Salmo 40

Salmo 40

Mer, 17 Gen 18 Lectio Divina - Salmi

Nel presente salmo sono ben visibili due situazioni che difficilmente possono ridursi a unità: nella prima (vv. 2-12) vediamo un individuo che, salvato da un mortale pericolo (v. 3), intona a Dio davanti ad un folto pubblico il suo “canto nuovo”, l’inno di ringraziamento; nell’altra (vv. 13-18) invece troviamo lo stesso che, sotto la pressione di nemici mortali, lancia a Dio il suo grido d’implorazione. Sebbene queste due situazioni si trovino combinate in altri salmi (cf. Sal 9/10) come due momenti (preghiera ed esaudimento, oppure ringraziamento presente e ricordo del passato), qui l’ipotesi unitaria (ricordo dei benefici passati e presente implorazione) incontra serie difficoltà.
Il salmo è un inno di ringraziamento (vv2-12) seguito da un grido d’angoscia (vv. 14-18).

Genere letterario: salmo di ringraziamento nella prima parte, lamentazione individuale nella seconda.

Divisione: ringraziamento (vv. 2-12); lamentazione (vv. 13-18).

vv.2-12: Dopo l’accenno iniziale alla grazia ricevuta che sta alla base del presente canto di ringraziamento (vv. 2-4), il salmista ricorda in primo luogo le meravigliose gesta compiute da Jahwèh a favore del popolo eletto in genere (vv. 5-6); quindi fa la solenne celebrazione della divina bontà davanti alla “grande assemblea” (vv. 10-11), ma non prima d’avere sottolineato che il “sacrificio di lode” – quello che corrisponde di più al divino volere espresso nella legge – è più gradito a Dio che non gli olocausti e gli altri sacrifici rituali (vv. 7-9).
v.2: “Ho sperato: ho sperato nel Signore”: alla lettera “ho sperato ardentemente”. Il salmista rivela la sua esperienza intima. Il Signore ha risposto alla sue attese, salvandolo.
v.3: “Mi ha tratto dalla fossa della morte”: letteralmente è. “Mi ha tratto dal pozzo della melma”. Sono usuali immagini di un pericolo mortale, sia in senso fisico che morale (cf. Sal 18,5-7; 30,4).
v.4: “Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo”: è l’inno di ringraziamento che Jahwèh stesso pone “sulla bocca” del beneficato, allo scopo di rendere nota alla moltitudine dei suoi fedeli la sua salvifica disponibilità a pro di quanti confidano in lui. Il “canto nuovo” è l’inno di lode e ringraziamento al Signore, al posto della lamentazione che generalmente lo precede. La liberazione dal mortale pericolo è paragonabile ad una nuova vita, ad una nuova creazione.
v.5: “Beato l’uomo che spera nel Signore”: questa felicitazione esprime la conclusione che la moltitudine devota deve avere tratto dall’esperienza felice del salmista: la fedeltà a Jahwèh, con il ripudio dell’idolatria, è la premessa indispensabile perché il divino favore possa raggiungere sia il singolo coma tutta la collettività (v. 6). Con la formula di beatificazione si esalta chi ha fiducia nel Signore e si rigetta l’arroganza dei superbi che seguono gli idoli (cf. Sal 1,1; 128,1).
v.6: “Quanti prodigi tu hai fatto, Signore Dio mio”: si celebrano soprattutto i molteplici meravigliosi prodigi dell’esodo, e i progetti di salvezza.
v.8: “Allora ho detto: “Ecco, io vengo”: nell’interpretazione della lettera agli Ebrei, è visto in questa “venuta” l’ingresso in questo mondo di Cristo, a cui sono attribuite le dichiarazioni di questo salmo, che sono così citate: “…Non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato… Ecco, io vengo a fare la tua volontà” (Eb 10,8-9). È il secondo tema del “canto nuovo”: quello dell’obbedienza a Dio, che ha più valore degli stessi sacrifici. Non si tratta di disprezzo dei sacrifici e del rito latreutico sancito dalla legge, ma piutttosto di precisazione sul loro vero valore.
v.9: “…La tua legge è nel profondo del mio cuore”: è una caratteristica del giusto di Jahwèh porre nella “legge” il suo diletto. L’obbedienza al Signore, fatta con il “cuore”, vale più del sacrificio e di ogni altro olocausto (cf. 1Sam 15,22). I profeti hanno più volte messo in guardia il popolo d’Israele dal fare pratiche che non impegnassero il “cuore”. La preghiera, l’obbedienza, l’amore e le stesse disposizioni del cuore assumono il valore di culto.
Da sottolineare che i versetti 7-9 del salmo sono lungamente citati da Eb 10, che li pone sulla bocca di Gesù Cristo.
vv.10-11: è il terzo tema del “canto nuovo”. Il salmista annunzia che ha eseguito ed esegue l’obbedienza al Signore che lo ha chiamato. Egli ha compiuto la missione dell’annuncio all’assemblea della giustizia di Dio.
v.12: “Non rifiutarmi, Signore, la tua misericordia”: sembra che questo versetto, in cui si riferisce la divina benevolenza nei riguardi del salmista quasi come un fatto costante, abbia lo scopo di attutire il brusco passaggio dal ringraziamento per un particolare beneficio ricevuto alla richiesta urgente di liberazione che seguirà. A chiusura del “canto nuovo”, tenendo presente la sua situazione personale, l’orante chiede al Signore, sperando per il futuro come fu per il passato, di essere sempre protetto dalla “misericordia”, dalla “fedeltà” e dalla “grazia” del Signore, per le sue colpe che l’opprimono e per i molteplici mali che l’attanagliano e da cui si sente scoraggiato.

vv.13-18: Siamo qui di fronte ad un salmo di lamentazione che, fatta eccezione del v. iniziale da considerare probabilmente un’aggiunta di carattere redazionale, è identico al Salmo 70. In esso, dopo la “descrizione del caso” (malanni e colpe senza numero) del v. 13, notiamo: l’invocazione iniziale (v. 14) e finale (v. 18) del divino intervento; la richiesta della confusione dei nemici (vv. 15-16), della soddisfazione dei fedeli (v. 17) e infine il motivo della fiducia (v. 18).
“…Mi circondano mali senza numero, le mie colpe mi opprimono”: si noti la corrispondenza (addirittura “numerica”!) fra male fisico e colpa; e così l’oscuramento della vista è considerato come conseguenza del peccato, o meglio, come segno dei suoi rovinosi effetti.
“Degnati, Signore, di liberarmi; accorri, Signore, in mio aiuto”: letteralmente: “fammi grazia... affrettati”: il motivo, ripetuto nella conclusione sta ad indicare l’inizio della composizione primitiva (come in Sal 70; da notare che i versetti 14-18 compongono da soli anche il Sal 70!).