Salmo 57

Salmo 57

Sab, 31 Mar 18 Lectio Divina - Salmi

Anche in questo salmo non si ha traccia della circostanza storica suggerita dal titolo. Il salmo si articola in due momenti: la lamentazione (vv. 2-7) e il ringraziamento (vv. 8-12). I versetti 8-12 sono anche riportati dal Salmo 108, 2-6. Ma la versione del Salmo 57 è migliore. Si noti nel salmo un certo crescendo spaziale: dal tempio (v. 2) si arriva al cosmo (vv. 10-12). Il simbolismo è spaziale, temporale, teriomorfo, venatorio, bellico, musicale. Anche in questo salmo, come nel precedente, abbiamo la combinazione di una lamentazione con un canto di ringraziamento, il quale si presenta qui più sviluppato che nel Sal 56.

Genere letterario: lamentazione individuale nella prima parte; canto di ringraziamento nella seconda.

Divisione: lamento con supplica (vv. 2-7); ringraziamento (vv. 8-12).

vv.2-4: Il salmista fa appello alla “grazia” di Dio, nel cui tempio si è rifugiato, per essere liberato dai suoi persecutori. È probabile che si accenni al rito della sacra incubazione nel tempio (cfr. Sal 3,6; 4,9; 5,4; 17,3; 59,17) per ottenere, al mattino, un oracolo liberatorio da un sacerdote o da un profeta cultuale. Il rito è noto nell’Oriente Antico. In questa prima sezione il salmista, che, come braccato da bestie feroci (v. 5), ha cercato scampo dai suoi accusatori nel tempio (v. 2), invoca in sua difesa la divina giustizia (v. 3), nonché la divina misericordia. Il lamento, che ha inizio con l’invocazione tematica (v. 2), si chiude con il ritornello del v. 6.
v.2: “Pietà di me, pietà di me, o Dio”: il salmista fa appello con insistenza alla “grazia” compassionevole di Dio. Così iniziano i Salmi 51,3 e 56,2, ma qui l’invocazione “pietà di me” ripetuta due volte indica una maggiore insistenza. In questo versetto le espressioni: “Pietà di me” e “Mi rifugio” si ripetono due volte; segno dell’intensità dell’implorazione. – “All’ombra delle tue ali”: le ali sono quelle dei Cherubini sovrastanti il coperchio dell’arca dell’alleanza, segno della presenza di Dio in terra. Il salmista, in senso reale e metaforico, cerca asilo nel tempio (cfr. Sal 17,8; 36,8).
v.3: “Che mi fa il bene”: alla lettera: “colui che porta a compimento”. Dio è colui che non lascia le cose incomplete, il giudice vendicatore che ristabilisce l’equilibrio spezzato dal peccatore.
v.4: “Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia”: il salmista invoca Dio giusto giudice e salvatore, perché intervenga con i suoi attributi personificati dell’alleanza, in qualità di suoi rappresentanti (cfr. Sal 43,3).

v.5: “In mezzo a leoni”: i nemici aggressori sono paragonati a leoni feroci (cfr. Sal 7,6). – “La loro lingua…”: il carattere letale della “lingua” fa pensare, come altrove nei Salmi, alla pericolosità mortale delle accuse di cui è vittima l’orante.

v.6: “Innàlzati sopra il cielo…”: il salmista, che si è rifugiato di notte nel tempio, invoca Dio come la luce del mattino, come il sole che sorge e irradia la terra, e già intravede la liberazione, come la luce che scaccia le tenebre. Il mattino è il tempo più propizio per la preghiera, è il tempo del favore divino; e la luce è vita e liberazione.

vv.7-12: è la seconda sezione del salmo che ci porta al tempo dell’esaudimento, dopo che è passata la calamità. Dopo la narrazione del pericolo scampato (v. 7) il salmista si dichiara pronto per il canto di ringraziamento (vv. 8-9), che vuole essere una celebrazione della eccelsa grandezza della bontà divina (v. 11). tale da raggiungere tutti i popoli della terra (v. 10).
v.7: “Hanno teso una rete…”: continua il quadro delle macchinazioni dei nemici con immagini venatorie. Ma le loro insidie si ritorcono contro di loro (nemesi immanente) secondo la legge del taglione.
v.8: “Saldo è il mio cuore…”: “cuore” equivale qui a “coscienza”. L’espressione “saldo è il mio cuore”, ripetuta due volte, ribadisce la fermezza dell’orante scaturita dalla fiducia in Dio, davanti alle minacce dei nemici.
v.9: “Voglio svegliare l’aurora”: l’espressione molto poetica indica la sollecitudine dell’orante nel ringraziare il Signore ancor prima che spunti l’alba, segno che ha ricevuto l’oracolo della liberazione anzitempo, in modo reale o psicologico. È un’immagine poetica che serve ad esprimere la sollecitudine del salmista nel compiere verso Dio il suo dovere di riconoscenza.
v.10: “Ti loderò tra i popoli…”: il salmista, entusiasta dell’esaudimento, vuole fare conoscere la sua lode di ringraziamento al di là dei confini della nazione.
v.11: “perché la tua bontà… la tua fedeltà…”: l’orante motiva il suo ringraziamento: ha sperimentato la grandezza sconfinata della “bontà e fedeltà”, emissari di Dio, che egli aveva mandato su sua richiesta (v. 4).
v.12: “Innalzati sopra il cielo…”: si riprende il ritornello del v. 6, ma con un altro spirito. Nel v. 6 era invocazione, qui diventa ringraziamento e lode per l’effetto positivo conseguito: l’intervento giudiziale liberatorio di Dio.