Presentazione del Signore

Presentazione del Signore

Lun, 28 Ene 19 Formación litúrgica

Un po’ di storia …
L’episodio salvifico della presentazione di Gesù al Tempio fu presto oggetto di celebrazione liturgica: nel corso del secolo IV fu istituita a Gerusalemme una festa, collocata, in letterale fedeltà al testo biblico, nel quarantesimo giorno dopo la Manifestazione del Signore. La celebre pellegrina Egeria, che scrisse il Pellegrinaggio in Terra Santa tra il 381-384, ce ne dà la prima notizia: Il quarantesimo giorno dopo l’Epifania è qui celebrato veramente con grande solennità. In quel giorno infatti si fa una processione all’Anastasis e tutti vi partecipano; ogni cosa si compie con grande festa, come a Pasqua. Predicano tutti i sacerdoti e pure il vescovo, commentando sempre quel passo del Vangelo nel quale si dice che Giuseppe e Maria, il quarantesimo giorno, portarono il Signore al Tempio e che Simeone e la profetessa Anna, figlia di Fanuele, lo videro, e si ricordano le parole che essi dissero alla vista del Signore e l’offerta che i genitori fecero (de oblatione ipsa, qua optulerunt parentes). Dopo aver compiuto secondo il rito tutte le cerimonie usuali, si celebrano i Misteri e avviene il commiato. Il papa san Sergio I (sec. VIII), di origine orientale, fece tradurre in latino i canti della festa greca, che furono adottati per la processione romana. Nel secolo X la Gallia organizzò una solenne benedizione delle candele che si usavano in questa processione; un secolo più tardi aggiunse l’antifona Lumen ad revelationem con il cantico di Simeone (Nunc dimittis). A Roma, la presentazione fu unita a una cerimonia penitenziale che si celebrava in contrapposizione ai riti pagani delle «lustrazioni». Poco alla volta la festa si appropriò la processione di penitenza che divenne una specie di imitazione della presentazione di Cristo al Tempio.

E’ una grande festa quella che celebriamo oggi! La festa dell’incontro e della luce. Per questo ascoltiamo quello che dice san Sofronio, vescovo. “Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui. Nessuno se ne sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola. Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l’abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo. Come infatti la madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi a tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce”.

La candela che riceviamo è solo il segno della nostra fede semplice, povera che pur nella sua estrema fragilità cerca l’incontro con il Signore della vita e della luce.