Salmo 54

Salmo 54

Lun, 26 Mar 18 Lectio Divina - Salmi

Questa breve composizione - un piccolo gioiello letterario per la sua semplicità e sobrietà, oltre che per la regolare distribuzione delle parti - è ritenuta una lamentazione modello, poiché contiene, anche se con sviluppo minimo, tutti i motivi del genere della lamentazione: appello tematico, persecuzione dei nemici, fiducia nell’aiuto di Dio, imprecazione contro i nemici, promessa finale di lode, sicurezza di essere esaudito. C’è la presenza del triangolo classico: “Dio, Io (= l’orante), Essi (= i nemici)”. La simbologia prevalente riguarda il tempo, il corpo, la guerra, e il nome divino. Le circostanze ambientali suggerite dal titolo non sono verificabili nel testo del salmo.

Genere letterario: supplica individuale.

Divisione:
invocazione tematica (vv. 3-4);
corpo della supplica (vv. 5-9).

v.3:  “Per il tuo nome”: il salmista ricorre alla potenza del nome divino, cioè a Dio stesso, per essere salvato (cf Ger 15,20-21). Il ricorso alla potenza del “nome” divino (Jahwèh, sostituito con Elohim, “Dio”), qui nell’invocazione introduttiva, e l’accenno alla bontà del nome di Jahwèh, nella promessa finale della lode (v. 8), includono bene, dal punto di vista tematico e letterario, tutto il salmo.
“Rendimi giustizia”: alla lettera “giudicami”. È usato il verbo “giudicare” che ha un valore giuridico. Da Dio, giudice, l’orante chiede di avere una sentenza favorevole contro i suoi avversari. L’orante è stato messo sotto accusa (un’accusa mortale, come si ricava dal v. 5), e per uscirne salvo fa appello al giusto giudizio del giudice supremo.

v.5: “Gli arroganti… i prepotenti…”: il salmista, che si ritiene giusto, si vede assalito e circondato dai nemici. Questi sono identificati come “arroganti”; secondo alcuni manoscritti sono definiti “estranei”, “stranieri”.
– “Insidiano la mia vita: forse è stata questa espressione (lett.: “cercano l’anima mia”) a indurre l’antica tradizione a mettere il salmo in relazione con l’episodio della persecuzione di David da parte di Saul nel territorio di Zif (cfr. 1Sam 23,15); in questa comprensione gli “stranieri” sarebbero gli uomini di Zif che segnalarono a Saul il nascondiglio di David. Ma probabilmente al termine “stranieri” qui il salmista attribuisce un significato religioso-morale: uomini violenti, estranei a Dio.
- “Davanti a sé non pongono Dio”: arroganti o estranei che siano, i nemici sono prepotenti, e rifiutano Dio sfidandolo (cfr. Sal 36,2; 52,8; Is 5,19; Sap 2,1-20).

v.6: “Ecco, Dio è il mio aiuto”: la frase è nominale. Alla lett. “Ecco, Dio mio aiutante”. Il salmista esprime la sua fiducia in Dio. La parola “Ecco” indica sorpresa e anche contrapposizione a quanto detto nel v. 5b. Mentre i nemici non pongono Dio davanti a sé, il salmista invece lo fa e confida in lui come “aiutante”. Siamo davanti ad un altro attributo divino.

v.7: “Fa’ ricadere il male…”: è l’appello imprecatorio secondo la legge del taglione (Dt 19,16-19), con il quale l’orante, qui e altrove, manifesta la sua ansia di giustizia, immedesimandosi nella stessa ottica della giustizia divina (cfr. Sal 7,16-17; 9,16; 35,8). È la legge della nemesi storica e immanente a cui si allude non di rado nella preghiera dei Salmi (vedi Sal 7,14-17).
“Nella tua fedeltà disperdili”: la dispersione invocata consiste nell’annientamento dei nemici.

v.8: “Di tutto cuore ti offrirò un sacrificio…”: il salmista, sicuro dell’esaudimento, promette di ringraziare il Signore con un sacrificio “di tutto cuore” (alla lett. “spontaneo”), cioè fatto con piena libertà e gioia. Questo sacrificio, non prescritto dalla legge, esprime meglio la sua gratitudine. Come spesso nelle lamentazioni il salmista si colloca psicologicamente nel tempo susseguente alla grazia ricevuta, nel momento cioè del ringraziamento (= il sacrificio di lode).
“Perché è buono”: è una concisa formula, propria degli inni, nella liturgia del ringraziamento (cfr. Sal 136,1).

v.9: “Da ogni angoscia mi hai liberato…”: l’orante vive già nella fede e nella sicura speranza la liberazione ottenuta dal Signore.
– “E il mio occhio ha sfidato”: alla lett. “e sui nemici ha guardato il mio occhio”. Con questa espressione il salmista gusta già il trionfo ottenuto per intervento di Dio sui nemici, che egli vede ora come prostrati ai suoi piedi. È una tipica espressione ebraica con la quale si vuole esprimere il trionfo definitivo sui nemici (cfr. Sal 22,17; 37,34).
Nel NT il v. 8 è riferito al sacrificio “spontaneo” di Cristo e trova risonanza in Eb 10,9; Gv 10,18.

Riflessione personali:
Tutti i vari mali o ingiustizie d’ogni genere, che penso di ricevere, sono capace di metterle nelle mani del Signore, sapendo che egli solo sa rendere giustizia?
Nella mia preghiera sento veramente che il Signore “è mio aiuto, il Signore mi sostiene” (v. 6)?
Sono vendicativo oppure buono d’animo, pieno di misericordia e compassione verso tutti?
Cerco di avere un cuore aperto alla pietà evangelica, alla disponibilità verso chiunque ha bisogno di amore, cure e attenzioni?