La Commemorazione dei Defunti

La Commemorazione dei Defunti

Jue, 01 Nov 18 Formación litúrgica

La Commemorazione dei defunti segue immediatamente quella dei Santi, anzi ne sembra la continuazione; sono imparentate tra loro tramite un legame eterno, fatto di vita vissuta, travagli, gioie, speranze, attese, errori redenti, cadute e rialzate… La solennità dei Santi contempla il silenzio e l’assenza dei viventi in Cristo; un’assenza che diventa presenza in virtù di una comunione misteriosa e reale.

Preceduto dalla solennità di Tutti i Santi, in cui si onorano  non solo quelli canonizzati ma tutti i trapassati che godono della gloria del Paradiso, il 2 novembre di ogni anno cade invece la ricorrenza della Commemorazione di tutti i fedeli defunti, in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum. La troviamo già nel secolo IX, in continuità con l’uso monastico del secolo VII di consacrare un giorno completo alla preghiera per tutti i defunti. Già il vescovo Amalario di Matz, nel secolo IX, poneva la memoria di tutti i defunti successivamente a quella dei Santi che erano già in cielo. È solo con l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny che questa data del 2 novembre viene dedicata alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, per i quali già sant’Agostino lodava la consuetudine di pregare, anche al di fuori dei loro anniversari, proprio perché non fossero trascurati quelli senza suffragio.

La Chiesa è stata sempre particolarmente fedele al ricordo dei defunti. La speranza cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella invincibile bontà e misericordia di Dio: «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!», esclama Giobbe nel mezzo dei suoi tormenti . La polvere che saremo non diventerà la nostra sorte finale; la cenere diventerà fuoco vivo per la Risurrezione di Gesù e ciò che diverremo è la nostra Speranza. San Paolo non divide la vita dalla morte: la risurrezione è fondamento della nostra fede! Per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione. Nutrono infine la speranza di raggiungerli in cielo per unirsi agli eletti nella lode della gloria di Dio.

Nella professione di fede affermiamo: «Credo nella santa Chiesa cattolica, nella comunione dei Santi». Per “comunione dei santi” la Chiesa intende l’insieme e la vita d’assieme di tutti i credenti in Cristo, sia quelli che operano ancora sulla terra, sia quelli che vivono nell’altra vita.

Come per il giorno di Tutti i Santi, alcuni studiosi legano l’origine della ricorrenza della Commemorazione dei defunti ai miti pagani, motivo per cui ancora all’inizio del secolo scorso, in molti paesi cattolici, i contadini credevano che la notte del 2 novembre i morti tornassero a fare visita ai vivi nelle loro case e gradissero offerte di cibo, come da più antiche tradizioni celtiche. Certo è, che i defunti sono ricordati e onorati in moltissime religioni, nei luoghi e nei modi più disparati; quindi stabilire una vera e propria origine di questo bisogno di stabilire un legame tra vivi e defunti è piuttosto difficile.

Al capitolo VII della costituzione dogmatica Lumen Gentium si parla di tre stadi ecclesiali del Corpo Mistico: “Fino a che, dunque, il Signore non verrà nella sua gloria, alcuni dei suoi discepoli saranno pellegrini sulla terra; altri, passati da questa vita, stanno purificandosi; e altri godono della gloria contemplando chiaramente Dio uno e trino, quale Egli è. Tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo alla stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria” (LG 49).

Si afferma anche la realtà della Comunione dei Santi e della loro intercessione a favore di quanti sono ancora pellegrini sulla terra: “Tutti, infatti, quelli che sono di Cristo, avendo lo Spirito Santo, formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in Lui (Ef 4,16). L’unione quindi dei pellegrini sulla terra con i fratelli morti nella pace di Cristo, non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali… offrendo i meriti acquistati sulla terra mediante Cristo Gesù, unico mediatore tra Dio egli uomini” (LG 49).   E afferma, inoltre, la relazione della Chiesa pellegrinante con la Chiesa celeste: “La Chiesa dei pellegrini sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione con il Corpo Mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana, coltivò con grande pietà la memoria dei defunti, e, ‘poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati’ (2Mac 12, 46), ha offerto per loro anche suffragi” (LG 51).

La commemorazione dei defunti riporta ogni nostra personale riflessione a ciò che siamo e saremo: ora viviamo, ci muoviamo, operiamo nella fatica, nel pianto o nella felicità; noi siamo gocce di cristallo che si scioglierà dinanzi al Roveto ardente che è la misericordia di Dio Padre!

La letteratura di ogni epoca ha una grande vastità di testi a riguardo … Una bellissima poesia di Mario Luzi (1904-2014) racconta, oltre ogni capacità espressiva, la nostalgia profonda di questo essere legati da un filo sottile alla terra come al cielo, perché Dio è innamorato della terra, dell’umanità… Noi siamo le sue creature predilette. Come potrebbe non amarci anche oltre, nell’eternità?

Padre mio, mi sono affezionato alla terra quanto non avrei creduto.
È bella e terribile la terra.
Io ci sono nato quasi di nascosto, ci sono cresciuto e fatto adulto
in un suo angolo quieto
tra gente povera, amabile e esecrabile.
Mi sono affezionato alle sue strade,
mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,
le vigne, perfino i deserti.
È solo una stazione per il figlio tuo la terra
ma ora mi addolora lasciarla
e perfino questi uomini e le loro occupazioni,
le loro case e i loro ricoveri
mi dà pena doverli abbandonare.
Il cuore umano è pieno di contraddizioni
ma neppure un istante mi sono allontanato da te.
Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi
o avessi dimenticato di essere stato.
La vita sulla terra è dolorosa,
ma è anche gioiosa: mi sovvengono
i piccoli dell’uomo, gli alberi, gli animali.
Mancano oggi qui su questo poggio che chiamano Calvario.
Congedarmi mi dà angoscia più del giusto.
Sono stato troppo uomo tra gli uomini o troppo poco?
Il terrestre l’ho fatto troppo mio o l’ho rifuggito?
La nostalgia di te è stata continua e forte,
tra non molto saremo ricongiunti nella sede eterna.