Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Mar, 07 Dic 21 Lectio Divina - Año C

All’inizio dell’Avvento, tempo privilegiato di preparazione al mistero del Natale, che ha cambiato le sorti del mondo perché Dio, incarnandosi, si è immerso nell’umanità condividendone gioie e sofferenze, incontriamo il Mistero di Maria, l’Immacolata.
La celebrazione eucaristica della solennità si apre ponendo sulle labbra della Vergine l’esultanza della Sposa che il profeta Isaia (61,10) canta con accenti poetici: 

Esulto e gioisco nel Signore,
l’anima mia si allieta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come una sposa che si adorna di gioielli”

La comunità cristiana si riconosce pienamente realizzata e anticipata in Maria e celebra con gioia il suo rendimento di grazie al Signore perché in Lei, come afferma il Prefazio, il Padre ha segnato “l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza”.

E in effetti la vocazione della persona umana trova la sua piena realizzazione in questa donna semplice e umile, capace però di essere interlocutrice di Dio senza timori e remore. Ciò è stato possibile per puro dono di grazia, indubbiamente, perché solo per Lei Dio ha voluto in un certo senso ricreare la condizione iniziale dell’Eden, rendendola “nuova Eva”, come dice sant’Ireneo.

Il dono della concezione immacolata è tutto orientato a Cristo, in vista della maternità divina. Pio IX nella Bolla Ineffabilis Deus che proclama il dogma (8 dicembre 1854), afferma che proprio per questo la Vergine “fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento”. Viene così confermata la fede secolare della Chiesa, perché fin dal VI secolo l’oriente bizantino ha celebrato liturgicamente la "santa Concezione" e la Madre di Cristo è costantemente venerata dai nostri fratelli Ortodossi con il titolo di Panaghia, cioè Tutta Santa.

I testi proposti alla nostra riflessione sono molto ricchi e pur nella loro sinteticità ci fanno percorrere il mistero della salvezza voluto da Dio fin dalle origini.

Con il brano di Genesi 3, 9-15. 20 ci troviamo davanti alla tragedia del peccato originale: inizia quel dramma di diffidenza e paura nei confronti di Dio che fa parte della condizione umana e di cui tutti facciamo triste esperienza; l’Adamo di allora e di sempre si nasconde, Eva si giustifica… Maria invece, con “la stirpe” benedetta che è suo Figlio affronta il serpente antico e lo schiaccia, creando anche per noi le condizioni di un rapporto amorevole con Dio.

Il progetto delle origini, anzi che le precede, perché ci riporta a “prima della creazione del mondo” ci viene presentato dal passo della lettera agli Efesini 1, 3-6. 11-12 come una reciprocità di benedizione dell’uomo a Dio e di Dio all’uomo, chiamato da sempre alla figliolanza e alla gloria, in Cristo Gesù. La santità e l’immacolatezza, che sono per noi traguardo finale, per Maria sono piena realizzazione fin dall’inizio, dono accolto da Lei con cuore aperto all’amore e alla speranza, eredità già gustata sulla terra.

Interlocutrice di Dio è Maria, nella sua umile casa di Nazareth dove si ricrea il giardino dell’Eden; con piena libertà da ogni appesantimento di peccato la Vergine accoglie il messaggero di Dio e l’annuncio inaudito. Il brano di Luca 1, 26-38 che la Chiesa medita da due millenni, ci sollecita ancora ad aprire il cuore alla speranza e alla fiducia.

vv.26-27 Non è certo banale l’annotazione dell’evangelista riguardo al tempo, determinato in riferimento alla gestazione di Elisabetta. Il numero 6 richiama infatti il giorno della creazione dell’uomo (cf Gn 1,26ss). Quando Dio sceglie di incarnarsi, il tempo raggiunge la sua pienezza e la sua presenza si concretizza in un luogo ben definito, nella minuscola città di Nazareth, significativamente situata non nel centro politico e culturale del Paese, ma territorio periferico e quasi malfamato.

La vergine viene chiamata per nome. Non è una donna disimpegnata, è “sposa” di un uomo che secondo l’uso del tempo ha richiesto la sua mano per condividere la vita con lei; però è vergine, e Dio può entrare in questo progetto di famiglia a portare il dono inedito di un figlio che è puro dono. La verginità di Maria infatti comporta la rinuncia ad agire da parte dell’uomo, è obbedienza e accoglienza, passività e povertà per fare spazio all’azione di Dio. Così il Signore stesso si fa “casato” a chi gli offre casa: Maria, con il consenso del suo sposo umile e fedele.

v.28 “Gioisci” è in sintesi il fine della rivelazione: la proposta che Dio fa all’uomo è l’offerta della sua gioia: Lui stesso. Maria è “Graziata”, cioè per sempre liberata dalla disgrazia dell’assenza di Dio, perché Egli le ha fatto dono di essere salvata dal vuoto esistenziale. Siccome l’uomo sarebbe totalmente incapace di “essere con Dio”, Dio decide di essere con l’uomo!

v.29 Il turbamento di Maria è determinato, dicono i Padri, dalla consapevolezza che l’appellativo usato dall’angelo per lei è totalmente nuovo e non trova riscontro nella sua esperienza di donna d’Israele; per questo si interroga e riflette sul senso di ciò che sta accadendo.

v.30 L’invito a non temere che l’angelo le rivolge è la testimonianza della costante attenzione di Dio verso la sua creatura, chiamata a una missione eccezionale; è un appello a fidarsi pienamente di Lui, costante nella Scrittura per tutti coloro che Egli coinvolge perché siano collaboratori della sua opera di salvezza.

vv.31-33 Ora viene manifestata chiaramente alla Vergine la missione che l’aspetta: dare carne all’Incorporeo; dare il nome, Gesù, che significa Dio-salva, al Figlio dell’Altissimo destinato ad avverare la misteriosa parola: “Ecco, la Vergine concepirà… (Is. 7,14).

La regalità del Figlio, il vero ed unico sovrano del mondo che sceglie di innestarsi nella genealogia terrena di Davide, avrà la caratteristica di non essere caduca, anzi si annuncia consolidata per l’eternità. Le promesse messianiche di 2 Samuele 7,11-13.16 e di Isaia 9,6-7, insieme alle profezie di Daniele (2,44; 7,14) sul regno che non avrà mai fine, saranno felicemente compiute in Lui.

v.34 Possiamo cogliere, nella domanda di Maria, la ricerca sincera, serena, aperta ad accogliere la risposta dell’interlocutore misterioso; a differenza di Eva, che si è fidata ciecamente delle parole ingannevoli del serpente, la Vergine, donna riflessiva e attenta anche alle sue risonanze interiori, domanda il modo in cui l’evento accadrà; non esprime un dubbio, espone semplicemente la sua condizione che nella situazione attuale la renderebbe inidonea a portare a compimento l’annuncio che le viene fatto.

v.35 Ritroviamo nelle parole dell’Angelo il costante modo di agire del Padre che opera sempre attraverso il suo Spirito. Come nella prima creazione lo Spirito aleggia sulle acque (Gn 1,1) e trasforma il caos in cosmos, bellezza ordinata della creazione, così in quest’opera di ri-creazione dell’umanità lo Spirito si fa presente.

La modalità della “nube” richiama il meraviglioso intervento divino per liberare il suo popolo dallo strapotere del Faraone (Es 13,21-22), spesso identificato con il Male.

“Ciò che è nato in lei, afferma Matteo senza reticenze, viene dallo Spirito Santo” (1,18.20).

vv.36-37 La conferma che l’Angelo offre spontaneamente alla Vergine riguardo alla possibilità per lei di vedere realizzato nel suo grembo intatto il miracolo della maternità si appoggia alla fede costante del popolo ebraico, di cui Maria è figlia. La persuasione che solo Dio è padrone della vita e la concede gratuitamente, anche quando non ci sono le condizioni normali per sperare di accoglierla, è attestata in molte figure femminili veterotestamentarie, a cominciare da Sara. (Gen 18,14). Maria può essere certa che la sua scelta di verginità non è un ostacolo per Dio, che rispettandola interamente le fa sperimentare che davvero presso Dio tutto è possibile (cf Mt 19,26).

v.38 La risposta gioiosa di Maria, espressa nel testo greco con l’ottativo génoito moi, che dice l’ardente desiderio che si compia ciò che le è stato annunciato, ci riempie di gratitudine verso Colei che, dichiarandosi serva del Signore, si è messa totalmente a disposizione del suo progetto d’amore. Libera dalle reti del peccato, totalmente immacolata, la Vergine ha potuto assumere il suo compito con piena responsabilità, riscattando l’umanità per sempre. Guardando il suo volto, contempliamo con gioia ciò che saremo: santi e immacolati nell’amore; la strada verso questa nuova creazione cui tutti siamo orientati è aperta: Maria l’ha percorsa per prima e ci dà una mano nel cammino.