Salmo 78

Salmo 78

Sab, 21 Lug 18 Lectio Divina - Salmi

Il salmista passa brevemente in rassegna la storia biblica dall’esodo a Davide, evidenziando le infedeltà del popolo e i prodigiosi interventi salvifici di Dio, perché si possa trarre insegnamento dalla storia passata, essere più fedeli all’alleanza, e lodare il Signore per le sue meraviglie (v. 4).

Dopo il Salmo 119, il Sal 78 è il più lungo e uno dei meglio conservati di tutto il Salterio. Tra un nutrito ventaglio di risposte per la sua datazione, la più attendibile lo fa risalire al sec. VIII a.C. a causa anche dell’espressione isaiana “Santo d’Israele” (v. 4). Il verbo “ricordare” ha una certa importanza nel salmo (vv. 35.39.42) e si oppone a “dimenticare” (vv. 7.11). Il campo simbolico è spaziale, temporale, somatico, bellico, teriomorfo e antropomorfico. Si tratta di una composizione vivace, robusta, ricca di simboli e di numerose immagini, che a volte mostrano una certa crudezza (vv. 65-66). Il salmo si ispira al Deuteronomio. Inoltre lo distingue particolarmente la dottrina della “tradizione” della fede storica d’Israele esposta nei vv. 3-11.

Genere letterario: salmo sapienziale.

Divisione: vv. 1-2: introduzione sapienziale; vv. 3-11: la teologia della storia; vv. 12-72: il grande credo storico.

vv.3-11: In questi versetti si ha un richiamo al dovere della tradizione (vv. 3-6) e la finalità della stessa: porre in Dio la fiducia e non dimenticare le sue meraviglie, i suoi comandi e dargli lode (v. 7) per non cadere nei peccati di ribellione dei padri (vv. 8-11).

vv.12-72: La lunga pericope si può così suddividere:
vv.12-31: Egitto e deserto; vv. 32-41: infedeltà dei padri e pazienza di Dio; vv. 42-45: piaghe d’Egitto e possesso della terra; vv. 55-64: infedeltà al tempo dei giudici; vv. 65-72: risveglio del favore divino ed elezione di Davide.

vv.32-41: Il salmista riflette teologicamente e poeticamente sulla realtà del peccato d’Israele nel deserto. Si denuncia la perseveranza nel peccato (vv. 32.40-41), il finto e insincero pentimento davanti al castigo (vv. 33-37) e il ripetuto perdono divino (vv. 38-39).

vv.42-55: Il salmista insiste ancora sul peccato di infedeltà del popolo che non si ricordò della sua mano prodigiosa e liberatrice dall’oppressione.

vv.56-64: L’orante accenna all’infedeltà del popolo nella terra di Canaan all’epoca dei giudici. Si ricorda il peccato di idolatria (v. 58) e la forte reazione di Dio, che culmina con la grave disfatta d’Israele a opera dei Filistei, con le stragi e i lutti che ne seguirono, la cattura dell’Arca e il rapido declino del tempio di Silo (vv. 56-64).

vv.65-72: Dopo queste alterne vicende della storia biblica, passate in rassegna tra infedeltà del popolo e perdono divino, il salmista negli ultimi versetti, chiudendo in positivo e con ottimismo, presenta il Signore che, in forza dell’elezione, non può abbandonare il suo popolo in preda alla più umiliante condizione. La rapida successione dei verbi d’azione che hanno per soggetto Dio, in questi versetti, mostra, anche aritmicamente, la grande sollecitudine per il suo popolo.

Nel Nuovo Testamento il versetto 2 del salmo è citato da Matteo 13,35.