Salmo 56

Salmo 56

Sab, 31 Mar 18 Lectio Divina - Salmi

Il salmista con questo carme si comporta come un profeta, poiché fa appello alla giustizia divina che invoca e supplica affinché venga presto a punire gli operatori di malvagità.
L’orante si presenta a Dio per sciogliere il suo voto, cioè per offrire un sacrificio di ringraziamento (vv. 13-14) e nello stesso tempo vuole rivivere i momenti in cui, sotto la pressione ed oppressione dei suoi nemici (vv. 3.6-7), si era rivolto con incrollabile fiducia alla divina onnipotente misericordia. Anche in questo salmo non c’è traccia di connessione tra il titolo, che richiama un episodio della vita di David, e il contenuto del salmo stesso.

Genere letterario: lamentazione individuale nella 1a parte (parte principale); ringraziamento nella 2a parte.

Divisione: lamento (vv. 2-12); ringraziamento (vv. 13-14).

Nel salmo c’è un gioco di contrasto tra impotenza e prepotenza dei nemici. Essi pur dimostrandosi prepotenti e arroganti sono esseri impotenti e deboli costituzionalmente. La simbologia è temporale, antropologica, teologica, militare e venatoria. Il salmo è molto vivace, e personale nonostante le difficoltà del testo.

v.2: “Perché l’uomo mi calpesta”: l’uomo è chiamato qui enos (= essere mortale), nel versetto 5 basar (= essere di carne) e nel versetto 12 adam (= essere di terra). Sono tre appellativi che sottolineano la debolezza umana. Nel salmo perciò si vuole sottolineare che l’uomo proprio in quanto essere debole e fragile si mostra prepotente con il suo simile.

v.3: “Molti sono quelli che mi combattono”: attraverso la ripetizione degli attacchi e la menzione della quantità dei nemici (= molti), l’autore vuole dare maggiore intensità alla descrizione del pericolo imminente. I LXX e altri manoscritti hanno aggiunto a “combattono” il termine “lassù”. Si allude così alle alture che circondano Gerusalemme. Forse si potrebbe pensare anche all’assedio del 701 a.C., come è nel Salmo 76 (vv. 11-12), con il quale questo passo ha evidenti contatti.

v.5: “In Dio… in Dio confido”: questo è un ritornello, che ricorre leggermente diverso nei vv. 11-12. Esso sintetizza i concetti più importanti della composizione. Qui si evidenziano tre elementi: la lode della parola di Dio, la fiducia incondizionata in lui e il non timore dell’uomo.

vv.6: La voce “parola” fa da aggancio tra il v. 5 e il 6. Nel v. 5 si tratta della “parola” di Dio, nel v. 6 della “parola” del salmista. In questi versetti si accenna alle malefatte dei nemici, dovute soprattutto al cattivo uso della “parola”.
- I nemici “travisano” le parole dell’orante per agire contro di lui, causano con il loro parlare calunnioso e menzognero contese per attentare alla sua vita.

v.7: “Osservano i miei passi”: c’è l’immagine di un cacciatore in agguato per spiare e catturare di sorpresa la preda. È comune nelle lamentazioni, cfr. Sal 89,52; Lam 4,18.

v.8: “Nella tua ira abbatti i popoli, o Dio”: il ricorso del salmista all’intervento salvifico di Dio contro i suoi nemici è visto nel quadro dell’universale potestà giudiziaria che nel tempio di Gerusalemme è attribuita a Jahwèh, “re e giudice dei popoli” (cf Sal 7,9).

v.9: “I passi del mio vagare…”: dall’imprecazione violenta del v. 8 si passa al commovente lirismo di questo versetto, che è anche stilisticamente molto bello. L’orante esprime la sicurezza e fiducia che le sue pene e le sue sofferenze non vengano dimenticate da Dio. Ricorrono tre immagini antropomorfiche: di Dio che conta i passi, di Dio che raccoglie in un otre (vaso) le lacrime e di Dio che registra tutto nel libro della vita. – “Nell’otre tuo raccogli”: la preziosità davanti a Dio delle lacrime del giusto è indicata con l’immagine dell’“otre” in cui sono conservati liquidi preziosi, come il vino o il latte.

v.10: “Allora ripiegheranno…”: i nemici sono visti già in rotta; indietreggiano dinnanzi all’intervento divino.
“So che Dio è in mio favore”: l’espressione è una bella professione di fede. La fiducia del salmista circa la disfatta dei nemici sta nella certezza che Dio è a sua disposizione (!), pronto ad accorrere al suo grido d’aiuto. Troviamo qui la stessa sicurezza della fede cristiana: di fronte alla tribolazione, all’angustia, alla persecuzione, alla fame, alla nudità, al pericolo, alla spada, “se Dio è con noi”, suoi fedeli, “chi sarà contro di noi”? (cfr. Rm 8,32.35).

vv.13-14: Siamo al secondo tempo, quello del sacrificio di ringraziamento, in cui il salmista esprime a Dio la sua gratitudine per averlo tratto in salvo dal mortale pericolo ed avergli concesso di usufruire ancora della luce beatificante della divina presenza.
v.13: “Su di me… i voti”: il salmista riconosce che su di lui incombe la responsabilità di adempiere i voti fatti al Signore nel tempo della prova. Egli intende perciò osservarli. Il costrutto è inatteso e originale: “Ti renderò azioni di grazie”. L’orante promette al Signore un sacrificio di ringraziamento (cfr. Sal 22,26; 50,14; 66,13).
v.14: “Perché mi hai liberato dalla morte…”: con una perfetta confidenza, l’orante esprime la motivazione del sacrificio di ringraziamento: la liberazione dalla morte per farlo camminare nella luce della vita. C’è il contrasto tra la morte (regno dello “sheol” con tenebre e silenzio) e la luce del volto di Dio, regno della vita (Sal 36,10). Il “camminare alla presenza di Dio” è simbolo anche di una vita onesta e condotta secondo i comandamenti di Dio.

Riflessioni per una revisione di vita:
Ho nella mia vita la certezza che Dio non abbandonerà mai la sua creatura che egli ama?
Nell’ora della “paura”, io confido totalmente in Dio? Anch’io col salmista dico: “In Dio confido, non avrò timore” (vv. 4-5)?
Sono certo che “i passi del mio vagare” sono da Dio “contati” e tutte “le mie lacrime” sono raccolte nell’”otre” di Dio e tutto è scritto nel suo “libro” (v. 9)?
So rendere al Signore “azioni di ringraziamento”? Ringrazio il Signore spesso perché ha “preservato i miei piedi dalla caduta” (v. 14)?