Sacratissimo Cuore di Gesù

Sacratissimo Cuore di Gesù

Sab, 13 Giu 20 Lectio Divina - Anno A

v.25 In quel tempo Gesù disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Questa preghiera di Gesù al suo Abbà ci fa penetrare nell’intimo del suo cuore e ci istruisce sui suoi sentimenti profondi. La lode gli sgorga spontanea davanti alla libera rivelazione che il Padre fa dei misteri del Regno ,non a coloro che credono di sapere tutto o di poter dominare sugli altri per la loro cultura e potenza, ma ai piccoli, con cui Egli si identifica.
Il mistero nascosto di Dio non è accessibile se non a chi riconosce la totale gratuità del dono di essere inseriti nel Suo progetto d’amore.

v.26 Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. È piena convinzione di Gesù, ribadita con la sua affermazione, che ciò che il Padre decide esprime il suo essere sempre proteso a volere il bene delle sue creature.

v.27 Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Gesù per primo riconosce che tutto ciò che possiede gli viene dal Padre; la sua più grande ricchezza consiste proprio nella reciprocità di conoscenza tra Loro. Per questo, soltanto Gesù ci introduce al Padre e soltanto Lui, liberamente, può rivelarLo a chi vuole.

v.28 Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Gesù fa suo l’invito della Sapienza (cf. Siracide 51, 22-27) ad andare a Lui; si propone come la vera Sapienza, ormai svelata e accessibile in particolare a coloro che sono affaticati e insostenibilmente gravati; essi scoprono che Dio stesso si offre a loro come riparo, come “casa” in cui possono trovare il ristoro dell’amore.

v.29 Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero”. Troviamo in questo versetto il centro del mistero che celebriamo. Gesù ci sollecita a prendere il suo giogo e si presenta come Maestro, dandoci appunto il suo Cuore come punto di riferimento.

Proponendosi come “mite ed umile” non soltanto si pone sulla linea degli anawim dell’Antico Testamento, sottomessi a Dio e che tutto attendono da Lui; ma aggiunge la piena libertà, il suo assenso cordiale a questa via in cui Dio l’accompagna.

Gesù “mite (praüs) ed umile (tapeinòs)”

Le due parole greche utilizzate da Matteo sono praüs (mite) e tapeinòs (umile): 
praüs etimologicamente, detto di persone, significa: mite, soave, gentile, dolce, benevolo. È sinonimo di affabile, alla mano; indica una delle qualità che si richiedono in un amico. 
Soltanto Matteo usa praüs come predicato che Gesù stesso si attribuisce. È un discorso rivelatorio in cui Gesù ci fa comprendere che la sua missione in questa terra si compie in umiltà e debolezza; la sua vita non si svolge nell’alterigia, dipende in tutto e per tutto da Dio.
Ma proprio per questo egli può pronunciare il suo appello autorevole (verbi all’imperativo) e assicurare il compimento della sua promessa (cf. anche Mt 21,5 in cui Gesù che si presenta come mansueto e pacifico, re salvatore e principe di pace). Anche nelle Beatitudini (Mt 5,5) appaiono i pràeis, cioè coloro che, stando sottomessi e umili, non seguono la propria volontà, ma quella grande e benigna di Dio.

Tapeinòs si può tradurre: basso, scarso, insignificante, debole, povero, misero. I LXX traducono con tapeinos l’ebraico anawim, che significa essere piegato dal bisogno e dalla malattia (misero) o dalla povertà e dalla penuria (povero).
In Israele e nel giudaismo postesilico il termine anawim ha un senso positivo, in quanto con esso si esprime la giusta collocazione dell’uomo nei confronti di Dio; questo è il senso che ritroviamo nel Vangelo di Matteo.
Gesù è tapeinos per scelta: non soltanto rispetto a Dio (infatti è sempre e totalmente rivolto al Padre), ma anche rispetto agli uomini (si fa nostro servitore e soccorritore). Egli si intrattiene in compagnia dei peccatori e dei disprezzati, ponendosi in questo modo come modello per tutti noi, suoi discepoli.