Salmo 77

Salmo 77

Sab, 14 Lug 18 Lectio Divina - Salmi

Il salmista, pio e sensibile, uomo legato al suo popolo, di cui si fa interprete, è attento alle sorti della propria nazione che versa in uno stato, storicamente imprecisato, di malessere e abbandono. Il Salmo si presenta come una supplica individuale nella forma di un soliloquio notturno, per cui si avvicina al Salmo 39; tuttavia per il contenuto di carattere generale e nazionale rientra nel genere delle “Suppliche collettive”. Si divide chiaramente in due parti, di cui la prima è una lamentazione (vv. 2-11) e la seconda un inno (vv. 12-21). Il simbolismo è di carattere spaziale, temporale e antropomorfico.

Genere letterario: supplica collettiva con inno.

Divisione: vv. 2-11 (I parte): lamento sulla situazione presente; vv. 12-21 (II parte: inno sulle gesta salvifiche e creatrici di Dio.

v.2: “La mia voce sale a Dio”: l’espressione apre il primo e il secondo emistichio del versetto. Si tratta perciò di un grido pressante di aiuto al Signore perché interrompa il suo silenzio e intervenga in soccorso del salmista e insieme del popolo.
vv.3-10: Il lamento si snoda ad ondate, in un’atmosfera di meditazione notturna. Il salmista “cerca” il Signore in un momento di travaglio e di prova, non può dormire e s’interroga sull’amore di Dio, sulla sua fedeltà all’alleanza (vv. 8-10).
v.3: “Io cerco il Signore”: l’orante esprime attraverso il verbo “cercare” il suo profondo anelito verso il Signore.
– “La mia mano è tesa”: in atteggiamento di preghiera (cfr. Sal 28,2; Es 17,11-12).
v.4: “Gemo, medito”: l’invocazione è accompagnata anche dal pianto. Il tutto è avvolto da un’atmosfera di grande intensità di sentimenti.
v.8: “Ci respingerà per sempre?”: la domanda ricorre spesso nelle “Suppliche” (cfr. Sal 22,2; 74,1; 79,5).
v.11: “È mutata la destra dell’Altissimo”: con un antropomorfismo il salmista conclude il suo soliloquio. Si convince che la mano destra del Signore, che ha compiuto i prodigi dell’esodo, ora è immobile, paralizzata, come la mano di un vecchio che non può più operare!

vv.12-21: Ma la fede ha il sopravento sull’amara finale della lamentazione. Anche se tutto porta a concludere in un cambiamento di atteggiamento di Dio, il ricordo del suo passato glorioso e prodigioso apre alla speranza e all’ottimismo.
vv.12-13: Questi versetti incorniciano l’inno attraverso la teologia del “memoriale”. Due volte è ripetuto il verbo “ricordare” nel v. 12 e i verbi equivalenti nel v. 13.
vv.14-16: Si esalta la grandezza di Dio e i suoi prodigi nella storia del popolo d’Israele. Il v. 21, che chiude allo stato attuale il salmo, ne è la continuazione.
v.14: “Santa è la tua via”: si esprime il comportamento (= via) di Dio nell’assoluta trascendenza e separazione (= santità) da altre ipotetiche divinità.
v.16: “È il tuo braccio che ha salvato…”: si tratta per Israele del sommo prodigio, cioè della liberazione dalla schiavitù d’Egitto, in cui la potenza del suo Dio apparve “fra i popoli” in modo, per così dire, spettacolare.
“I figli di Giacobbe e di Giuseppe”: l’espressione ricorre solo qui nell’Antico Testamento. Serve a specificare “il tuo popolo” del primo emistichio. La menzione di Giuseppe insieme al capostipite delle tribù israelitiche è dovuta probabilmente al ruolo che egli ebbe nella “salvezza” dei suoi fratelli nel loro trasferimento in terra d’Egitto.
vv.17-20: Si fondono insieme nella stessa celebrazione corale due motivi: si esalta la potenza di Dio nel prodigio del Mar Rosso e sulle acque del coaos primitivo nel momento della creazione.
v.17: “Ti videro le acque”: le “acque” qui sono personificate, come fossero persone; espressione usata in altri Salmi, come nel Sal 114,3. Inizia la descrizione del prodigioso passaggio del Mar Rosso. Il versetto 17 ha tutta l’aria di un frammento innico che il salmista ha inglobato nella sua lamentazione.
vv.18-19: La descrizione teofanica si riveste dei contorni delle varie manifestazioni teofaniche del Sinai (Es 19), ma cfr. anche il Salmo 18,8-16; 29; Abacuc 3,11.
v.20: “Sul mare passava la tua via”: il riferimento è al Mar Rosso.
– “Le tue orme rimasero invisibili”: sebbene Dio abbia operato efficacemente per la liberazione, tuttavia, la sua azione ha sempre qualcosa di misterioso e trascendente. È la via della fede che fa scorgere la via di Dio.
v.21: “Guidasti come gregge…”: Dio, pastore e guida del suo popolo (Sal 23), si è servito anche di guide visibili, politiche e religiose, come Mosè e Aronne. Implicitamente si sottintende, poiché il carme è aperto alla speranza futura, che il Signore continuerà a farlo. La salvezza passata è caparra e anticipo della futura.

Così il salmo 77, apertosi con un lamento appassionato, si conclude con la fiducia e la speranza nel pastore divino. All’epoca del ritorno dall’esilio, il salmista evoca, pertanto, i benefici e i prodigi compiuti da Dio nell’esodo dall’Egitto perché il popolo d’Israele si convinca che tutte le meraviglie compiute da Jahwèh sono come pegno di interventi futuri per il suo popolo.