Significato della Solennità di tutti i Santi

Significato della Solennità di tutti i Santi

Mar, 30 Oct 18 Formación litúrgica

Celebrare la solennità di Tutti i Santi ogni anno richiama l’attenzione delle comunità parrocchiali a rivolgere l’attenzione al Cielo là dove uomini, donne, bambini, giovani di tutte le epoche sono avvolti dalla grazia e dalla bellezza dell’Onnipotente.

Il riflesso dell’eternità si espande sul volto dei Santi, non solo su quelli del calendario, ma anche sui volti della gente anonima, cortei di persone dalle vesti bianche purificate nel loro passaggio dalla vita alla morte, dalla morte alla vita eterna!

Il mese di novembre si apre con una festa civile e religiosa le cui origini sono molto antiche. Infatti si ricollegano ad antichi riti legati alla tradizione celtica. I Celti erano soliti dividere l’anno in due periodi distinti. Il primo prendeva il nome di Beltane ed iniziava a maggio; in questa fase veniva celebrata la vita e la rinascita della natura. Il secondo periodo, invece, veniva festeggiato a metà ottobre e prendeva il nome di Samhain; in questa seconda metà dell’anno si celebrava la morte e il riposo della natura.

In Italia la festa si ricollega anche ad alcune usanze della tradizione Romana. Nello stesso periodo storico i Romani festeggiavano Pomona, una ricorrenza che salutava la fine del periodo agricolo e che coincideva con la festa celtica Samhain. Quando Cesare conquistò la Gallia, la festa dei Romani e quella dei Celtici si mescolarono, poiché cadevano nello stesso periodo. Successivamente i festeggiamenti vennero fatti confluire in un’unica data, compresa tra il 31 ottobre e il 1° novembre.

Il significato della festa di Tutti i Santi è sicuramente ben diverso da quello pagano e agricolo riconosciuto dalle popolazioni celtiche e romane.

La solennità del calendario liturgico romano (in latino: Sollemnitas Omnium Sanctorum) cadeva il 1º novembre ed era una festa di precetto che prevedeva anche una vigilia e un’ottava nel calendario anteriore alla riforma liturgica voluta dal concilio ecumenico Vaticano II. Tale festa potrebbe derivare dalla dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres, ovvero l’anniversario della trasformazione del Pantheon in chiesa dedicata alla Vergine e a tutti i martiri, avvenuta il 13 maggio del 609 o 610 da parte di Papa Bonifacio IV, che diede così un significato religioso alla festa pagana.

La festa di tutti i Santi il 1° novembre si diffuse nell’Europa latina nei secoli VIII-IX.

Papa Gregorio III (731-741) scelse il 1º novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro per le reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. Con Carlo Magno, la festività novembrina di Ognissanti si estese e veniva celebrata in quasi tutto l’impero.

La festa venne dotata di un’ottava solenne  durante il pontificato di papa Sisto IV il quale, bandendo la crociata per la liberazione di Otranto nel settembre 1480, implorò la benedizione dell’Altissimo sulle schiere cristiane.

La Chiesa ci invita a levare in alto lo sguardo fino a raggiungere il punto in cui si intravede la Gerusalemme celeste, dove “l’assemblea dei nostri fratelli glorifica in eterno” il Signore (cf. Prefazio della Solennità). La speranza è la parola d’ordine di questo giorno.

Una bella riflessione di Carlo M. Martini sulla speranza paragona la nostra esistenza allo spazio dove è contenuta, oltre a tante altre caratteristiche, limiti e virtù quella, appunto, della speranza che è paragonata ad “un vulcano dentro di noi, come una sorgente segreta che zampilla nel cuore, come una primavera che scoppia nell'intimo dell'anima; essa ci coinvolge come un vortice divino nel quale veniamo inseriti, per grazia di Dio, ed è appunto difficilmente descrivibile".
Il Cardinale sottolinea che “la speranza è un fenomeno universale, che si trova ovunque c'è umanità, un fenomeno costituito da tre elementi: la tensione piena di attesa verso il futuro; la fiducia che tale futuro si realizzerà; la pazienza e la perseveranza nell'attenderlo. La vita umana è inconcepibile senza una tensione verso il futuro, senza progetti, programmi, attese, senza pazienza e perseveranza. Ma è pure intessuta di delusioni e quindi è permeata dalla speranza ma anche, a volte, dalla disperazione.
La speranza cristiana viene da Dio, dall'alto, è una virtù teologale la cui origine non è terrena. ci aggrappiamo ancora una volta a Gesù nostra speranza, che ci giudicherà come Salvatore di quanti hanno sperato in lui; come Colui che ha dato la vita morendo per salvarci dai nostri peccati; come Colui che ha uno sguardo misericordioso per coloro che hanno creduto e sperato, che sono stati battezzati nella sua morte e risorti con lui nel Battesimo, che gli sono stati uniti nel banchetto dell'Eucaristia, che si sono nutriti della sua Parola e riconciliati con lui nel Sacramento del perdono, che si sono addormentati in lui sostenuti dal sacramento dell'Unzione dei malati. La speranza è, quindi, fin da ora la fiducia incrollabile che Dio non ci farà mancare in nessun momento gli aiuti necessari per andare incontro al giudizio finale con l'animo abbandonato in Colui che salva dal peccato e fa risorgere i morti”
(C.M.Martini).

La solennità dei Santi si colloca in questa prospettiva e ci proietta verso un futuro che è già ma non ancora. Come dice un autore: Oggi è il giorno del paradiso!

Preghiamo allora con la
Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che doni alla tua Chiesa 
la gioia di celebrare in un’unica festa i meriti e la gloria di tutti i Santi,
concedi al tuo popolo, 
per la comune intercessione di tanti nostri fratelli, 
l’abbondanza della tua misericordia. 
Per il nostro Signore Gesù Cristo...