Salmo 35

Salmo 35

Lun, 15 Gen 18 Lectio Divina - Salmi

Questo salmo è un grande lamento “imprecatorio”, come i Salmi 22; 55; 59; 70; 109. Protagonista del salmo di lamentazione è con tutta probabilità un innocente che, trascinato in tribunale dai nemici (prima amici!) per colpe immaginarie, chiede l’intervento “giudiziario” di Jahwèh che smascheri la nequizia dei nemici e falsi testimoni, facendo ricadere sul loro capo il male da loro tramato. Che questo “innocente” sia lo stesso Davide perseguitato da Saul e abbandonato dai cortigiani, una volta suoi amici, non è dato sapere con certezza a causa del linguaggio troppo generico del salmo.
Il salmo ha dell’originale per la plasticità dell’immagini, l’intensità delle espressioni, per la sincerità e sdegno a causa dell’amara esperienza del tradimento degli amici. Sono presenti i tre personaggi del classico triangolo delle “Suppliche”: tu (= Dio), io (= l’orante), essi (= i nemici).

Genere letterario: lamentazione individuale.

Divisione: invocazione introduttiva (vv. 1-3); corpo del testo (vv. 4-27); conclusione (v. 28).

vv.1-3: Il salmo è introdotto, come spesso nelle lamentazioni, da un pressante appello al salvifico intervento del Signore visto non tanto nella sua qualità di giudice, quanto piuttosto in quella del guerriero che, armato di tutto punto, sa affrontare il nemico in campo aperto.

vv.4-27: Il corpo del salmo si presenta come una composizione unitaria, ma per nulla ordinata: i vari motivi caratteristici della lamentazione che in esso figurano s’intrecciano fra loro in modo confuso, anche se non privo di efficacia. Abbiamo prima una preghiera di imprecazione contro i nemici (vv. 4-8) conclusa con una promessa di esultanza per la salvezza che l’orante è certo di conseguire (vv. 9-10); viene quindi quella che, con espressione tecnica, è chiamata la presentazione del caso: l’accusa e gli insulti dei falsi testimoni ex-amici dell’accusato (vv. 11-16); abbiamo poi una nuova invocazione del divino intervento con una nuova promessa di lode e un’esplicita accusa contro i nemici (vv. 17-21); infine la perorazione finale che raccoglie (e ripete) tutti i motivi già ricorrenti (vv. 17-27).
v.5: “Siamo come pula al vento e l’angelo del Signore li incalzi”: l’immagine della “pula” ricorre più volte nell’A.T. (cf. Is 17,13; Gb 21,18; Sal 35,5). “L’angelo del Signore” è lo stesso Jahwèh nella sua veste di prode guerriero, protettore e difensore del suo popolo (cf. Es 14,19; 23,20).
v.7: “...mi hanno teso una rete, … scavato una fossa”: il duplice motivo si trova anche nel passo imprecatorio di Geremia: “... poiché hanno scavato una fossa per catturarmi e hanno teso lacci ai miei piedi” (Gr 18,22).
v.10: “Tutte le mie ossa”: c’è qui forse un oscuro accenno alla guarigione di una malattia, oppure si tratta di un’immagine poetica per esprimere la totalità dell’uomo visto nelle singole membra
v.12: “Mi rendevano male per bene”: il tema dell’umana ingratitudine, che ricorre più volte nella Bibbia (cf. Gn 44,4; 1Sam 25,21; Gr 18,20, ecc.), si trova negli stessi termini nel Sal 109,5.
v.18: “Ti loderò nella grande assemblea”: sono coloro che prendono parte all’assemblea celebrativa del “nome” di Jahwèh; essi sono i veri appartenenti alla grande comunità d’Israele, il popolo eletto (cf. Sal 34,18). La lettera agli Ebrei cita questo passo applicandolo alla comunità cristiana scaturita dalle sofferenze di Cristo (Eb 2,12). 
v.19: “…non strizzi l’occhio…”: è uno dei tipici atteggiamenti dell’animo perverso, secondo Pv 6,13. – “Chi mi odia senza motivo”: l’odio gratuito dei nemici è una “scrittura” profetica che, secondo anche Gv 15,24, si avverrò nella vita di Gesù.
v.20: “Poiché essi non parlano di pace”: i nemici del salmista nutrono sentimenti bellicosi e perciò avversano coloro che, come il salmista, intendono vivere quieti e tranquilli nell’ordine (= pace) da Dio istituito e garantito nella sua “terra”.
v.22: “Signore, tu hai visto, non tacere”: forse abbiamo qui una formula di testimonianza in uso nei processi. Di fronte alla falsa testimonianza dei nemici, il salmista fa ricorso al supremo infallibile “testimone” che è Jahwèh.
v.27: “Esulti e gioisca chi ama il mio diritto”: la parola “diritto” ha qui il senso di “giustificazione” (cioè dichiarazione di innocenza) da parte di Dio, che “vuole la pace del suo servo”, ossia la tranquillità oltre che il benessere o felicità per la “compiacenza” divina verso i suoi servi (cf. Sal 18,20; 22,9; 2Sam 15,26).

v.28: Nella conclusione del salmo risuonano motivi tipici del genere innico (cf. Sal 22,32). Si magnifica il Signore, si celebra la sua giustizia e si canta lodi a lui, perché egli è donatore di pace, al contrario dei suoi nemici che non la desideravano né per lui né per gli altri. Questa è la grandezza del Signore che annulla i nemici (cf. Sal 40,17; 70,5).

Riflessioni per una revisione di vita:
Quali sono le mie “lamentazioni” che io faccio al Signore?
Come mi comporto nei confronti di quelli che mi fanno del male? Reagisco con pazienza, mettendo tutta la mia fiducia solo nel Signore?