Maria Santissima Madre di Dio

Maria Santissima Madre di Dio

Mer, 20 Dic 17 Lectio Divina - Anno B

La solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio si colloca nell'Ottava di Natale e la Liturgia la ricollega anche alla circoncisione del bambino Gesù, che avveniva secondo la Legge otto giorni dopo la nascita. Questa solennità è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale. Originariamente la festa rimpiazzava l'uso pagano delle "strenae" (strenne), i cui riti contrastavano con la santità delle celebrazioni cristiane.

Sappiamo che il titolo di Madre di Dio, spontaneamente attribuito a Maria dalla pietà popolare già nei primissimi secoli del cristianesimo, fu oggetto di numerose controversie da parte di alcuni esponenti della Chiesa, in particolare il monaco Nestorio; infatti, si temeva che potesse essere messa in discussione la divinità del Cristo se Gli si doveva attribuire una Madre. La discussione di tale questione portò al Concilio di Efeso nel 431, dove venne affermata sia la compresenza in Cristo della duplice natura divina e umana, senza confusione e senza separazione, sia il dogma di Maria Madre di Dio. È noto il tripudio che questo dogma suscitò nel popolo dei fedeli; il sentimento di profonda devozione che la persona di Maria Vergine ha sempre suscitato nei cristiani è fondato sia nell'affidamento di tutta l'umanità che Gesù le fece sulla croce, (cfr Gv19,26) quando venne "donata" agli uomini per farli sentire più vicini a Lui, sia nel ruolo che Ella ebbe nella prima comunità post pasquale. Soprattutto dopo l'ascensione di Gesù, Maria rimase il punto di riferimento per la comunità dei credenti appena sorta, preservandone l'unità di fronte alle nuove sfide e alle potenziali discordie che caratterizzarono la primissima era cristiana. Colei che ebbe speranza contro ogni speranza, che sola credette nella vita quando la morte aveva abbracciato anche il Figlio di Dio, fu sempre riconosciuta dagli uomini come «Madre della misericordia», «Speranza dei disperati», «Regina dei miseri», la «Mediatrice di tutte le grazie», il «Refugium peccatorum» vivente. San Bernardo afferma che «[...] ella apre l'abisso della misericordia di Dio a chi vuole, quando vuole e come vuole; così che non vi è peccatore, per quanto iniquo sia, il quale si perda, se Maria lo protegge.». (San Bernardo di Chiaravalle, De laudibus Virginis Matris).  A queste parole fanno eco quelle del divino poeta, che nel XXX canto del Paradiso dice di Lei:
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali.

Il 1 Gennaio è anche la giornata della Pace; affidiamo alla Ss.ma Madre di Dio, alla madre del Principe della pace, il nostro mondo, affinché Lei ancora una volta si faccia mediatrice presso suo Figlio di questo dono preziosissimo che può esserci donato solo dall'alto.

Il Vangelo di questa Solennità ci invita a puntare il nostro sguardo sulla giovane coppia di Maria e Giuseppe che, giunta a Betlemme per il censimento, deve far fronte al parto di Maria in una condizione disagiata, non avendo trovato un posto dove potersi sistemare (perché l'albergo era al completo oppure perché la coppia non aveva di che pagare l'alloggio). Il termine greco per indicare l'albergo è lo stesso che viene utilizzato da Luca per indicare la sala dell'ultima cena (cfr Lc 22,11). La vita terrena di Cristo inizia e termina in uno stesso luogo: prima Egli si offre agli uomini venendo in mezzo ad essi come uno di loro e alla fine si offre per gli uomini, offre la propria vita al Padre; quel piccolo corpo che viene deposto ora in una mangiatoia, verrà, consegnato per ogni uomo, deposto in un sepolcro per risorgere dopo tre giorni. E sono sempre le materne mani di Maria che faranno questi gesti. “Lo depose in una mangiatoia”, ci dice qualche versetto prima l'evangelista Luca; possiamo presumere che i due sposi abbiano trovato un riparo di fortuna fuori della zona abitata o in qualche locale che si trovava al piano inferiore degli allora cosiddetti alberghi, che prendevano il nome di caravanserragli. Erano le stanze dove si ponevano sia gli animali che le provviste. E così il Figlio di Dio deve nascere in un luogo che nessun genitore desidererebbe per il proprio figlio, nell'anonimato più assoluto e nella dimenticanza di tutti; magari qualcuno di buon cuore poteva cedere la propria stanza a una donna in gravidanza avanzata. Ma così non fu; sin dall'inizio della sua venuta nel mondo Dio dimostrava la sua solidarietà con i più poveri, i meno fortunati, gli ultimi. Ma un tale evento non poteva rimanere nel silenzio per tutti. Una schiera di angeli dell'esercito celeste era apparsa a un gruppo di pastori per annunciare l'evento come dono di Dio.
I pastori non erano la migliore delle categorie nella società del tempo; erano considerati degli impuri perché vivevano con gli animali di cui si occupavano. Ad essi era vietato anche entrare in città, per questo erano nella stessa zona dove si trovava il luogo in cui nacque Gesù. Ad essi viene rivolto l'annuncio angelico, per essi è il messaggio che “è nato il Salvatore”; è un annuncio di pace agli uomini che Dio ama: dunque quegli uomini, disprezzati dagli altri, sono gli amati da Dio. Chiunque vive una condizione di emarginato può sentire rivolto a se stesso quel messaggio.

v.16. Il cuore semplice e senza pretese di quei pastori ha subito accolto con gioia la notizia e di fretta, senza indugio si muovono per andare a vedere questo segno, e trovano esattamente come aveva detto loro l'angelo. Spesso i segni che Dio dà sono molto semplici, proprio come lo era quel bambino che i pastori videro, ma dietro quella semplicità c'è tutta l'onnipotenza del Creatore. È la verità che c'è nelle parole divine che ci riempie il cuore di gioia, è il fatto di aver udito la sua Parola per noi che rinvigorisce le nostre forze, spesso fiaccate dai dolori e dagli affanni della vita...e ciò che vediamo, per quanto semplice, si mostra in tutta la sua verità.

v.17. Nello stupore di costatare con gli occhi ciò che già era stato detto loro, riferiscono, come bambini, la visione avuta. Forse cercano anch'essi di capire se era stato un sogno, forse l'effetto di troppo vino o chissà? Non sarà stato facile dire di aver veduto una schiera di angeli, di aver ricevuto un annuncio di salvezza; erano pur sempre dei poveri pastori, chi avrebbe dato loro credito? Ma la grandezza di ciò che è accaduto loro non può essere taciuta, deve essere divulgata, che importa la derisione?  Eppure il Signore sceglie sempre i meno credibili agli occhi umani per mostrare i suoi misteri; anche la Risurrezione avrà come messaggere delle donne, che non erano considerate dei testi affidabili.
Tutta la notizia che essi ricevono si riferisce a un bambino: i pastori sono i primi a credere che quel bambino è il Salvatore di tutto il popolo.

v.18. Il racconto dei pastori suscita meraviglia in quanti lo ascoltano; quando Dio opera, la grandezza di ciò che compie supera anche l'affidabilità di chi la annuncia, anzi è proprio la pochezza del messaggero che lascia risplendere la magnificenza dell'opera divina. Dirà il Signore a Paolo: “La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza” (cfr 2Cor 12,9); è la logica di Dio cui l'uomo deve semplicemente sottostare.

v.19. Ma c'è una persona che osserva e vive tutto ciò ad un livello unico e personalissimo: è la madre di quel bambino. A Lei per prima era giunto l'annuncio che il figlio che avrebbe avuto miracolosamente, non secondo le consuete leggi naturali, sarebbe stato il Salvatore atteso. Aveva vissuto quell'evento straordinario riponendo ogni fiducia in Dio, per superare ostacoli umanamente insormontabili. Si trovava a custodire questo figlio così prezioso e a non poter offrirgli per i suoi primi momenti di vita che una povera stalla e dei pastori come visitatori. Quanta fede aveva questa giovane donna e quanta capacità di lasciar spazio a Dio nella sua vita! Secondo il testo del Vangelo Ella mantiene un atteggiamento profondo; certo non avrà taciuto, avrà detto parole di cortesia a chi veniva a trovare suo figlio, ma il significato di tutto ciò che accadeva riguardo a quel bambino lo faceva riecheggiare nel suo cuore purissimo e in fondo lo cercava anche lei, perché Maria è stata creatura come noi, non aveva la verità in tasca, nonostante sapesse chi era suo Figlio.

v.20. I pastori ritornano alla loro attività, alla loro vita, con la bocca piena delle lodi del Signore. Quando l'uomo fa esperienza di Dio, la normale reazione è di magnificarLo, di dire: Signore, quanto sei grande! Di riconoscere la verità di quanto Egli annuncia. Anche i pastori provano la stessa cosa. Chissà cosa sarà cambiato nella vita di quei pastori dopo aver visto quella scena familiare così umile. Forse, niente! Era povera gente, ignorante e preoccupata di cavarsela giorno per giorno. Eppure nel loro cuore era stato gettato un seme di speranza per quella salvezza ormai giunta, un seme che da allora ha fecondato tutta l'umanità fino a oggi.

v.21. Inizia per Maria e Giuseppe la vita di genitori, chiamati a crescere e educare questo figlio secondo la Legge di Mosè. La circoncisione era il rito dell'aggregazione al popolo di Israele e simbolo dell'alleanza stipulata da Dio con Abramo e i suoi discendenti; con la circoncisione Gesù diventa suddito della Legge; essa fa parte della kenosis del Verbo, fattosi uomo ordinario, comune. Sebbene, Egli si porrà come compimento di quella stessa Legge, la cui finalità era l'amore a Dio e al prossimo. Come compimento di quella Legge dell'amore, Gesù amerà i suoi sino alla fine, sino al dono di sé. Nel sangue che egli, ancora neonato, versa per divenire servo della Legge, possiamo già intravedere quel sangue che sarà donato come servizio supremo a tutta l'umanità, per salvarla. Il nome che Gli viene dato, secondo quanto era stato annunciato ad entrambi i suoi genitori (cfr Mt1,21; Lc1,31) sta a significare il senso di tutta la sua vita terrena: Egli è Colui che salverà il suo popolo dai suoi peccati.