31-46).

Ben quattro di queste dieci parabole originali si trovano nel capitolo 13, che è la raccolta più organica e più ricca di tutto il Vangelo; sette di esse sono appunto chiamate “parabole del Regno”, perché servono a illustrare in modo particolare il mistero del Regno dei cieli nel suo agire storico nel mondo.

 

Matteo è convinto che «la chiesa è il vero Israele» e nello schema di storia universale da lui elaborato, i rapporti fra Israele e le nazioni pagane giocano un ruolo di primo piano. Gesù è giudeo per nascita e per la decisione di Giuseppe che lo accoglie; ma è ugualmente adorato dagli stranieri, i Magi pagani venuti dall’oriente. Egli rivolge i suoi discorsi evangelici alle folle venute dal mondo giudaico, ma anche alle persone che provengono dal mondo pagano (cf. 4,25). Guarisce il lebbroso giudeo, ma subito dopo anche il servo del centurione pagano. Manda i suoi discepoli «alle pecore perdute della casa di Israele» (10,6), ma annuncia loro che saranno suoi testimoni davanti a tutte le nazioni (10,18).

 

La chiesa di Gesù illustrata nel Vangelo di Matteo è una comunità fraterna che pone al centro il rapporto con Gesù e il suo Regno: i cristiani sono discepoli di Gesù e lo seguono; sono il piccolo resto di Israele che ha accolto il Messia e ha ricevuto il compito di portare l’annuncio del compimento delle divine promesse a tutti i popoli, chiamati ad entrare nell’unico popolo di Dio; è la forma storica e sociale dell’alleanza di Dio con gli uomini, proiettata verso l’avvento definitivo del Regno dei Cieli.