Maria Santissima Madre di Dio

Maria Santissima Madre di Dio

Jue, 26 Dic 19 Lectio Divina - Año A

La solennità della Maternità: Maria Santissima Madre di Dio, fa parte del complesso delle feste natalizie ed è un riverbero dei misteri dell’Incarnazione. È la memoria della parte avuta da Maria nella nascita del Signore. Si tratta di una metaheortè (postfesta), sullo stile del calendario bizantino che, subito dopo le solennità, celebra un personaggio secondario che ha avuto una parte importante nel mistero, al fine di approfondirlo. Insieme alla solennità della Concezione e dell’Assunzione costituisce un trittico – di cui essa è al centro – che mette in risalto i tre gradi privilegi di Maria; dalla maternità divina proviene la grazia di cui ella è stata colmata nel concepimento e nell’assunzione.

Nel corso dei secoli V e VI e a partire dalle regioni della Spagna e della Gallia, abbiamo testimonianza dell’istituzione di questa festa mariana a seguito della presa di posizione dogmatica del Concilio di Efeso del 431 che così si esprime: “Perciò i Santi Padri non dubitarono di chiamare Madre di Dio la Santa Vergine, non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla Santa Vergine; ma perché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale, a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne”.

Appare quindi particolarmente significativo che la chiesa celebri questa festa il primo giorno dell’anno, anche se i festeggiamenti “mondani” spesso la soffocano e il popolo cristiano la ricorda poco, certamente meno di altre feste mariane.

Addentriamoci ora nel breve brano (Lc 2, 16-21) che la liturgia ci propone. È l’ultima parte del racconto della nascita di Gesù. L’intero testo è molto articolato e per approfondire meglio questa ultima parte non si può prescindere dalle due precedenti, a partire dal v.1 del capitolo. Tutti questi versetti infatti sono racchiusi in un’unica cornice: il concepimento. Se ne parla al v. 5: “Maria sua sposa era incinta”; e al v. 21: “Come era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito”.

In particolare è di fondamentale importanza per la comprensione della nostra pericope il v. 15 che la precede immediatamente; in esso si legge: “Andiamo fino a Betlemme…”. Sentendo pronunciare il nome di questa località gli ebrei pensavano subito alla casa di Davide, ma accostavano sempre Betlemme al pianto di Rachele, la moglie amata dal patriarca Giacobbe che era morta dando alla luce l’ultimo figlio di Giacobbe: Beniamino.

Abbiamo letto in Matteo: “Un grido si è sentito in Rama, Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più” (Mt 2, 18; Ger 31, 15). Rachele aveva avuto le doglie del parto proprio sulla strada che andava verso Betlemme. La sua fu un’apertura alla vita segnata dalla morte. La connessione morte-vita è molto forte in Luca; l’abbiamo già notata al v. 7: “Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”. I verbi avvolgere e deporre in questa successione vengono spesso utilizzati per indicare ciò che si fa con un cadavere quando lo si avvolge e lo si depone nel sepolcro,

Gli esegeti propongono anche un altro accostamento, legato alla presenza dei pastori. Tra Gerusalemme e Betlemme si trova una località chiamata “torre del gregge” (Mi 4, 8) che il profeta Michea considera un luogo di speranza e con questo grido profetico raggiunge il popolo di Giuda che si trova in un momento di grande sconforto: “Tu Betlemme, terra di Giuda, non ti preoccupare, perché da te nascerà il pastore, il nuovo pastore d’ Israele” (Mi 5, 1).

Poco prima era stata fatta una precisa promessa: “In quel giorno – dice il Signore - radunerò gli zoppi, raccoglierò gli sbandati e coloro che ho trattato duramente. Degli zoppi io farò un resto, degli sbandati una nazione forte. E il Signore regnerà su di loro sul monte Sion, da allora e per sempre. E a te Torre del gregge, colle della figlia di Sion, a te verrà, ritornerà a te la sovranità di prima, il regno della figlia di Gerusalemme” (Mi 4, 6-8). Questa “torre del gregge” qualche volta viene identificata con il monte Sion, altre volte con Betlemme (Mi 5, 1-3), ma forse è proprio a questo testo profetico che si riferisce Luca quando mette in bocca ai pastori il grido: “Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. I pastori, avendo avuto questa visione, potrebbero essersi ricordati dell’oracolo di Michea e dunque vanno a verificare se il segno, che è stato loro dato, confermi o meno l’autenticità della visione.

“Andarono dunque, senza indugio”. La precisazione senza indugio fa parte della decisione e significa: obbedendo prontamente.

“E trovarono Maria Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”. Luca non ripete “avvolto in fasce”, espressione che ha già usato due volte (v. 7 e v. 12).

“E dopo averlo visto riferirono tutto ciò che del bambino era stato loro detto”. Verificato il segno, non possono fare a meno di esultare e raccontare a tutti quello che di persona hanno constatato.

“Tutti quelli che udivano si stupivano delle cose che i pastori dicevano”. Ma chi udiva? Sulla scena sembrano esserci solo Maria e Giuseppe; fino ad ora non si è parlato di altre presenze. Invece siamo ormai sulla strada pubblica e nelle piazze della città: “Ciò che avete udito nel segreto non riuscirete più a tenerlo nascosto, perché lo predicherete addirittura dai tetti” (Lc 12, 3 Mt 10, 22).

Questo bambino avvolto in fasce, deposto nella mangiatoia, sollecita lo stupore dei pastori che ormai lo comunicano in lungo e in largo.

A questo punto ci troviamo di fronte a un versetto che è come una perla preziosa, incastonata in un gioiello già di per sé di rara bellezza:

“Maria da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Anche Maria è spettatrice, come lo sarà sul Calvario; contempla lo spettacolo della natività che è profezia di un altro spettacolo di cui parlerà Luca al termine della passione del Signore, quando Maria contemplerà, insieme agli abitanti di Gerusalemme, lo spettacolo del Figlio crocifisso.

Ma osserviamo il testo da vicino: “Maria da parte sua”, ci mostra una Maria in disparte, silenziosa, accanto al bambino. Luca concentra l’attenzione sull’atteggiamento di Maria e aggiunge “custodiva tutte queste cose”, o sarebbe meglio tradurre “custodiva il fatto” o “la parola resa fatto”. Il termine greco tò hrema usato da Luca è stato tradotto in latino con verbum, che noi abitualmente traduciamo con parola. Il hrema del greco ha dietro di sé la parola ebraica dabar che significa appunto parola divenuta fatto. Possiamo dunque dire che Maria custodiva delle parole rese evento nel fatto che aveva davanti a sé un bambino la cui identità era quella di essere il “Salvatore”.

Il verbo usato da Luca per indicare il “custodire” è syn-te-reo che indica una custodia premurosa, come quella di una mamma che custodisce il suo bambino nel grembo. C’è una connotazione di delicatezza, di premurosità, di attenzione perché neppure un soffio di vento possa turbare il bambino.

Qualcosa di simile avviene nell’esercizio della Lectio divina.

Luca precisa che Maria custodiva tutte queste cose “meditandole nel suo cuore”. Non nella mente, ma nel cuore che è il punto centrale da cui partono tutte le scelte della vita. Maria ancora non capisce, capirà certamente queste cose quando saranno diventate eventi completi sulla croce, nella sepoltura, ma soprattutto nella risurrezione di Gesù. Nel custodire però Maria elabora nel suo cuore. Il verbo greco symballo può essere tradotto con macerare, come quando si chiudono in un vaso erbe odorose finché non siano macerate per produrre un profumo intenso.

“I pastori poi se ne tornarono”: hanno verificato, toccato con mano, la vita ora è nelle loro mani.

“Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”, è aggiunto probabilmente per poter dire che fu chiamato Gesù. In questo testo non è molto rilevante, anche se la circoncisione è una realtà molto significativa nel contesto ebraico ed è densa di significato per noi, perché è molto importante riconoscere che Gesù è nato da una donna e si è sottomesso alla legge (Gal 4,4).

Soffermiamoci ancora un istante a parlare di questa giovane donna nella quale Dio ha operato cose così grandi. In lei si compie un’era del mondo e un’altra si schiude. Lei, l’immagine più pura d’Israele in attesa, diviene il prototipo della chiesa che riceve Gesù. Maria è coinvolta negli avvenimenti con tutta la sua persona. Ha conservato in cuor suo i fatti della salvezza, ha creduto, ha concepito Gesù nel suo spirito prima che nel suo seno.

La venerazione per il posto straordinario che Maria occupa nel mistero di Cristo è conforme al vangelo.