Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Mar, 28 Nov 17 Lectio Divina - Anno B

Al cuore del tempo di Avvento, tempo di attesa della venuta del Signore nella gloria, celebriamo la festa che ricorda l’inizio della vita di colei che sarebbe diventata “la Madre del Signore” (Lc 1,43). Grazie alla sua disponibilità a obbedire senza indugio alla Parola di Dio, Maria predispone tutto il suo essere affinché possa compiersi nella storia l’incarnazione, l’umanizzazione di Dio in Gesù: e la venuta del Figlio di Dio nella carne è per noi pegno della sua venuta alla fine dei tempi.

Il racconto dell’annunciazione a Maria fa parte della sequenza Lc 1,26-56, che comprende cinque passi: i racconti dell’annunciazione, della visitazione e il canto del Magnificat, racchiusi da un’introduzione e da una conclusione.

Zaccaria ed Elisabetta sono ormai usciti di scena e subentra un nuovo personaggio, in un altro luogo e in un altro momento.

I vv. 26-27, anche se presentano i personaggi e il luogo della scena successiva, non entrano nella figura estremamente regolare del seguito (vv. 28-38), costituiscono un’introduzione a tutta la sequenza. Considerando l’insieme della sequenza, il corrispondente dei vv. 26-27 si trova nell’ultimo versetto (56) che non fa parte del cantico di Maria. Queste due brevi unità fanno da cornice all’intera sequenza.

Il passo comprende un unico periodo organizzato in due brani (26 e 27). Il primo presenta il messaggero, la sua origine e la sua destinazione. Il secondo brano (27) è interamente consacrato alla persona a cui l’angelo è mandato: in primo luogo situa “la vergine” in rapporto a “Giuseppe” suo promesso sposo, infine fa il suo nome. All’inizio e alla fine si trovano i nomi dei protagonisti del racconto propriamente detto dell’annunciazione: “Gabriele” e “Maria”. In posizione simmetrica (26b.27c), viene indicata un’origine: quella di Gabriele e quella di Giuseppe.

La doppia menzione della “vergine” rimanda alla profezia di Is 7,14 (secondo la traduzione dei LXX): “Il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele”.

Le due menzioni d’origine, in posizione simmetrica, sembrano suggerire discretamente la duplice origine di Gesù, insieme figlio di “Dio” (26b) e figlio di “Davide” (27c). Questo sarà confermato nel passo seguente con l’alternanza, questa volta inversa, tra “Davide suo padre” (32b) e “figlio dell’Altissimo” (35c), la cui potenza copre Maria.

L’annunciazione
Il passo comprende cinque parti organizzate in modo concentrico. La prima parte (28-29) è formata da due segmenti paralleli: l’Angelo che “entrando da lei” la saluta (28) e la reazione di Maria (29). Nell’ultima parte (38), la risposta di Maria, e l’Angelo che “partì da lei”. Alle parole dell’Angelo: “il Signore è con te” (28b) corrisponde: “ecco la serva del Signore” pronunciato da Maria al v. 38b. La parola, che turba Maria in 29a, diventa il desiderio che la Vergine arde di vedere realizzato in lei al v. 38c.
La seconda e penultima parte (30-33 e 35-37) sono i due annunci dell’angelo introdotti da una frase di racconto simile (30a e 37). Si corrispondono a specchio: agli estremi (30b e 37) due dichiarazioni che cominciano con una negazione e terminano con la stessa espressione “presso Dio”; in 31 e 36, l’annuncio di due “concepimenti”, introdotti dallo stesso “ed ecco”; in 32b-33 e in 35bc, l’azione di Dio a favore di Gesù con un triplice annuncio della sua origine davidica e a favore di Maria con un duplice annuncio dell’origine divina del suo figlio; le due parti sono focalizzate su due segmenti paralleli (32a e 35d) in cui viene proclamata l’identità di Gesù, con i due aggettivi, “grande” e “santo”, e con i due nomi di filiazione.
Al centro del passo, la domanda di Maria (34bc); le due proposizioni oppongono ciò che è annunciato, “questo”, e la situazione presente di Maria che “non conosce uomo”.

Il genere letterario e alcune espressioni rimandano a diversi racconti di annunciazione dell’AT. “Il Signore è con te” (Lc 1,28) sono le prime parole dell’angelo del Signore apparso a Gedeone (Gdc 6,11-24); l’angelo del Signore apparve alla moglie di Manoach e gli disse: “Ecco concepirai e partorirai un figlio” (Gdc 13, 3.7; Lc 1,31); tuttavia si deve notare che in Luca non viene detto che l’angelo apparve a Maria (lett. “fu visto”); ella sente solo le sue parole.

Le ultime parole dell’angelo (37) richiamano quelle che il Signore rivolse ad Abramo, quando gli annunciò alle querce di Mamre la nascita di Isacco: “Perché Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia? C’è forse qualche cosa impossibile per il Signore?” (Gen 18,13-14).

Il v. 33 richiama le parole che il profeta Natan rivolse da parte di Dio a Davide, riguardo al suo successore immediato, colui che costruirà il tempio: “io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere, e renderò stabile il tuo regno” (2Sam 7,12). Di Salomone, il Signore dice: “Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio” (2Sam 7,14; Lc 1,32.35c). Riguardo alla perennità della dinastia davidica, Natan aggiunge: “La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me e il tuo trono sarà reso stabile per sempre” (2Sam 7,16).

La tradizione più antica ha visto nella scena dell’annunciazione un riferimento al racconto della colpa originale e in Maria l’antitipo di Eva. Anche se non si può trovare nell’annunciazione alcun riferimento esplicito, per mezzo di una citazione letterale, a Gen 2-3, le due scene si corrispondono. Le due donne ascoltano la voce di un essere non umano; nel primo caso si tratta del serpente che inganna la donna promettendo che “diventeranno come Dio” se disubbidiranno al comando di Dio (Gen 3,5); nel secondo caso si tratta dell’angelo che propone a Maria di dare la luce a un figlio che sarà “figlio di Dio”. Eva disubbidisce al comando di Dio e ne scaturisce la morte; Maria ubbidisce alla parola di Dio e ne scaturirà la vita eterna: il regno di suo figlio “non avrà fine” (1,33).

Maria è figura di tutto il popolo dell’antica alleanza ormai gravido della grazia del Signore, fatto capace di generare il Messia promesso. L’annuncio del profeta Sofonia: “Rallegrati, figlia di Sion … il Signore è nel tuo grembo” (Sof 3,14.17) si compie nell’annuncio dell’angelo a Maria: “Rallegrati, donna trasformata dalla grazia, il Signore è con te”. Questo saluto fa della vergine di Nazaret il segno di una realtà più ampia della sua persona: venuta alla luce nel contesto dei “poveri del Signore”, dell’umile “resto di Israele” che confidava solo nel Signore (cfr Sof 3,12-13), grazie alla sua fede Maria diviene la manifestazione personale del popolo d’Israele, quella figlia di Sion che attendeva nelle sofferenze della storia il parto della sua speranza e della sua liberazione.

Dinanzi a ciò che le succede, Maria si pone delle domande, ma non dubita. Un saluto così sorprendente non manca di turbarla (29a) ed ella si chiede che cosa mai stia accadendo (29b). Di fronte a un annuncio così sbalorditivo (30-33), non può fare a meno di porre una domanda: “Come sarà questo?” (34). Chiede spiegazioni ma, al contrario di Zaccaria (1,18), non esige una prova. L’annuncio della gravidanza dell’anziana parente sterile (36) non è un segno per lei. Infatti non aspetta di constatarne la verità per essere sicura che sia vero e dare il suo consenso (38). Sa che Dio ha il potere di fare ciò che dice (38c), crede insieme ai due annunci che le sono fatti, perché “nulla è impossibile presso Dio” (37). In quanto “serva” fedele, si abbandona con fiducia a ciò che le capita (38ab), sapendo di non avere nulla da “temere” (30b) perché “il Signore è con lei” (28b).

La potenza dell’Altissimo la copre con la sua ombra (35c) e il figlio che porterà nel grembo sarà “grande” (32a) e “santo” (35d) come solo Dio è santo e grande. Gesù sarà veramente figlio suo (31); per mezzo di Giuseppe sarà della stirpe di Davide (32b); e contemporaneamente sarà chiamato “figlio di Dio” (35d), “figlio dell’Altissimo” (32a). Il nascituro avrà nello stesso tempo una vera origine umana (31) e un’autentica origine divina (35). Con lui il regno eterno del Dio del cielo giungerà sulla terra. In lui, secondo la profezia di Isaia, il Signore sarà “Emmanuele”, Dio con noi.

L’annunciazione a Maria somiglia molto a tutti i racconti dello stesso genere letterario che riferiscono l’intervento di un essere celeste promettendo la nascita di un figlio. Questo secondo racconto di Luca è parallelo al primo, in cui lo stesso angelo appare a Zaccaria per annunciargli la nascita di Giovanni. Tuttavia le nascite miracolose di Giovanni, di Isacco, di Sansone, di Samuele sono tutte dovute a un intervento di Dio che pone fine alla sterilità della madre; lo stesso si era ripetuto per tutte le madri di Israele. Per Maria invece si tratta di nascita verginale, nei termini della profezia di Is 7,14. La differenza è notevole: è l’unica volta in tutta la Bibbia in cui una vergine concepisce per opera dello “Spirito santo”, “potenza dell’Altissimo” (35). Trova così una sua espressione narrativa l’affermazione della figliolanza divina di Gesù, della sua divinità, ribadita con modi diversi in tanti altri luoghi del Nuovo Testamento.

Il brano evangelico odierno, oltre a narrare l’annuncio della nascita del Messia Gesù rivolto a Maria, è anche il racconto della vocazione di Maria. Ciò a cui questa ragazza di un’oscura borgata della Galilea è chiamata è semplicemente impossibile a lei che è vergine e non ha relazioni con un uomo. Nella sua vicenda, ella è il segno manifesto e, insieme, paradossale del fatto che la chiamata di Dio esige la disponibilità ad aprirsi alla novità inaudita operata dalla potenza del suo Spirito; richiede la fiducia nel Dio cui “nulla è impossibile” (cfr Gen 18,14). Dopo il suo iniziale turbamento, Maria non teme di offrire a Dio la propria povertà e la propria piccolezza, pronunciando le straordinarie parole che fanno di lei la madre dei credenti: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola”. La Parola viva ed efficace (cfr Eb 4,12), compie prontamente ciò che annuncia; ha solo bisogno di un destinatario che le obbedisca puntualmente, lasciandosi trasformate da essa in una nuova creatura. Proprio in questo consiste la grandezza di Maria: ella accoglie risolutamente l’alleanza che Dio le offre e si dichiara pronta a rispondere con tutta la vita alla volontà del suo Signore.

Quale che sia la vocazione di ciascuno di noi, giunge per tutti l’ora dello sgomento, l’ora in cui la sequela sembra impossibile. Ciò che è accaduto in Maria ha valore paradigmatico per i credenti di ogni latitudine e di ogni tempo: “Non temere, il Signore è con te”, sono le promesse che Maria si è sentita rivolgere e sono le parole in cui può dimorare il credente nella sua personale fatica di perseverare nella vocazione. Ciò che infatti è fondamentale è celebrare la grazia di Dio rivelatasi definitivamente in Gesù Cristo e narrare la sua fedeltà, capace di sostenere anche la nostra.

Ogni cristiano è chiamato a generare in sé Cristo per opera dello Spirito santo, a essere “dimora di Cristo” (cfr 2Cor 13,5), “tempio dello Spirito” (1Cor 6,19). Come Dio si è fatto carne in Maria, così deve diventare presenza in noi: noi portiamo la nostra carne, il nostro essere a Dio affinché diventi la sua abitazione, e così possa essere benedizione per tutti gli uomini.