I Domenica di Quaresima

I Domenica di Quaresima

Lun, 24 Feb 20 Lectio Divina - Anno A

Quaresima: tempo di conversione, tempo di rinnovamento, tempo di fedeltà, tempo di risposta…

Non è il tempo della ripetitività o della noia, ma è il tempo dell’inquietudine, dell’estremo dibattito; è il tempo della gestazione di una vita nuova, di tempi nuovi, di situazioni nuove.

È il tempo di inizi che hanno il valore di una promessa in cui tutto è donato, ma è ancora da realizzare in gran parte e soprattutto da vivere.

Entriamo in questo tempo opportuno con la certezza che si apre un nuovo itinerario di vita, che possiamo ancora una volta intraprendere nella fede, speranza e carità.

Quaresima: tempo di coraggio. Lasciamo, con coraggio, che la nostra vita ricominci secondo la verità che di essa è stata detta all’inizio della creazione e che è evidenziata anche dal profeta Isaia:
Gen. 2, 7: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”.
Gen. 1, 27: “Dio creò l’uomo a sua immagine”.

Is. 49, 5: “Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno”.
Is.49, 16: “Ecco, sulle palme delle mie mani ti ho disegnato”.

Dio ci ha plasmati a sua immagine, ha impresso, ha riprodotto in noi il suo Volto, ha rifatto se stesso su di noi ...

Siamo chiamati perciò ad essere immagine vivente dei Signore, della Trinità; riflesso del volto del Padre, del Figlio, dello Spirito: riflesso della sua santità.

Siamo il volto di Dio in mezzo all’umanità: questa è la nostra vocazione cristiana e questa è la nostra missione nel mondo in mezzo ai fratelli. Siamo chiamati a essere un alter Christus, come ci ha detto S. Paolo.

Dio  plasma, Dio soffia lo Spirito, la sua vita, su di un pugno di polvere… e questo pugno di fango, di polvere, si mette in piedi, diventa un essere vivente.

Lo Spirito ci fa essere, ci fa stare in piedi, ci fa vivere. Senza di Lui ritorniamo un pugno di polvere, meno che terra, un niente.

Il cammino della quaresima - il cammino della vita - è fatto da questo continuo tentativo di identificarci con il VOLTO, il CUORE, le SEMBIANZE del CREATORE; tentativo di identificarci, o meglio, tentativo di lasciarci trasformare, lasciarci convertire, lasciare spazio perché Dio ci immerga nuovamente in Lui, perché vengano tolte tutte le incrostazioni che hanno deformato il nostro essere e l’hanno reso irriconoscibile.

Il cammino della vita diventa fatica e dolore, come per Adamo ed Eva, perché perdiamo l’identità nostra di figli, fatti a immagine di Dio... e nessuno, nemmeno noi, riusciamo a riconoscerci per quelli che siamo.

Vogliamo essere qualcosa di diverso, che ci distingua da Dio: ecco il peccato, come quello dei nostri progenitori Adamo ed Eva. Essi si stancano di fissare lo sguardo sul volto di Dio creatore e lo fissano su ‘quell’albero’ che sta in mezzo al giardino.

Il baricentro della loro esistenza è spostato e tutto viene capovolto! Finalmente si sentono diversi da Dio … ma: Gen.3,7: “Si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi”.

Da esseri viventi per lo Spirito, prendono coscienza della loro povertà e fragilità di creature, di essere polvere, di non poter alzare gli occhi verso il volto di Dio e si nascondono per paura.

Il cammino della Quaresima ci aiuti ad aprire gli occhi non sulle nostre nudità, ma a spalancarli con umiltà e gioia sul Volto di Dio che è Amore e misericordia e ci ricrea, ci trasfigura continuamente a sua immagine e somiglianza. Per questo con la Colletta preghiamo:

«O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato,
concedi al tuo popolo
di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale,
per vincere le seduzioni del maligno
e giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito».

v.1 “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo”: La vita di Gesù tentato: la rivelazione di Gesù nella sua battaglia col Tentatore. Nelle tentazioni abbiamo una narrazione teologica del discernimento faticoso circa la vocazione e la messianicità di Gesù.

Luca nel suo racconto (4, 1) dice: “Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto …”; “guarda avanti”, anticipa, quasi, il cammino di Gesù verso Gerusalemme, verso la croce, il Calvario, la Pasqua.

Nel caso di questo viaggio, Gesù vince l’opposizione del Tentatore (e questo è indicato come modello per il cristiano).

Le tentazioni sono quelle che incontriamo nel cammino che dobbiamo percorrere ogni giorno per realizzarci come cristiani al seguito di Gesù, che “prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme” (Lc 9, 51).

Matteo “guarda ad Israele”: le tre tentazioni sono ricavate dalla memoria di quello che è stato il cammino del popolo antico attraverso il deserto fino alla Terra promessa (Matteo è continuamente preoccupato della continuità, del legame che c’è con l’Antico Testamento e per questo si rifà ad esso con continue citazioni, da buon ebreo). E poi presenta d’improvviso un Gesù innovatore. È la storia del fallimento di Israele a cui si contrappone la vittoria di Gesù. Ciò che attraverso le tentazioni traspare è un cammino in cui Israele ha fallito, ha tentato Dio (manna - acqua - Meriba).

Matteo presenta Gesù come il vero Israele che supera la prova; questa è la prova di Gesù, il suo sentirsi inghiottire dal passato, da quanto è stato vissuto, da quanto è stato sprecato, consumato e fallito: sentirsi inghiottire dalla propria storia, da quella del suo popolo.

È la tentazione di chi guarda indietro; di chi è impedito nel procedere con lo sguardo di fede che supera la propria storia perché la assume e fa un passo in avanti.

La prova di Gesù sta qui, nel suo doversi misurare con il fallimento del suo popolo, nel portare il peso di questa realtà che non è sua, ma che non può rifiutare; nell’accettare il peso di questo passato senza esserne schiacciato.

Gesù che vince le tentazioni è colui che, assumendo la storia, il passato così com’è, lo apre a una realtà nuova. Leggere il nostro passato, leggere il passato della Chiesa, leggere la storia di ieri… senza sentirsi schiacciati, senza vivere di rimproveri, senza puntare il dito né verso di noi, né verso gli altri, ma assumere il passato come storia di salvezza, come realtà che ci ha aperto e ci apre continuamente a una realtà nuova.

Deserto: luogo della prova, luogo della solitudine, dell’abbandono, della paura, della privazione di tutto e di tutti: per 40 anni il popolo ebreo rimase nel deserto; per 40 giorni Gesù resta nel deserto... Elia che nel deserto vuole morire (1 Re 19,4)... Ma il deserto è il luogo dell’Alleanza, dell’appuntamento, dello sposalizio: “La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2,16).

Nel deserto c’è il Kairòs, il cambiamento, l’esodo verso la Terra promessa. L’esodo da noi stessi verso il Padre.

Le tentazioni di Gesù:

  1. La presunzione del Figlio Primogenito
  2. La forzatura messianica
  3. Il diritto di avere un mondo nuovo, di vedere un mondo nuovo.

Sono le tentazioni dei contemporanei di Matteo; sono le nostre tentazioni, le nostre prove: avere – potere – valere.

AVERE: pane per la nostra fame. Abbiamo fame nel nostro deserto, nella nostra solitudine. Abbiamo fame di pane, cioè di vita. Avere la vita: casa, campi, nido, tana … Avere per essere qualcuno nella società, nelle istituzioni, nella chiesa.

v.4 “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca di Dio”: Avere Dio, vivere per il Signore Gesù, vivere come Lui, avere l’immagine sua che ci avvolge.

La tentazione dell’avere sta sempre in agguato perché abbiamo sempre ‘fame’; ma come Gesù, ‘non hai casa, non hai nido, non hai dove posare il capo, non hai dove posare il cuore … non hai perché tutto il tuo essere e il tuo vivere sta nella Parola che Dio dice ogni giorno perché la vita sia salvezza.

POTERE: il dominio sule cose, sugli eventi e sulle persone...

‘Lo condusse in alto’. Dominare dall’alto, sentirsi al di là e al di sopra... tutto e tutti sotto i tuoi piedi ... Hai scelto come Lui di non potere nulla perché hai scelto il dono. Vivere con il quotidiano, nel quotidiano, nella ferialità, senza dominio e senza predominio, ma come lievito nella pasta, come il filo d’erba nel prato, come l’aria che ciascuno respira nella gratuità del dare e dell’avere...

VALERE: essere protagonisti… sei capace, fai bene ogni cosa… nessuno si permetta una parola, una virgola sul nostro operato. Cerchi l’approvazione su ogni respiro che fai o che devi fare… Tutti sempre pronti e disponibili a batterti le mani… Bisogno di essere protagonista in qualche modo o a ogni costo. Il peccato di protagonismo, la malattia di protagonismo! Gesù tentato di protagonismo! Anche Lui era Dio e non solo Figlio... Gesù sceglie di essere figlio, anzi Servo e fa quello che il Padre suo vuole, sempre!

Questa è la professione di Gesù, questo è il suo ruolo, questo è il suo impegno.

E quando il diavolo tornerà al tempo fissato (Lc. 4, 13), che è quello della passione, Gesù sarà il Servo obbediente, che per obbedienza e per amore verso gli uomini, suoi fratelli, va sulla croce a morire!

Tentazione del valere, del protagonismo, ma hai scelto il dono di essere come Lui servo del Signore, per fare quello che Lui vuole, quello che gli altri vogliono… e fino alla morte!

La tentazione è il dibattito tra il diavolo e gli angeli. Il diavolo rappresentato come figura umana e non come serpente. Il tentatore non è ‘fuori’ dell’uomo, ma è nell’uomo; si presenta con fattezze umane... Bisogna saperlo conoscere, bisogna saper discernere secondo Dio.

Il diavolo si esprime col termine: “Figlio di Dio” (v. 3): la tentazione ci chiama ‘figli privilegiati’, nel deserto, nella solitudine, quando siamo di fronte a noi stessi... Figlio di Dio!

Da del ‘tu’ quando si trova di fronte ai regni del mondo. Si rende confidenziale, si presenta come un uomo che conosce tutto.

Le parole di Gesù:

  1. uomo: Gesù fa discernimento. Ecco chi sono: uomo che ha fame di pane e della Parola di Dio
  2. vattene satana: (in Luca non c’è) è riconosciuto il tentatore, ed è chiamato per nome, è chiamato con il suo nome senza ambiguità.

I luoghi:

- tentazione: il deserto = la nostra solitudine e tentazione: la città santa = il pubblico

- tentazione: il monte elevato = l’impegno sacro quando è gestito dall’uomo

La nostra vita è luogo di tentazione nelle sue pause di solitudine, nell’apertura e nell’incontro verso gli altri (pubblico per noi), nel nostro intimo, dove regna il sacro.

Ma questi luoghi diventano luoghi biblici:

  • il deserto: luogo della moltiplicazione dei pani (Mt 14, 13)
  • la città santa: luogo in cui i morti sono viventi (Mt 27, 53)
  • il monte elevato: luogo dell’adorazione del Cristo risorto (Mt 28, 17)

Le tentazioni si vincono perché Lui, il tentato, è il SIGNORE, il VINCITORE e ci sollecita ad essere persone che vivono nell’adorazione di Dio.