III Domenica di Pasqua

III Domenica di Pasqua

Ven, 13 Apr 18 Lectio Divina - Anno B

Il contesto
Siamo a Gerusalemme, il luogo in cui si è consumata la Passione di Gesù, dove è stato crocifisso e sepolto; qui si trovano anche i discepoli che se ne stanno nascosti per timore dei Giudei. È la sera del giorno primo dopo il sabato, il giorno in cui le donne hanno avuto quella apparizione all’alba, in cui Pietro e Giovanni sono corsi per vedere il sepolcro vuoto, in cui Maria Maddalena si è sentita chiamare per nome dal Maestro; è ancora il giorno della Risurrezione di Cristo. È come se per la Liturgia di questi giorni tutto fosse fermo a quello stesso giorno. In un certo senso è così: a partire dalla Risurrezione di Gesù Cristo dai morti, un altro tempo è entrato nella storia, è il tempo di Dio, il tempo eterno, in cui noi ancora pellegrini sulla terra, viviamo nel già della sua salvezza e nel non ancora del godimento pieno di essa. Ma siamo ormai inseriti in questa nuova dimensione. L’esperienza degli Undici è unica al mondo. Essi ritenevano di aver perso tutto ciò in cui avevano creduto e investito la loro vita. Davanti a loro era la desolazione di qualcosa di fallito, distrutto, finito. L’irruzione del Signore Risorto restituisce loro ogni cosa rinnovata e indistruttibile. A partire da quell’evento storico, da quell’incontro con il Cristo Vivente, vittorioso sulla morte, si apre un nuovo capitolo per ogni essere umano che vuole credere in Gesù. La Risurrezione illumina ogni evento di morte, di fallimento, di fine disastrosa.

35Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l`avevano riconosciuto nello spezzare il pane. I discepoli che hanno incontrato il Risorto sulla via di Emmaus stanno condividendo con gli Undici la loro straordinaria esperienza appena vissuta; è la prima forma di annuncio che si propaga sulla terra, uno dei primi kerygma della Chiesa, di tradizione orale dell’esperienza di aver incontrato il Vivente, del messaggio di salvezza che si comincia a consegnare di bocca in bocca. È interessante che questo annuncio sia legato al contesto dello spezzare il pane, uno dei primi modi di definire l’Eucaristia. Sin dalle origini, dunque, il fare memoria della Passione, morte e Risurrezione del Signore è legato alla mensa eucaristica, ed è il luogo privilegiato per incontrare il Risorto.

36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". È una riunione informale quella dei discepoli, ma è incentrata sul comunicarsi l’esperienza del Cristo, sono lì per parlare di Lui, in fondo sono in ricerca di Lui. Non era quello che aveva detto Gesù stesso? “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (cfr Mt18,20). E il dono che il Risorto offre ai suoi è la pace; non è un semplice augurio ma un qualcosa che egli porta con Sé quando viene, quando si manifesta. È lo “Shalom” di JHWH, l’augurio e la promessa di ogni bene, benessere, benedizione che Dio dà al suo popolo sin dall’Antico Testamento. Gesù il Signore, che ha vinto il Nemico e la morte, può ora donare lo shalom: Lui è Dio!

37Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. È una reazione comprensibile per gli Undici; hanno visto morire il loro Maestro, lo hanno visto sepolto e chiuso in un sepolcro sigillato. Ora Egli è lì, davanti a loro: come può essere vinta così la morte? È un fatto inaudito. Eppure gli occhi vedono, i sensi percepiscono la sua Presenza, che però può essere quella di uno spirito: da qui la paura! La normale conoscenza dell’essere umano riceve uno scossone mai visto prima.

38Ma egli disse: "Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Gesù pone l’essere umano davanti a domande concrete, che lo aiutano a tirar fuori le sue motivazioni più profonde. Perché avete paura? Era una domanda che altre volte aveva posto loro. È interessante la forma del testo originale greco che si può tradurre letteralmente: a causa di che cosa salgono dubbi nel vostro cuore? È un invito a discernere ciò che provano e a non farsi trascinare da una reazione superficiale; è come se stesse dicendo: c’è un motivo per cui voi non dovete avere paura, né dovete dubitare: Io sono il Signore.

39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". Gesù si offre all’osservazione dei suoi amici. Non c’è niente di più reale dell’esperienza straordinaria che essi hanno fatto in quei giorni. Sì, quel corpo martoriato dai chiodi della crocifissione ne porta ancora i segni, ma essi sono una prova che quella morte che Egli ha subito non è la morte ultima, definitiva. Ce n’è un’altra ben più temibile (cfr Ap20,6.14; 21,8). Egli ha vinto la morte e per farsi riconoscere Gesù dice il nome di Dio, il suo Nome: Io Sono. Ora Egli manifesta la sua identità con i fatti e con le parole in maniera esplicita. È un momento in cui si può solo contemplare e adorare con le stesse parole che ha usato Tommaso: Mio Signore e mio Dio!

40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Il mostrarsi di Gesù-Dio attraverso quei segni è per noi memoria perpetua della sua misericordia: Ostende nobis Domine misericordiam tuam (mostraci Signore la tua misericordia) chiediamo spesso nelle nostre preghiere. Ecco, guardare alle sue piaghe è certezza di aver ricevuto la sua misericordia; per le sue piaghe noi siamo stati guariti (cfr Is 53,5).

41Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: "Avete qui qualche cosa da mangiare?". Il sentimento dei discepoli lo può capire solo chi ha sperimentato la perdita di una persona cara, il marito, un figlio, l’amico del cuore; e dopo questo dolore lo ritrova, lo ha di nuovo con sé, ancora insieme. È una gioia timida che quasi non riesce a emergere sul dolore così forte che si è provato. Per questo Gesù vuole ancora dare una prova: fatemi mangiare! Solo un corpo vivente è in grado di farlo, non un puro spirito.

42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Queste sottolineature del racconto circa le azioni materiali che Gesù compie vogliono evidenziare la realtà del corpo che è coinvolto nella Resurrezione. Dobbiamo tenere presente che quando i Vangeli sono stati scritti e contemporaneamente alla diffusione del messaggio cristiano, altre dottrine venivano tramandate che negavano invece la realtà della risurrezione dei corpi, la bontà della materia ecc. Ma non siamo molto lontani anche da certe credenze anche del nostro contesto attuale.

44Poi disse: "Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi". Gesù Risorto è il Maestro che per almeno tre anni li ha istruiti, ha parlato con loro, ha insegnato in mezzo a loro. Ora egli fa riferimento a quegli insegnamenti e ne offre la luce piena. In particolare quel discorso così oscuro che Gesù faceva e che essi non comprendevano: bisogna che il figlio dell’uomo soffra molto, sia ucciso e risorga. Quella necessità, espressa dal verbo greco dei, non fa della circostanza storica qualcosa a cui Dio è vincolato, come se fosse un destino che piega la stessa volontà divina. Piuttosto è un compiersi del disegno divino di salvezza che guida la storia, passa attraverso di essa e la trasforma. In questo senso possiamo comprendere come l’abominio della croce sia diventato il segno della nostra salvezza.

45Allora aprì loro la mente all`intelligenza delle Scritture e disse: 46"Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno. È un altro dono che Gesù Risorto fa ai suoi discepoli, comprendere il senso pieno della Scrittura, che ha come punto di riferimento la sua persona, il piano di salvezza divino che si è realizzato attraverso di Lui e in Lui. Comprendere le Scritture è dono di Dio, non è frutto di studi elevati; a Nicodemo Gesù aveva detto: Tu che sei maestro in Israele non capisci queste cose? Ora il dono del Risorto fa di semplici uomini illetterati, dottori della scienza divina. Egli è la Chiave di Davide che apre la conoscenza degli uomini; ciò che era stato tolto agli uomini a causa del primo Adamo che aveva cercato di rubare a Dio la conoscenza del bene e del male (cfr Gen 2,16), ora il nuovo Adamo lo offre a tutti abbondantemente e con immenso amore.

47e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. È il contenuto dell’annuncio che essi dovranno portare in tutto il mondo, è la buona notizia, il Vangelo. Nel nome di quel Gesù che Dio ha risuscitato dai morti e che ha costituito Signore e Cristo (cfr At 2,36) è predicata la salvezza, il perdono dei peccati ma non senza prima la conversione. Il perdono ha questa unica condizione, il desiderio di cambiare vita, mentalità, per ritornare a Dio con tutto il cuore. La salvezza che Cristo ci ha donato non è a buon mercato; c’è un passaggio che spetta all’uomo e solo a lui, ma non senza l’aiuto di Dio che gli viene incontro. Ci sembra di sentire l’eco della predicazione paolina in 2Cor 5,20: Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

48Di questo voi siete testimoni. Ai discepoli suoi contemporanei Gesù dice, che per questo annuncio saranno martures (martiri); la testimonianza che essi offriranno al Cristo giungerà effettivamente fino all’effusione del sangue. Ma questo comandamento è per i discepoli di ogni epoca, anche per noi: Gesù è il Signore, in Lui solo c’è salvezza, Egli ci offre il perdono di Dio e quindi l’accesso alla vita eterna.