Salmo 4

Salmo 4

Lun, 25 Abr 22 Lectio Divina - Salmos

Il salmo quattro probabilmente è un lamento di un uomo che è stato liberato dopo essere stato nell’angoscia, e molto probabilmente si trova ancora di fronte ai nemici che sono duri di cuore, che amano cose vane e cercano la menzogna e costituiscono una minaccia per il salmista.

Al v.2 c'è la paura della non risposta del Signore. Dio è invocato prima di tutto. "Dio, mia giustizia" o "Dio della mia giustizia" (ebraico). Ciò fa pensare che non possiamo definire che cosa è la giustizia prima di avere interpellato Dio.

Successivamente viene indicata la situazione nella quale ci si sente schiacciare. Ad un certo momento l'orizzonte si apre: il Signore mi ha portato al largo e mi fa respirare. Questa è l'esperienza passata del salmista, ma questa è promessa anche per il presente, nel senso che tutto è nelle mani di Dio; è una dichiarazione di fede e di povertà al tempo stesso.

Al v.3 il salmista si chiede "perché avete il gusto delle cose che non esistono? Perché avete il gusto del nulla?" "Vano" è una parola che significa "vuoto". Viene usata nelle Scritture nelle polemiche contro l'idolatria. Qual è il senso di tanti nostri affanni? Spesso inseguiamo cose che non ci sono, riconoscimenti che non valgono nulla, consolazioni che non hanno consistenza.

A forza di cercare il vuoto si arriva alla menzogna, cioè a pervertire il senso delle cose. Questo è il peccato che Gesù chiama "il peccato contro lo Spirito" e che non può essere perdonato (Mt 12, 31). Se si arriva a chiamare menzogna la verità, e verità la menzogna, come potrò convertirmi? 

A partire dal v. 3 e nei versetti seguenti c'è un dialogo del salmista con i suoi nemici. In questi versetti il tono si fa più esortativo e c’è un appello ad avere fiducia in Dio. Il salmista è animato da carità, si dimentica del male che gli stanno facendo e pensa al bene che potrebbero ricevere se si convertissero. L'unico modo di amare i nemici è di non sentirsi loro nemico. A questo punto il salmista presenta la sua esperienza e dice: "Se questo è stato vero per me, perché non potrebbe esserlo per voi?"

Nei vv.5 – 6 Il salmista sa che quando si ha nel cuore amarezza o risentimenti, durante la notte non si può dormire, perché torna alla memoria quello che ci ha ferito o è rimasto non chiarito. Ma nel silenzio della notte, il turbamento e l'amarezza possono aprire il cuore alla conversione. La conversione consiste nel ritrovare la pace confidando nel Signore.

Al v.7 sembra esserci l'ultima obiezione degli avversari: chi ci mostrerà la felicità? Che vantaggio abbiamo a confidare nel Signore? La risposta dipende dall'orizzonte in cui uno vive. Se la salvezza per me sta negli eserciti, o nel denaro, chi non ha eserciti o denaro non può portare la salvezza. È sempre un problema di conversione, dalla quale dipende la felicità.
Ma che cos'è la felicità?
È la benedizione del Signore nel libro dei Numeri (6, 25) che noi leggiamo il primo gennaio, cioè all'inizio dell'anno. È una benedizione che ritorna spesso nella Bibbia. La felicità è il volto del Signore. Questa felicità non è legata alle cose, ma è lo splendere del volto del Signore su di noi.

Nei vv.8-9 Il salmista propone la sua esperienza personale: “Io vado a dormire così”. L'angoscia è trasformata in gioia e sicurezza. Questa gioia vince persino la preoccupazione per il sostentamento: vino e frumento, che rappresentano due dei sette frutti della terra promessa. L'abbondanza della mietitura e della vendemmia è l'immagine più comune della gioia. Sperimentare il Dio vivente ridimensiona tutti i bisogni naturali, fossero anche i più legittimi. Rimane il bisogno umano di mangiare e di bere, ma è relativizzata la sua importanza. Pertanto non possiamo attendere la pace dai beni materiali. Così il salmista testimonia la propria esistenza.

Trasposizione cristiana. Possiamo leggere il salmo pensando al Messia d'Israele, Gesù Cristo. Il desiderare la conversione dei nemici, il non rinunciare al dialogo con loro, il volerli partecipi della nostra esperienza personale, questa continua comunione con Dio, non può non richiamarci Gesù, intimamente unito al Padre fino alla morte in croce: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno"... "Padre, nelle tue mani rimetto la mia vita" (Lc 23, 34-46).

Per ricordarci sempre che il nostro Dio ascolta e risponde, si può leggere la narrazione di Elia sul monte Carmelo: 1Re 18,20-40. 

Per vivere con serena certezza che il profondo legame con il Signore vince la preoccupazione per il nostro sostentamento, si può leggere e meditare Gen 27, 29; Is 9, 2. 

Per la preghiera personale: rileggere tutto il salmo lentamente. Presentare al Signore gli avversari che vorremmo che si aprissero alla fede. Scegliere un versetto da questo salmo o dai brani paralleli, perché diventi preghiera personale. Sant' Agostino nelle Confessioni (1, 9, 4, nn 8-12) narra che questo salmo gli ha sconvolto l'anima perché gli ha insegnato quanto i nemici abbiano bisogno di Dio.

Domande per la revisione di vita:
* Tra le tante parole del salmo, qual è quella che sento più pertinente e importante per la mia vita?
* Quale immagine di Dio, imparata dal salmo, può far presa sulle persone del nostro tempo, per le quali spesso Dio è solo un Dio lontano?
* È proprio vero che Dio guarda, ascolta, fa giustizia, libera il "fedele" anche oggi? Come?
* Posso essere più contento e felice di coloro che hanno i granai e le cantine pieni, ma non conoscono il Signore?
* Su che cosa poggia la mia fiducia in Dio?
* Ho fatto anch'io un'esperienza di Dio che mi ha portato "al largo" nelle mie angustie?