Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Lun, 19 Mar 18 Lectio Divina - Anno B

Oggi il nostro cammino nel Vangelo secondo Marco prende la sua ultima direzione geografica e spirituale: Gerusalemme! Si raggiunge finalmente il traguardo: Gerusalemme. Gerusalemme attende un altro tipo di Messia, ben diverso da quello che Gesù sta incarnando. Tra il Messia, “Figlio di David”, e la “città di David”, lo scontro è drammatico: Gesù offre la salvezza, Gerusalemme la rifiuta.
Con tre capitoli 11.12.13, Marco ci porterà alla Pasqua di Gesù. Gerusalemme è ormai l'ultimo grande palcoscenico della memoria evangelica. La sua storia, l'elezione divina sulla città, le sue glorie e i suoi peccati, le strutture religiose e le vicissitudini politiche, i suoi abitanti con tutte le loro bellezze e i loro difetti... Siamo ormai nella Città Santa! Anzi, oggi, ci entriamo insieme a Gesù. Ma anche, con la folla che lo "riconosce" gli andiamo incontro e lo accogliamo.

La Liturgia della Settimana Santa aggancia strettamente il nostro testo di oggi con quello che ascolteremo e celebreremo dal primo versetto del capitolo 14. Questo arrivo di Gesù a Gerusalemme è tutto orientato verso gli eventi supremi della nostra salvezza. Gesù ormai, abbandonando il metodo del silenzio sulla sua personalità, imbocca decisamente la via della manifestazione aperta e franca, presentandosi anche davanti ai suoi nemici come il Messia. Il luogo d’azione è Gerusalemme con il suo tempio e i suo immediati sobborghi, come Betfage e Betania. Siamo nell’ultima settimana di Gesù sulla terra e il primo giorno di questa settimana è quello del suo ingresso in Gerusalemme o Domenica delle Palme; il secondo, cioè il lunedì, registra solo gli episodi del fico maledetto e della purificazione del tempio; il terzo, martedì, raccoglie invece un materiale abbondante: insegnamento sulla preghiera, cinque dispute con gli avversari; il lungo discorso escatologico. Da una parte stanno tutti i capi responsabili della nazione, che, facendo lega comune, spiano Gesù nei suoi movimenti e nelle sue parole, provocandolo e attaccandolo anche con violenza.

vv.2-3: Gesù si presenta con un segno di messianismo umile e pacifico: un asinello-puledro mai montato. In quanto “mai montato”, ha un significato liturgico: gli animali scelti per il sacrificio devono essere senza difetti e non aver portato mai il giogo (Nm 19,2): solo così possono essere offerti al “Signore”. Infatti è proprio Gesù, in quanto “Signore”, che ne fa richiesta. Da notare che qui Marco è la prima volta che mette in bocca a Gesù il titolo di “Signore” a differenza del modo in cui Gesù generalmente si chiamava: “Figlio dell’uomo”.
Facendo e organizzando questa evento dell’asinello, Gesù stesso si presenta come inviato da Dio e si proclama superiore perfino a Davide, mentre fa capire che le antiche istituzioni sono ormai sterili e senza frutto e che anzi si è inaugurata una nuovo era, facente perno e fondamento intorno alla sua stessa persona. Il tutto avviene con grande e sapiente semplicità: la semplicità divina.
Ci ha sempre affascinato anche il particolare di quel "il Signore ne ha bisogno" del versetto 3: l'umile animale di cui il Signore ha voluto aver bisogno per celebrare una regalità messianica piena di umiltà e di pace. Anche il previsto e avvenuto dialogo tra i due discepoli e gli abitanti di Betfage sembra riflettere il senso profondo delle Scritture antiche, che chiedono il perché di Gesù e degli eventi intorno a Lui, proprio per evidenziare che tutto è stato preparato per questo. Accogliamo con attenzione questa singolare "regìa" del Signore circa la fisionomia e i modi del suo ingresso in città, fin nei particolari.

v.7: Cogliamo qui un significato globale: ci troviamo al culmine della Missione del Figlio di Dio e della sua obbedienza al Padre. Lui solo può cogliere e accogliere come tutto si compia in adempimento e in pieno svelamento di quello che la storia di Israele ha preparato e predetto. Il gesto di deporre i mantelli sull’asino o sulla strada contribuisce a fare di questa scena una grande intronizzazione regale (cfr. 1 Re 1, 33.38.40).
Tutto resta però rigorosamente avvolto e protetto dal mistero divino. Difficile dire quale fosse la consapevolezza "razionale" della gente in quella festosissima accoglienza, del tutto spontanea e in barba alle autorità del Tempio e del governatore romano. È la gioia misteriosa di una liturgia che si muove per consapevolezze profonde dello Spirito più che per ragionamenti. Al punto che è questa Liturgia che appare come grembo del mistero profondo che oggi si compie alle porte di Gerusalemme. Mi chiedo se si può dire che quando celebriamo la Divina Liturgia, noi di fatto ricreiamo l'evento che vogliamo ricordare, certo non per potenza nostra ma per la potenza dello Spirito Santo che è in noi e agisce attraverso di noi.
Al vers.11, come all'improvviso, tutto si fa calmo e silenzioso. Quanto è successo rimane isolato e sospeso, in attesa del suo svelamento nelle ultime parole del testo evangelico.
Qui possiamo dire che Gesù ha provato una profonda delusione: “Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i suoi discepoli verso Betania”. Che cosa cercava Gesù nel tempio? La scena che si è compiuta a Gerusalemme riflette il grande mistero del popolo eletto, il popolo ebraico, che attendeva il Messia da circa duemila anni e al momento del suo arrivo in casa loro non viene da loro accolto!

vv.9-10:  “Osanna”, termine greco trascritto dall’aramaico che significa: “salvaci”, “aiutaci”. Questa invocazione veniva rivolta ai pellegrini che entravano nel tempio.
“Benedetto colui che viene…”: con questa espressione il popolo apertamente e ufficialmente dichiara che è presente il Messia atteso da Israele. La gente non ha timore alcuno di dichiarare questa cosa in barba ai capi e ai sommi sacerdoti di Gerusalemme. Il grande mistero consiste nel fatto che questa stessa gente dopo pochi giorni dichiarerà: “crocifiggilo, crocifiggilo”… Il termine “Benedetto il regno…” probabilmente viene aggiunto da Marco stesso, che conferma così l’inquadratura dell’entrata di Gesù in Gerusalemme come intronizzazione regale del Figlio di Davide. Marco adesso non tace più, non nasconde più il segreto messianico e ormai Gesù viene in modo manifesto proclamato Messia e Re. L’entrata di Gesù in Gerusalemme è stata, nella sua semplicità, trionfale; e adempie la profezia di Zaccaria 9,9: “A te viene il tuo re. Egli è giusto e misericordioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina”.

Quello che impressiona ed è eclatante è il mistero di questa folla che accoglie in modo trionfale Gesù come re e figlio di Davide nell’entrata a Gerusalemme e poi  dopo cinque giorni lo condanna a morte con il grido: “crocifiggilo, crocifiggilo”! Quanto ci fa pensare questo evento!