II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

Lun, 02 Apr 18 Lectio Divina - Anno B

 

Il Vangelo della seconda Domenica di Pasqua ci presenta una doppia scena: Gesù, il Crocefisso Risorto, che appare ai suoi discepoli la sera di quello stesso giorno, il giorno della sua risurrezione, e quella di otto giorni dopo, nella quale Tommaso è invitato ad incontrare personalmente il Risorto.

Entriamo anche noi nella stanza, … sostiamo con i discepoli e osserviamo ciò che accade.

v.19: è la sera del giorno della risurrezione: la mattina, Maria Maddalena era corsa da loro per dire: “Ho visto il Signore”. È il giorno senza fine, che non conosce tramonto: è il giorno del Signore.

I discepoli non aspettano nessuno, non sperano più in nulla, sono chiusi nella loro paura, addirittura le porte sono ben chiuse. Ma non ci sono barriere per chi è uscito vivo dal sepolcro: il corpo di Gesù risorto non è più soggetto alle leggi della vita umana. Lui è il Vivente: uscito vivo dal sepolcro entra nella stanza sbarrata e chiusa dalla paura. Gesù viene e sta ritto, nel mezzo, vittorioso mostra la sua gloria e manda via ogni paura.

Pace a voi! È la pace che aveva promesso quando erano addolorati per la sua dipartita (Gv 14,27), la pace messianica, il compimento delle promesse di Dio, frutto della sua passione, dono gratuito di Dio.

v.20: Il Signore viene e mostra le piaghe della passione, i segni tangibili dell’amore, di un amore folle fino alla fine. E i discepoli passano dalla paura della morte alla morte della paura e conoscono la gioia che Gesù aveva loro annunziato, che nessuno potrà mai togliere (Gv 16,22.24).

v.21: Gesù è il primo missionario. Ora non si tratta di una nuova missione, ma della stessa missione di Gesù che si estende a coloro che sono suoi discepoli. È frase parallela a quella dell’ultima cena di Gesù con i suoi: “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi” (Gv15,9). Il Risorto risuscita la sua comunità e la fa passare da una fede morta a una speranza viva (cfr. 1Pietro 1,3).

v.22: Il gesto ricorda il soffio di Dio che dà la vita all’uomo (Gen 2,7), e segna l’inizio di una creazione nuova: Gesù glorificato dona lo Spirito che fa rinascere l’uomo donandogli di condividere la comunione divina e lo abilita ad adorare Dio in spirito e verità (G 4,24).

 

v.23: L’altro dono del Risorto è il perdono. Anche questa è una ri-creazione: si tratta di far passare i discepoli da peccatori a perdonati e gli apostoli da riconciliati a riconciliatori. Ciò che il Padre fa di sua natura in cielo, diventa il nostro compito per noi, suoi figli, che siamo sulla terra.

Gesù dà questo potere e lo trasmette alla sua Chiesa. Indica anche il potere di rimettere i peccati nella Chiesa, come comunità di salvezza, in modo particolare per coloro che partecipano per successione e missione al carisma apostolico.

 

v.24: Tommaso è il nostro "gemello": anche noi, come lui, non c'eravamo quel giorno in cui Gesù appare ai suoi! La nostra fede, come quella di Tommaso, è basata su una testimonianza, quella degli apostoli. Allora: come credere? La questione ci tocca tutti da vicino: è in gioco la base della vita cristiana.

 

v.25: “Abbiamo visto il Signore!”: è l’annuncio della comunità che, vedendo, è passata dalla paura alla fede, dalla tristezza alla gioia. Più come colui che dubita, Tommaso è il discepolo che non ammette la testimonianza della comunità, non riesce a credere attraverso i testimoni oculari, vuole fare lui l’esperienza. Egli è disposto a credere, ma vuole risolvere di persona ogni dubbio. Gesù non vede in Tommaso uno incredulo indifferente, ma un uomo in cerca della verità e lo accontenta.

v.26: Dopo una settimana, è quindi ancora il primo giorno della settimana, quel giorno senza tramonto.

Gesù viene sempre l’ottavo giorno quando la comunità è radunata per celebrare la memoria del suo amore. Gesù saluta la comunità radunata, al completo: Tommaso è ora presente.

v.27: Ora Gesù si rivolge direttamente a Tommaso, gli parla con dolcezza, gli consente con delicata condiscendenza quello che alla Maddalena aveva impedito. Sembra quasi stringerselo a se! E lo esorta a diventare credente.

v.28: Tommaso, davanti a Gesù, il Vivente, non pensa più a toccare e, con uno slancio del cuore, proclama la sua fede in Gesù: è Signore, è Dio. È la professione di fede più alta e più netta delle Scritture, preparata lungo tutto il Vangelo e che corrisponde all’affermazione iniziale del prologo: Il Verbo era Dio (Gv 1,1). La fede nasce dall'incontro personale con Gesù Risorto. Quel 'mio' ci dice come questa fede sia diventata una fede personale e sottolinea anche una sfumatura di tenerezza.

v.29: Davanti a questa professione di fede Gesù, il Crocifisso Risorto, esprime con una beatitudine la felicità che gli sale dal cuore: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». L’incredulità di Tommaso permette a noi di essere beati, e beati più di lui, che crediamo non per aver visto il Risorto, ma perché gli Undici con Tommaso lo hanno incontrato, toccato e annunciato, noi “lo amiamo, pur senza averlo visto” (1Pt1,8).

vv.30-31: Il Vangelo non ha lo scopo di scrivere la vita completa di Gesù, ma di dimostrare che Gesù è il Cristo, il Messia atteso, il Liberatore e che è Figlio di Dio. Credendo in Lui abbiamo la vita eterna. I segni riportati nel vangelo sono stati scritti proprio affinché anche noi possiamo credere che Gesù è il Cristo e così avere la vita nel suo nome (20,31). Dopo aver superato evidentemente i nostri dubbi e la nostra incredulità.

L’esperienza dei discepoli e di Tommaso noi la facciamo nella Celebrazione Eucaristica: accosteremo la mano e riceveremo il suo corpo; toccheremo le sue piaghe gloriose prodotte dall’amore e Lui toccherà le nostre infette dall’egoismo, dall’orgoglio e dal peccato. Saremo guariti, e saremo beati. Ma poi dobbiamo spalancare le porte e uscire per dire a tutti: «Abbiamo visto il Signore!» e mostrare la nostra fede nel Risorto.