III Domenica di Pasqua

III Domenica di Pasqua

Lun, 20 Apr 20 Lectio Divina - Anno A

Gli apostoli rendono testimonianza della Resurrezione di Gesù. Lo fanno perché sono stati coinvolti in prima persona dall'evento, e se è vero che non hanno assistito "in diretta" all'avvenimento dell'uscita dal sepolcro hanno tuttavia visto il loro Signore redivivo che appariva loro, così come a tante altre persone (oltre 500, dice la Scrittura). Sono insomma testimoni oculari della Resurrezione e per questo sono attendibili su quanto affermano.

Del resto, quale motivo avrebbero avuto di narrare un fatto immaginoso o inventato? Perché avrebbero dovuto subire la costante persecuzione di chi, come i Giudei, voleva ucciderli, se il loro messaggio non fosse stato veritiero?

Ascoltare loro vuol dire quindi ricevere un messaggio reale di salvezza che si coltiva attraverso la fede: per dirla con Paolo, essi annunciano la Resurrezione perché tutti abbiano fede e abbiano la vita eterna e la salvezza; l'annuncio non scaturisce affatto dalle invenzioni o dalle sottili speculazioni della razionalità, bensì dalla testimonianza oculare effettiva e per questo è degno di ascolto.

Fra tutte le testimonianze della Resurrezione, quella di Pietro emerge in modo particolare per importanza e profondità: il Primo apostolo, infatti, annuncia oltre che l'evento, anche il suo significato: Cristo è risorto perché non era possibile che la morte avesse potere su di lui; la resurrezione vince cioè la morte e la priva di consistenza, ragion per cui la Resurrezione è garanzia di vita per tutti.

Al cap. 3 dello stesso libro degli Atti Pietro sottolinea come la resurrezione sia importante anche per coloro che preferiscono la morte alla vita: "Avete chiesto che vi fosse graziato un assassino, e avete ucciso l'autore della vita"; tuttavia "Dio lo ha resuscitato" e di questo noi siamo testimoni".

La fede nella resurrezione – acme e culmine del credo cristiano – è necessaria quindi per la vita e la salvezza di tutti e per questo occorre che tutta l'umanità ne sia destinataria; ed è questa la ragione per cui, ancora oggi, la Chiesa si organizza in molteplici strutture per poterla annunciare, specialmente alle etnie e alle popolazioni che non conoscono il Salvatore.

L'annuncio va rivolto anche ai poveri, ai diseredati, agli emarginati, abbandonati e oppressi dalle continue ingiustizie di questo secolo, affinché in tutti i problemi gli uomini trovino speranza e motivo di fortezza, trovando la motivazione per poter credere in se stessi e vincere tutte le lotte; è necessario annunciare la Resurrezione di Cristo, ovvero di Dio che entra nella storia dell'uomo e si interessa delle sue vicende affinché tutti trovino coraggio, forza e speranza nello stesso Signore, realizzando in pienezza la loro vita attuale per poi trovare la vita senza fine al temine di questa vita corporale.

L'annuncio apostolico va rivolto anche a noi che operiamo pastoralmente (sacerdoti, catechisti e laici impegnati) per riscoprire di essere anzitutto noi stessi destinatari di tale evento salvifico, affinché non ci appropriamo di un argomento che non ci appartiene, ma che ci è stato affidato come oggetto di annuncio e al quale dobbiamo stare fedeli. E ciò con la finalità che non ci vantiamo della nostra presunta competenza orale, organizzativa o caratteriale, ma riconosciamo che tutte le capacità derivano da Dio e dallo stesso Cristo che ci ha resi latori del medesimo messaggio.

v.14: Dal canto suo, mentre noi dimentichiamo perfino di essere stati salvati e redenti dalla Resurrezione, Cristo continua ad affascinarci e ad incutere arsura di cuore verso la sua parola, e avviene adesso proprio quello che capitava sulla via di Emmaus: i discepoli parlavano fra di loro di un avvenimento che probabilmente aveva sconvolto l'intero paese, di un fatto straordinario tipico di quelli che ancora oggi, al loro verificarsi, suscitano la meraviglia, lo stupore e il vociferare della gente, che non manca mai di accrescere il sensazionalismo attraverso ulteriori invenzioni, fantasie e pettegolezzi, specialmente nei paesini più piccoli... "Sai cos'è avvenuto?"... "E' successo questo, quello..." "La colpa è di questo, di quello".

 v.17: Sempre similmente a quanto avviene nelle conversazioni attuali di paese, nessuno dei due discepoli si sofferma sugli aspetti positivi del fatto narrato, ovvero sullo spessore di gioia e di salvezza che esso apporta a tutta l'umanità, o sulla meraviglia di un Dio che vince la morte. Anzi, addirittura i due discepoli mostrano di non aver compreso nulla della Risurrezione e neppure dello stesso Gesù Cristo, quando affermano: " Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele"... perché la durezza del cuore e l'ostinazione sono per loro di ostacolo a capire che la liberazione di Israele è avvenuta proprio con la Resurrezione!

 v.21: Tutto questo perché? Per il fatto che non avevano aperto il cuore alla fede, all'accoglienza del mistero di Dio e a quanto la Scrittura aveva detto di Lui, del Signore morto e risorto. Insomma, nonostante fossero stati amici del Signore, non avevano compreso nulla di Lui e si erano fermati al solo aspetto materiale di questa amicizia.

 v.25: Ciò nondimeno il Signore li affascina rivelandosi per quello che egli è – attenzione! - non rivelandosi immediatamente ma inducendoli ad innamorarsi essi stessi dell'evento, cioè chiamando in causa la Scrittura.
Come avevamo detto negli scorsi interventi, non basta che Gesù abbia salvato l'uomo, e neppure che si divulghi l'annuncio della salvezza; e non sarebbe sufficiente neppure che Cristo ci apparisse davanti da risorto in tutta la sua concretezza: se infatti non si accoglie nella fede il dono della salvezza nell'evento Risurrezione e ci si ostina a chiudere il cuore e la mente nell'ottusità o nel solo lato materiale della faccenda, si pone un effettivo nonché immediato diniego al dono che Dio ci fa di se stesso. E ciò solo a nostro discapito.

Ma come dicevamo sopra, la Parola di Dio in Cristo è sempre affascinante e supera le miserie e le freddezze umane, mostrandosi sempre vittoriosa...