Salmo 76

Salmo 76

Sab, 07 Lug 18 Lectio Divina - Salmi

Sulla scia dei Salmi 46 (di cui è chiamato “salmo fratello”) e 48 (che si trovano nel Libro II del Salterio), il Sal 76 celebra Dio grande e terribile, abitante in Sion; Egli mostra la sua potenza invincibile sconfiggendo i suoi nemici e salvando gli “umili” della terra.

Questo è il primo dei tre “cantici di Sion” che incontriamo nel Libro III del Salterio; gli altri due sono i Salmi 84 e 87. Nel nostro testo l’attenzione su Sion, sede della “sacra dimora” di Jahwèh, occupa soltanto la parte iniziale (vv. 2-4), mentre nel resto si dà grande importanza al divino “giudizio”.

Come per i Salmi 46 e 48 i sostenitori dell’interpretazione storica adducono prevalentemente la circostanza della disfatta di Sennacherib alle porte di Gerusalemme (701 a.C.) sotto il re Ezechia (2Re 18,13-19). Tuttavia, come per i precedenti Salmi, l’interpretazione storico-escatologica, che va al di là del fatto storico particolare, è più convincente. La simbologia spaziale è evidente: Sion e Dio dimorante in essa sono al centro della scena. È presente inoltre il simbolismo militare (vv. 2-7) e quello giudiziario (vv. 8-13).

Genere letterario: Cantico di Sion.

Divisione: scena bellica in Gerusalemme (vv. 2-4); scena bellica sui monti (vv. 5-7); scena giudiziaria in cielo (vv. 8-10); scena giudiziaria sulla terra (VV. 11-13).

vv.2-4: Come il Sal 48, il Sal 76 si apre con la contemplazione del Dio d’Israele (v. 2) che si è rivelato al suo popolo fissando la propria dimora in Sion (v. 3) e si è reso da lì uno strumento di “pace” per la sua città, tenendo lontano dalle sue mura ogni minaccia nemica (v. 4).
v.2: “Dio è conosciuto”: il participio “conosciuto” indica una conoscenza vera, profonda, secondo il significato biblico del verbo “conoscere”.
“In Giuda e in Israele”: il binomio Giuda-Israele ha forza di coppia di termini-polari, indicanti la totalità del popolo eletto e soprattutto l’unità religiosa nella professione di fede in Dio (cfr. Sal 114,2).
“È grande il tuo nome”: la grandezza di Dio (nome = Dio stesso) è contemplata dal punto di vista della sua permanenza in Gerusalemme (v. 3) e della sua azione liberatrice in favore del suo popolo (v. 4).
v.4: “Qui spezzò…”: si indica il trionfo del Signore con simboli militari: “saette”, “scudo”, “spada”, “guerra”. Con questi simboli è significata la totalità delle armi belliche e la completa vittoria di Dio.

vv.5-10: Il brano, che abbraccia le due strofe centrali del salmo, contiene pure il tema: Jahwèh, il “Dio di Giacobbe”; è “giudice” irresistibile dei nemici e potente difensore dei suoi fedeli.
v.6: “Furono spogliati i valorosi…”: tutte le immagini di questo versetto denotano lo smarrimento dei nemici colti di sorpresa nel sonno, atterriti e confusi dall’azione militare sorprendente del Signore. Vengono in mente le imprese rapide e fulminee descritte in particolar modo nel libro dei Giudici (cfr. Gdc 7,16-22).
vv.8-10: La scena si trasforma in giudiziario-escatologica. Dopo il Dio “conosciuto” e “splendido” che inizia le strofe precedenti, ora si incontra il Dio “terribile” in atto di giudicare dal cielo, sua abitazione eterna per eccellenza.
v.9: “Dal cielo…”: il Dio di Giacobbe, che ha fissato la sua dimora in Sion, in realtà abita nei cieli; è il Dio Altissimo dell’antichissima tradizione e dai cieli esercita la sua attività “giudiziaria” a difesa dei suoi fedeli.
v.10: “Per giudicare”: il verbo “giudicare” è di carattere militare, giuridico e di grande importanza nella teologia dei Salmi (cfr. Sal 9-10,20; 35,23; 44,23-26; 74,22).
– “Per salvare tutti gli umili della terra”: si sottolinea l’aspetto positivo del giudizio di Dio. In Isaia 33,22 gli abitanti di Sion e Gerusalemme (cfr. 20) possono affermare solennemente: “Jahwèh è il nostro giudice; Jahwèh è il nostro legislatore; Jahwèh è il nostro re: egli ci salverà”.

vv.11-13: La scena giudiziaria si sposta sulla terra. Si accenna agli effetti della sentenza di Dio (v. 11) e si invita ad essere fedeli a Dio “adempiendo i voti fatti”; e a prestargli il culto dovuto portandogli “doni”, in segno anche di sottomissione, se si vuole tenere lontana la sua ira. Egli, infatti, è “terribile”, soprattutto verso chi si vuole confrontare con lui: i potenti e i re della terra. Essi, colpiti dalla sua ira, rischiano anche di morire (Sal 2,12).
v.11: “L’uomo colpito dal tuo furore…”: secondo Ger 13,11 e Sal 109,19, anche chi è stato colpito dalla potenza e giustizia di Dio, riconoscendolo, gli rende lode. Ma il v. 11 può essere soggetto ad altre interpretazioni a causa della corruzione del testo stesso.