II Domenica del Tempo Ordinario

II Domenica del Tempo Ordinario

Dom, 07 Gen 18 Lectio Divina - Anno B

Il ciclo ordinario delle domeniche inizia con un racconto di vocazione. Dopo aver contemplato nel tempo natalizio il significato dell’apparizione e della presenza di Gesù nella nostra storia, ci viene proposto di deciderci a stare con lui e a camminare con lui. La liturgia propone il brano con cui Giovanni nel suo vangelo dà inizio all’azione diretta di Gesù: la chiamata dei primi discepoli. A differenza di quanto presentano i sinottici, nell’episodio riferito nel quarto vangelo la chiamata non è suscitata da un incontro diretto con Gesù. È fortemente marcata invece la strategia della mediazione: prima è Giovanni Battista che indirizza a lui due dei suoi discepoli; poi è uno di questi due, Andrea, che coinvolge suo fratello Simone. Il senso della vocazione non è solo un andare dietro a Gesù, ma è anche un portare gli altri a Gesù.
La pagina del vangelo è preparata dal testo della prima lettura che racconta la chiamata del giovane Samuele. È significativo che la voce di Dio venga ripetutamente interpretata come la voce di un uomo, di Eli: Dio entra così delicatamente nella vita di Samuele da poter essere confuso con un uomo. Dio si presenta nella vita dell’uomo come suo interlocutore che chiama per nome e al quale si risponde col “tu”. Così la risposta di Samuele: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta” va intesa come un riconoscimento della sovranità di Dio del quale l’uomo è a servizio, ma va intesa anche come affermazione del proprio valore e della propria dignità che si esprimono nella missione. Acquista dunque un significato stupendo la vita di un profeta che trasmette la parola di Dio; ma acquista un valore solido la vita di ogni uomo che riceve da Dio una vocazione e una missione.

v.36: È la testimonianza di Giovanni: lui vede qualche cosa che gli occhi di carne non riescono a distinguere, vede quello che lo Spirito gli ha permesso di comprendere nella persona di Gesù, e ne rende testimonianza. Dice il vangelo di Giovanni: «Gesù passava». Da dove veniva? Dove stava andando? Chi era quell’uomo? Tutto questo è avvolto nel mistero; sembra che il passaggio di Gesù esprima un’esperienza costante nella vita della Chiesa. Cioè, non solo è passato in quel giorno là accanto a Giovanni il Battista, ma è colui che passa in mezzo all’esistenza degli uomini: ‘Si è fatto carne, è venuto ad abitare in mezzo a noi’, è colui che passa accanto a noi. Bisogna imparare a riconoscerlo. Di Gesù Giovanni dice: «è l’agnello di Dio», viene da Dio e lo rivela: «è l’agnello», sta andando al sacrificio; il cammino della sua vita è quello dell’Agnello pasquale che deve essere sacrificato per la salvezza del popolo.

v.37: Era necessario anche questo: è scritto di Giovanni che deve diminuire perché Gesù possa crescere. Giovanni è solo la voce, è Gesù la Parola; la voce deve scomparire perché la Parola rimanga, ed è proprio questo ciò che il Vangelo annunzia. I due discepoli lasciano Giovanni e incominciano il loro cammino dietro al Signore. Il Vangelo, quando dice: «sentendolo parlare così, seguirono Gesù» si riferisce a una sequela materiale: vanno dietro a Gesù, mettono i piedi dove ci sono le orme di Gesù. Dunque, questi due discepoli incominciano a seguire Gesù. È l’inizio di un cammino, del cammino del discepolato che porterà dove Gesù è, ma deve attraversare tutta l’esperienza e la vita dei discepoli.

v.38: Nel vangelo di san Giovanni sono le prime parole di Gesù, e sono parole significative; sono rivolte ai due discepoli, ma sono rivolte a tutti i lettori del quarto Vangelo, sono rivolte a noi perché ci interroghiamo nel nostro cuore e ci chiediamo se c’è un autentico desiderio di ricerca. Perché si può cercare Gesù in tanti modi. Detto in altri termini, ci possiamo chiedere: che cosa cerchi? I doni di Gesù? Se cerchi i doni di Gesù devi fare un passo ulteriore. Non sono i doni di Gesù che dobbiamo cercare, ma Gesù in persona, lui stesso; infatti conta più Lui, che non quello che lui ci può donare. «Che cosa cercate?». È quella domanda che il giorno di Pasqua Gesù risorto, ancora non riconosciuto, porrà a Maria di Magdala; quando Maria di Magdala è al sepolcro ed è ansiosa perché il corpo del Signore non c’è più. Gesù l’interroga così: «Donna (…) chi cerchi?» (Gv 20, 15). È proprio questa la domanda importante del Vangelo, ed è quella che dobbiamo interiorizzare; bisogna che il nostro cuore sia alla ricerca di qualche cosa, anzi alla ricerca di Qualcuno.

v.38: È bello che questi due discepoli interrogati dal Signore rispondono così: «Rabbi» (che significa maestro), dove abiti?» (Gv 1, 38b). Che è come dire: non cerchiamo niente, vogliamo Te. Vogliamo sapere qual è il luogo dove la Tua presenza si compie. Perché c’è un luogo misterioso nel mondo dove il Cielo ha incontrato la terra, dove l’immortalità ha incontrato la fragilità della condizione umana, dove la grazia di Dio ha incontrato il peccato. Bisogna trovare questo luogo: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Dove, «in mezzo a noi»?

v.39: Cosa vuole dire venire a Gesù? Muoversi verso il luogo dove l’umanità di Gesù è presente. Ma vuole dire di più: compiere un cammino di fede e di fiducia in Lui. “Venite”, è l’invito nel Libro dell’Antico Testamento della Sapienza, che chiama gli uomini ad andare da Lei per potersi abbeverare della Sapienza, che permette di vivere bene, di realizzare la giustizia e quindi anche la gioia (Sap 1, 1-2). Ebbene, Gesù è questa presenza della Sapienza che ci invita ad accogliere i suoi doni, il suo amore. E «vedrete» vuole dire: vediamo l’umanità di Gesù. Ma vuole dire: vediamo la presenza di Dio nell’umanità. Dirà Gesù a Filippo: «Chi vede me ha visto il Padre» (Gv 14, 9); chi vede l’uomo Gesù di Nazaret può vedere in lui il mistero e la santità di Dio.
In italiano abbiamo ascoltato diverse espressioni: “Dove abiti… videro dove abitava… si fermarono presso di lui”. In realtà in greco è lo stesso verbo, il verbo che afferma la comunione degli uomini con il Signore. Quel verbo che si trova frequentemente nel cap. 15, 1-17 del vangelo di Giovanni, dove Gesù presenta se stesso come la vera vite e noi come i tralci. I tralci vivono della vita che viene dal tronco dell’albero della vite. Dunque, per vivere i tralci devono rimanere nella vite. Se il loro rapporto con la vite s’interrompe, se sono tagliati, evidentemente i tralci non servono più a niente, sono solo da bruciare, sono legno inutile. Ebbene, la vita del credente è questo: un rimanere in Gesù. C’è un luogo dove Gesù abita, e quel luogo è l’abitazione del discepolo. Diventare discepoli vuole dire imparare ad andare in quel luogo e ad abitarci, a rimanervi in modo stabile, permanente; dove c’è il Signore lì c’è la nostra dimora, lì c’è la nostra casa.
Era circa l’ora decima. «L’ora decima», non un’ora qualsiasi, ma quella della perfezione, del compimento (cfr. Gv 19, 28). Hanno trovato Gesù, si sono fermati con lui, non c’è altro da fare o da cercare, c’è solo da vivere in pienezza quell’incontro.

v.41: L’esperienza di fede diventa inevitabilmente testimonianza. La fede non si trasmette attraverso dei libri, perché non è il risultato di un ragionamento e di un approfondimento teorico. La fede si trasmette dall’uno all’altro, attraverso la testimonianza con il fratello, con l’amico… perché è comunicare un’esperienza di pienezza e di gioia che si è fatta nell’incontro con il Signore.