Valore perenne del canto gregoriano nella Chiesa

Valore perenne del canto gregoriano nella Chiesa

Lun, 05 Oct 20 Formación litúrgica

A volte l'ignoranza è davvero audace. Com'è possibile che dopo più di 50 anni qualcuno continui ad affermare che il Concilio Vaticano II ha soppresso il canto gregoriano? La cosa più dolorosa è vedere come alcuni (anche ecclesiastici) si appellino allo "spirito del Concilio" per fare una simile dichiarazione. Questo è un insulto all'intelligenza e ai padri conciliari, poiché non si comprende come si possa sostenere che lo "spirito" del Concilio dica il contrario di ciò che è contenuto nella “lettera” dei suoi documenti.

 

Valorizzazione durante il Concilio e nella Costituzione sulla Sacra Liturgia (1963)

Per fugare ogni dubbio, basta rileggere gli Atti del Vaticano II e osservare come questo grande evento ecclesiale è stato inaugurato nella prima sessione pubblica dell'11 ottobre 1962, presieduta da Giovanni XXIII:

«Durante la processione la Cappella Sistina e il coro del Pontificio Seminario Romano Maggiore (a sostegno del canto gregoriano) hanno eseguito: Credo (gregoriano), Magnificat (gregoriano), Salve Regina (1a strofa di Perosi), Ubi caritas (gregoriano), Ave maris stella (2a strofa di Perosi), Salve Regina (Gregoriano), Veni Sancte Spiritus (Gregoriano), Salve Regina (Gregoriano), Adoro te devote (Gregoriano), Pange lingua (Gregoriano), Benedictus Dominus (Gregoriano) …».

Ma davanti ad alcuni che sembrano voler farci credere che il Concilio Vaticano II si sia chiuso a "ritmo di conga", cosa dire? Basta ancora una volta rileggere gli Atti del Concilio e osservare che della Messa di chiusura, celebrata da Paolo VI nella Decima ed ultima Sessione pubblica dell'8 dicembre 1965, troviamo questa descrizione:

«Quando il Sommo Pontefice si recava all'altare, la Cappella Sistina ha cantato Tu es Petrus a 7 voci di Bartolucci e, in modo gregoriano, alternandosi con tutti i presenti, l'inno Ave Maris Stella. [...] Dopo l'antifona dell'offertorio in gregoriano, la Cappella Sistina ha cantato Tota pulchra es in modo polifonico. [...] Quando il Sommo Pontefice ha intinto il sangue prezioso di Cristo, tutti i presenti hanno cantato l'antifona alla comunione Ubi caritas et amor in modo gregoriano [...]. Prima della benedizione del Sommo Pontefice, tutti hanno risposto alle acclamazioni cantando Christus vincit, Christus regnat...».

Tutto questo in perfetta sintonia ("spirito" e "lettera") con la Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, approvata dal Concilio, della quale vale la pena di rileggere i numeri che si riferiscono al canto gregoriano:

116: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale».

Inoltre la Costituzione conciliare sottolinea che uno degli elementi di universalità della liturgia della Chiesa è il latino, motivo per cui insiste sulla necessità di conservarlo in alcune parti specifiche della Messa, anche se celebrata in volgare.

Il n. 54 della Sacrosanctum Concilium così recita: «Nelle messe celebrate con partecipazione di popolo si possa concedere una congrua parte alla lingua nazionale, specialmente nelle letture e nella “orazione comune” e, secondo le condizioni dei vari luoghi, anche nelle parti spettanti al popolo, a norma dell'art. 36 di questa Costituzione. Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'ordinario della messa che spettano ad essi [cioè: Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Agnus Dei]».

Infine, il Concilio nel n. 117 della stessa Costituzione sulla Liturgia ordina di provvedere all’aggiornamento del repertorio gregoriano, adattandolo alla nuova riforma liturgica: «Si conduca a termine l'edizione tipica dei libri di canto gregoriano; anzi, si prepari un'edizione più critica dei libri già editi dopo la riforma di S. Pio X. Conviene inoltre che si prepari un'edizione che contenga melodie più semplici, ad uso delle chiese più piccole».

 

Sussidi postconciliari per il canto gregoriano

Per mano dei monaci dell'Abbazia di Solesmes (Francia), iniziano i lavori sui libri di canto gregoriano, sostituendo il vecchio Liber usualis con alcuni propri per la Messa e altri per l'Ufficio.

Nel 1967 viene pubblicato il Graduale Simplex. In usum minorum ecclesiarum, che contiene un nuovo repertorio con melodie semplici a carattere sillabico, per facilitare il canto dell'ordinario e della messa stessa da parte dell'assemblea. Nel 1975 viene pubblicata l'Editio Typica altera, aggiornata con il calendario liturgico definitivo sorto dalla riforma conciliare. Recentemente, nel 2008, è stato pubblicato un primo volume di Gregoriano simplex. Accompagnamenti organistici ai canti del Graduale Simplex (per Avvento e Natale), tuttavia i volumi seguenti non sono ancora stati pubblicati.

Nel 1974 nasce il Graduale Romanum, con il repertorio gregoriano ufficiale per la Messa. Di lì a poco si pubblica anche, in diversi volumi, il Graduale Romanum Comitante Organo, cioè con accompagnamento dell'organo.

Nel 1979 vede la luce il Graduale Triplex, che contiene esattamente lo stesso repertorio del Graduale Romanum, aggiungendo al di sopra ed al di sotto del tetragramma i neumi della notazione di Laon (X sec.) e di San Gallo (XI sec.). Questa triplice notazione è l’originalità e la preziosità dell’opera; infatti attraverso la comparazione con le notazioni più antiche si aiuta lo studio e l'interpretazione del canto gregoriano.

Nel 2011 è stato pubblicato anche il Graduale novum I. De dominicis et festis, seguito dal Graduale novum II. De feriis et sanctis. Si tratta di un'edizione critica aggiornata (non ufficiale) del Graduale Romanum e prodotta dall'Associazione Internazionale per gli Studi di Canto Gregoriano (AISCGre).

Uno dei libri più importanti per la Messa - sebbene non contenga musica - è l'Ordo cantus Missae (1972), che contiene l'elenco completo di ciò che dovrebbe essere cantato in ogni parte della Messa in ciascuna delle celebrazioni dell'anno liturgico. Nel 1987 viene pubblicata l'Editio Typica altera con il calendario aggiornato. Questa pubblicazione ha la sua controparte per la Liturgia delle Ore: Ordo cantus officii (1983) e la sua Editio Typica altera del 2015. Per l’Ufficiatura sono stati pubblicati il Liber Hymnarius, l’Antiphonale Romanum (2 vol.) e l’Antiphonale Monasticum (3 vol.).

A queste pubblicazioni ufficiali possono anche essere aggiunte altre pubblicazioni non ufficiali, come il Liber cantualis (1917), una selezione del popolare repertorio gregoriano, edito anche con accompagnamento d'organo. Sono stati pubblicati anche altri volumi, sia per la Messa che per l'Ufficio: Kyriale, Offertoriale, Ordo Missae in cantu, Cantus selecti, Processionale Monasticum, Psalterium monasticum, ecc. L'elenco completo è disponibile sul sito web dell'abbazia di Solesmes.

Questo però non è ancora tutto. Per favorire l’attuazione delle indicazioni del Concilio Vaticano II, nell'Istruzione Musicam Sacram (1969) troviamo un numero specifico che sottolinea l'importanza della formazione musicale per i futuri sacerdoti e religiosi. Al n. 52 si legge: «Per conservare il patrimonio della musica sacra e per favorire debitamente le nuove forme del canto sacro, si curi molto la formazione e la pratica musicale nei seminari, nei noviziati dei religiosi e delle religiose e nei loro studentati, come pure negli istituti e scuole cattoliche in genere, specialmente presso gli Istituti superiori creati a questo scopo. Si incrementi prima di tutto lo studio e l’uso del canto gregoriano che, per le sue caratteristiche, è una base importante nella educazione alla musica sacra».

 

L’interessamento di Paolo VI e Giovanni Paolo II per il canto gregoriano

Né possiamo ignorare che Papa Paolo VI, desideroso di conservare con cura il canto gregoriano nella Chiesa, in previsione dell'anno santo 1975, in occasione della Pasqua 1974 invia personalmente a tutti i vescovi del mondo la nuova pubblicazione, realizzata con un Repertorio di base del canto gregoriano per la Messa intitolata Iubilate Deo, di cui sarà poi realizzata anche una registrazione e che oggi può essere trovato sui due CD Iubilate Deo.

Nella prefazione di questo sussidio si legge: «Il Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione sulla Sacra Liturgia, all'esortazione che le lingue vernacole abbiano un posto appropriato nelle celebrazioni liturgiche, ha aggiunto il seguente avvertimento: “Si abbia cura però che i fedeli sappiano recitare e cantare insieme, anche in lingua latina, le parti dell'ordinario della messa che spettano ad essi” (Sacrosanctum Concilium, 54). Il Sommo Pontefice Paolo VI, mosso da questo spirito, ha espresso in varie occasioni, negli ultimi anni … il suo augurio che il Canto Gregoriano accompagni con la sua dolce melodia le Celebrazioni Eucaristiche del popolo di Dio, e che le voci dei fedeli risuonino sia nei canti gregoriani che nelle lingue vernacole.
La presente opera, che è stata inviata in dono a tutti i vescovi, risponde ai desideri del Sommo Pontefice. Contiene alcune delle melodie più semplici, che dovrebbero essere cantate dai fedeli soprattutto in occasione dell'Anno Santo. In questo modo, il canto gregoriano continuerà ad essere il legame che fa di tante nazioni un unico popolo riunito nel nome di Cristo con un solo cuore, un solo spirito e una sola voce. Infatti il movimento verso l'unità, simboleggiato nell'armonia di voci in differenti lingue, ritmi e melodie, manifesta mirabilmente la variegata armonia dell'unica Chiesa. Con le parole di sant'Ambrogio: “È un grande legame di unità il fatto che la comunità di tutto il popolo si armonizzi in un unico coro. Le corde della cetra sono diverse, ma la sinfonia è unica. Se l'artista commette spesso errori con così poche corde, lo Spirito artista non sbaglia mai nel popolo” (Sant'Ambrogio, Explanationes in psalmos, in ps. 1, 9: PL 14, 925). Possa Dio realizzare questo desiderio comune e possa il cuore della Chiesa orante armonizzarsi con gioia e profonda armonia con questi canti dolci e pii in tutto l'universo».

Appare chiaro l'orientamento che il Concilio e i pontefici hanno segnato riguardo al canto gregoriano. Il successore di Paolo VI, Giovanni Paolo II (dato che il pontificato di Giovanni Paolo I durò soltanto 30 giorni), ha ugualmente favorito questo interesse della Chiesa, realizzando una ristampa dello Iubilate Deo per il Grande Giubileo del 2000 a Roma, che è stato massicciamente distribuito. E, d'altra parte, nel suo Chirografo sulla Musica Sacra (2003) sottolinea ancora una volta l'importanza del canto gregoriano, come si legge nel n. 7 del documento:
«Tra le espressioni musicali che maggiormente rispondono alle qualità richieste dalla nozione di musica sacra, specie di quella liturgica, un posto particolare occupa il canto gregoriano. Il Concilio Vaticano II lo riconosce come “canto proprio della liturgia romana”17 a cui occorre riservare a parità di condizioni il primo posto nelle azioni liturgiche in canto celebrate in lingua latina18. San Pio X rilevava come la Chiesa lo ha “ereditato dagli antichi padri”, lo ha “custodito gelosamente lungo i secoli nei suoi codici liturgici” e tuttora lo “propone ai fedeli” come suo, considerandolo “come il supremo modello della musica sacra”19. Il canto gregoriano pertanto continua ad essere anche oggi elemento di unità nella liturgia romana».

Alla luce di questo approfondimento non si vede come qualcuno possa ancora affermare che "il Concilio Vaticano II ha soppresso il canto gregoriano". 

 

Libera traduzione da
Originale: Oscar Valado http://elcientoporuno.blogspot.com/