Salmo 1

Salmo 1

Lun, 17 Lug 17 Lectio Divina - Salmi

Il salmo 1, essendo il primo, è quello che dà il tono a tutto il salterio. Ci fa sentire quale sia l'atmosfera in cui muoversi quando si pregano i salmi. È anche una riflessione su che cosa voglia dire essere "giusto" e "malvagio". Ha un carattere sapienziale e si annuncia come beatitudine. Beatitudine significa dar significato alla vita, conferire parte maggiore possibile alla felicità. La preghiera può essere fonte di felicità, quindi dobbiamo varcare con ottimismo questa soglia del libro dei salmi.

v.1:
S’incomincia a dire che cosa il giusto non fa: "Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi, non resta nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli arroganti". L'impostazione della prima parte del salmo è come una scelta tra il bene e il male, concretamente tra i cattivi e il bene. Infatti, la malvagità esiste tra gruppi umani che la praticano: empi, peccatori, cinici. L'autore non presenta qui qualche peccato specifico, ma alcune forme di vita, atteggiamenti da spregiudicati, cinici. L'empietà è una via e un consesso, come qualcosa che si progetta e si esegue. Il giusto deve tenersi lontano da questi progetti, non camminare, cioè non vivere nel consiglio degli empi, perché camminare è un modo ebraico per dire "vivere". Il giusto non resta, non si ferma sulla strada, cioè sul modo di vivere dei peccatori e non siede in mezzo all'assemblea degli arroganti, cioè dei superbi, coloro che non solo stanno lontano da Dio, ma si ergono anche contro Dio. C'è l'idea di progressione in questo determinato modo di vivere degli empi. Il giusto non ha nulla a che vedere con i malvagi, perché non si ferma, non indugia nella loro via. Qui c'è l'idea di non coinvolgimento: non vive, non si ferma, non mette radici. La scelta della via del male non è come scegliere una libera passeggiata dalla quale si può sempre ritornare indietro: se si prende il cammino del male vi si rimane dentro senza poterne uscire facilmente. "(Il giusto) conduce una vita diversa da quella degli altri e del tutto diverse sono le sue strade" (Sap 2,15).

v. 2:
"Ma nella legge del Signore trova la sua gioia, la sua legge medita giorno e notte". Il giusto deve avere tutto il suo compiacimento nella legge del Signore e meditarla giorno e notte. La legge del Signore o Torà è la volontà di Dio fatta parola: (il sostantivo ebraico proviene da un verbo che significa "mirare il bersaglio, dare direttive, istruzioni"). La legge del Signore, il suo insegnamento sono i cardini della vita del giusto, il quale consuma tutta la sua esistenza "giorno e notte" nella legge del Signore, sapendo e, di fatto sperimentando, che quello è il luogo della sua felicità; il suo compiacimento è lì. Ma il compiacimento sta a indicare dove quell'uomo abbia messo il suo "tesoro", perché lì c'è il suo cuore. Il tesoro del giusto è la legge del Signore.

È importante quel verbo "meditare", perché l'orante non si accontenta di eseguire ciecamente degli ordini, ma desidera conoscere il senso e la portata della volontà di Dio. Questo è un compito richiesto all'uomo come risposta alla rivelazione divina. Non basta soltanto ascoltare, occorre assimilare, masticare e digerire la Parola di Dio. Con la meditazione uno fa sua la legge del Signore. "Differente è il caso di chi si applica e medita la legge dell'Altissimo. Egli indaga la sapienza di tutti gli antichi, si dedica allo studio delle profezie" (Sir 39, 1).

v. 3:
"È come albero piantato lungo corsi d'acqua, che dà frutto a suo tempo: le sue foglie non appassiscono e tutto quello che fa, riesce bene". Questo versetto spiega perché la meditazione della legge del Signore rende la vita dei giusti feconda. Il salmista lo esprime con un paragone tolto dalla vita degli alberi e dice che il giusto è come un albero fertile e che non marcisce mai. L'esistenza del giusto dona cose belle perché chi si radica nel Signore entra definitivamente nella vita ed è come un albero sempre carico di frutti. Tutto dipende da dove si trovano le radici. Le radici affondano nelle acque, cioè nella sorgente della vita. Tutto ciò significa che l'uomo, in realtà, esiste e vive per quello che di lui non si vede; è come un albero di cui si vedono il tronco, i rami, le foglie, i fiori e i frutti.

Ma ciò che fa vivere l'albero sono le radici: è l'invisibile che gli dà vita. Ciò che ci dà vita è ciò su cui riposa il nostro cuore. Il nostro cuore è il nostro intimo, là dove si gioca la vera relazione con Dio. La Torà scorre attraverso l'alveo scritto del libro sacro. Se uno si mantiene a contatto con essa e affonda in essa le sue radici per mezzo della meditazione, ne assorbirà la linfa vitale; allora la sua vita sarà feconda. Il re d'Israele doveva avere una copia della Legge e leggerla ogni giorno: "Quando s’insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge secondo l'esemplare dei sacerdoti leviti. La terrà presso di sé e la leggerà lutti i giorni della sua vita" (Dt 17,18-19). A Giosuè, successore di Mosè, è stato dato quest'ordine: "Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa Legge, ma meditalo ogni giorno e notte ... Così prospereranno le tue imprese e avrai successo" (Gs 1, 8).

 v. 4 – 5:
"Non così, non così i malvagi, ma come pula che il vento disperde; perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio né i peccatori nell'assemblea dei giusti". Il salmista usa un'immagine agricola, quando il contadino batteva il grano con una specie di mazza e poi lo agitava buttandolo in alto: la pula che è leggera, veniva portata via dal vento, mentre il grano che è più pesante cadeva a terra e poi veniva raccolto nei granai. Il malvagio è la raffigurazione di ciò che è inconsistente; non è soltanto un po’ di paglia, ma paglia che viene dispersa. Il male ha un'apparenza di consistenza e di pesantezza perché può anche uccidere, ma non è così secondo la parola di Dio. La forza del male davanti a quella di Dio si rivela un nulla. Non solo non serve a nulla, ma è ormai in fase di giudizio: può soltanto andare in rovina. Mentre il giusto fa parte di un gruppo che sta in piedi, tranquillo, davanti al giudice, il malvagio è caduto per terra e non si rialza perché non può resistere e il giudizio mostra tutta la sua inconsistenza. Il Signore si occupa dei giusti, mentre gli empi "pone in luoghi scivolosi" (Sal 73, 18).

v. 6:
"Poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti, mentre la via dei malvagi va in rovina". Il soggetto del v 6a è il Signore (conosce la via del giusto, veglia su di lui, lo ama, se ne prende cura), quello del v 6b è la "via dei malvagi". È essa che va in rovina, ma va in rovina da sola, non è Dio che la distrugge, perché il male ha in sé una radice di autodistruzione.

Verso la meditazione, l'orazione personale e il discernimento
Questo salmo ci mette davanti alle nostre scelte fondamentali, alla necessità di rinnovare le nostre promesse battesimali, gli impegni della nostra vita cristiana e religiosa, alla rinuncia ad essere "pula" e all'accettazione di essere "albero" sempre verde. È una rinuncia ai criteri del male e all'accettare quelli di Dio. "Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male" (Dt 30, 15). Anche noi attraverso la nostra storia personale di grazia, facendo memoria della morte e della risurrezione del Signore da cui veniamo, abbiamo la possibilità di vivere oggi il nostro battesimo portandolo fino alle estreme conseguenze. L’unica scelta sensata della nostra vita è la scelta del Signore. I rabbini e gli ebrei prendevano immagini dall'Antico Testamento e le applicavano alla Legge. Là dove essi dicono Torà, noi possiamo dire Gesù, il quale ha detto: "Io sono la via" (Gv 14, 6). La legge del Signore, la volontà di Dio fatta parola, ora è il Cristo tra noi con il suo insegnamento e con la sua vita.

Pregare anche con Ef 4, 17 - 32 e 5, 1-2; Col 3, 12 - 17:

"Rivestitevi dunque, come amati di Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza... Al di sopra di lutto vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione ".

Negli Esercizi spirituali dobbiamo imparare a camminare e ad allenarci perché, una volta terminati, possiamo essere in grado di muoverci più speditamente dietro al Signore Gesù che ci chiama a seguirlo. La lettura di questo Salmo 1 ci aiuta a concretizzare la nostra vita nel rapporto con Dio. È un testo che diventa un gesto di professione di fede, d’impegno di fedeltà a quella scelta di vita cui Dio ci ha chiamati.

 

1Beato l'uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,

non resta nella via dei peccatori

e non siede in compagnia degli arroganti,

2ma nella legge del Signore trova la sua gioia,

la sua legge medita giorno e notte.

3È come albero piantato lungo corsi d'acqua,

che dà frutto a suo tempo:

le sue foglie non appassiscono

e tutto quello che fa, riesce bene.

4Non così, non così i malvagi,

ma come pula che il vento disperde;

5perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio

né i peccatori nell'assemblea dei giusti,

6poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,

mentre la via dei malvagi va in rovina.