Festa Dell'Assunzione di Maria

Festa Dell'Assunzione di Maria

Mer, 15 Ago 18 Fondatrice

“Nel silenzio la Vergine bella
dopo un sonno d’amore si desta
e le fanno dintorno gran festa
mille spirti calati dal ciel.

Qual le bacia la man riverente
qual devoto ai suoi piè si raccoglie,
altri al canto la voce discioglie,
altri adorna di fiori il suo vel”.


Era la sveglia insolita del gran giorno e balzammo felici cantando. Alle quattro eravamo già nella nostra chiesetta bianca per le tre Sante Messe di lode al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo che fecero la Mamma nostra così bella per Loro e per noi, e la vollero così gloriosa nel cielo per loro maggior gioia. “Gaudes gaudebo…” Uscimmo che l’alba si schiariva e scendemmo a volo il Viale Vaticano cantando. La gioia ha bisogno del canto. Pareva che anche i profani lo sapessero, perché nessuno borbottò al nostro passaggio e alcuni anzi si fermarono a guardarci fra attoniti e ridenti: - Sono tutte giovani! - Come sono contente! - Beate voi!

Eravamo proprio beate: ansiose solo di trovarci un bel posto in piazza S. Pietro e di captare l’onda di paradiso che all’istante della solenne proclamazione sarebbe passata sulla terra. […]
“Porte del cielo apritevi,
già viene la gran Regina
e sopra i cori angelici
sublime sguardo inchina…
Che cielo! Non l’avevamo mai contemplato così. Un cielo unico, di un turchino intensissimo, tutto accentrato sopra la cupola di Michelangelo, su cui una  tenue falce di luna inteneriva:
La luna al suo bel piede
quasi sgabel si siede;
il sol si fa sua veste,
si fa sua veste il sol!...
Verso le dieci, col sole già alto, la luna era ancora lì, sopra la Chiesa Docente raccolta intorno al suo Capo infallibile che stava per pronunciare le sacre parole del Dogma. […]
“O Vergine Immacolata, Madre di Dio e Madre degli uomini, noi crediamo con tutto il fervore della nostra fede alla vostra assunzione trionfale in anima e corpo al cielo… Noi sappiamo che il vostro sguardo, che maternamente accarezzava l’Umanità umile e sofferente di Gesù in terra, si sazia in cielo della vista dell’Umanità gloriosa della Sapienza incerata e che la letizia dell’Anima Vostra nel contemplare l’adorabile Trinità fa sussultare il vostro cuore di beatificante tenerezza… Noi confidiamo che le vostre pupille misericordiose si abbassino sulle nostre lotte e sulle nostre debolezze… che le vostre labbra sorridano alle nostre gioie e alle nostre vittorie… Noi abbiamo la vivificante certezza che i vostri occhi, i quali hanno pianto sulla terra irrigata dal Sangue di Gesù, si volgono ancora verso questo mondo in preda alle guerre, alle persecuzioni, alle oppressioni dei giusti e dei deboli… Noi crediamo infine che nella gloria, ove voi regnate vestita di sole e coronata di stelle, voi siete dopo Gesù la gioia e la letizia di tutti gli Angeli e di tutti i santi”.
                                                                                                                                                                                       M. Maria Oliva Bonaldo,Relazione del 1 Novembre 1950 per Rivista carmelitana