La svolta

La svolta

Mar, 02 Lug 19 Fondatrice

   Quando, adolescente, era nel collegio delle Canossiane per le scuole tecniche, mentre era in preghiera davanti a una immagine della Vergine, Maria aveva avvertito la chiamata di Dio, ma la soffocava stordendosi con le sue marachelle. Era spaventata dalla prospettiva di diventare religiosa; aveva «orrore» delle «muneghe» (le «monache»), come chiamava le Suore nel suo liquido dialetto veneto. In collegio aveva conosciuto «sante suore, ma lontane». Avvertiva indistintamente che Dio l’attraeva, ma il suo cuore era tutto occupato dal ricordo della mamma, per la quale aveva «una grande devozione»; era innamorata della Madonna, «però aveva orrore della vita religiosa; quello che diceva orrore, perché me la raffiguravo come un seppellimento. Soprattutto mi ha fatto male questo: c'era una santina di suora, doveva essere tubercolotica, perché aveva il divieto di parlare con le bambine. Non ho incontrato mai una suora gioiosa soprannaturalmente; per far festa con noialtre, ridere, far chiasso, giocare, sì».
   D'altra parte, la sua gioventù «andava nel vento»; essa provava un grande desiderio di amare e di essere amata «perché questa è la natura umana» ma non pensava al matrimonio come Sacramento. Senza «il colpo del Signore» in piazza del Giorgione «sarei stata la più infelice di tutte le creature, perché sentivo un attraimento che non capivo da che parte veniva». Insomma, brancolava nella nebbia, incapace di diradarla, di mettere ordine e chiarezza nei suoi pensieri, come abbandonata a un'onda sulla quale galleggiava senza trovare un approdo. La sua indubbia ricchezza interiore era spesa e dispersa in varie direzioni, senza diventare un tesoro da spendere con uno scopo preciso.
(S. Garofalo, Storia di un Carisma, p. 48-49)