Salmo 83

Salmo 83

Mar, 28 Ago 18 Lectio Divina - Salmi

La menzione dell’Assiria (v. 9) fa collocare la datazione del salmo tra i sec. VII e VI a. C.; non è possibile tuttavia arrivare a conoscere i lineamenti della vicenda storica cui si riferisce. Nonostante l’insolita abbondanza di dati storici e geografici, i commentatori debbono confessare la pratica impossibilità di giungere a scoprire attraverso di essi la circostanza storica cui il salmo si riferisce.

Il salmo ha qualche punto di contatto con il Salmo 2, specialmente per quanto riguarda la menzione della coalizione dei popoli nemici contro Israele. Ma mentre nel Salmo 2 si tratta del consacrato di Dio, il re davidico, che è minacciato dal “tumulto dei popoli”, qui invece si parla del popolo eletto in generale; mentre là i nemici non sono menzionati, qui al contrario abbiamo tutta una lista di nazioni, molte delle quali ci sono note dalla lunga storia delle relazioni tutt’altro che pacifiche fra Israele e i suoi confinanti. Il simbolismo dominante è quello dell’ostilità, è presente però anche quello antropologico e antropomorfo.

Il salmo per il suo tono fortemente imprecatorio è omesso dalla liturgia.

Genere letterario: supplica collettiva.

Divisione: v. 2: appello introduttivo; vv. 3-9: presentazione del caso: complotto dei popoli ostili a Israele; vv. 10-19: supplica imprecatoria contro i nemici.

v.2: Con un motivo comune nelle “Suppliche” (Sal 28,1; 35,22; 39,13; 109,1) questo appello provocatorio è un invito a Dio a cambiare i suoi progetti, cioè a scuotersi dalla sua apparente inerzia e intervenire nella difficile situazione del popolo. L’insistenza dell’appello è sottolineata anche dalla voce “Dio” che apre e chiude il versetto.

vv.3-9: Questa prima sezione contiene l’esposizione del caso: un numero rilevante di popoli, di cui si dà l’elenco nei vv. 7-9, si sono collegati per marciare contro il popolo di Dio e distruggerne dalla terra perfino il ricordo (v. 5). È in fondo un’alleanza contro Dio (v. 6); si tratta dunque di suoi nemici (v. 3) e ciò non deve lasciarlo indifferente.
v.7: “Le tende…”: l’espressione designa in poesia le tribù o la nazionalità (cfr. Sal 78,51; 120,5).
– “Edom”: indica gli Edomiti, discendenti di Esaù (cfr. Gn 36,8.43).
– “Gli Ismaeliti”: discendenti di Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar (Gn 16,15).
– “Moab”: insieme con Ammon è figlio di Lot e designa i Moabiti. La regione di Moab si estendeva a oriente del Mar Morto e a Sud del fiume Arnon.
– “Gli Agareni”: sono popoli seminomadi girovaganti nelle zone desertiche a Est di Ammon e di Moab. Non è certa la relazione tra il nome della tribù e Agar, la madre di Ismaele. Si parla di loro anche in 1Cr 5,10.19-20.

v.9: “Assur”: è l’Assiria, la superpotenza orientale, dominante dal sec. VII al VI a.C. che causò la caduta del regno del Nord (721 a.C.) e che cadde a sua volta quando la sua capitale Ninive fu distrutta nel 612 a.C. Si completa lo schieramento dei nemici che accerchiano Israele da tutte le parti: Edomiti e tribù arabe dal Sud; Moabiti e Ammoniti dall’Est; Filistei e Fenici rispettivamente da Sud-Ovest e Nord-Est; infine, gli Assiri da Nord-Est.
– “Figli di Lot”: l’espressione è una ripresa conclusiva di Ammon e Moab (Gn 19,36-38).

vv.10-18: Con accenti particolarmente marcati, proporzionati alla gravità della situazione e del pericolo che corre Dio stesso, pur trattandosi del suo popolo, la comunità orante chiede che egli intervenga contro i nemici con tutto il suo furore (vv. 14-17), come già contro i Cananei al tempo di Debora (vv. 10-11) o contro i Madianiti al tempo di Gedeone (vv. 12-13), fino ad ottenere il loro totale sterminio (v. 18).
v.10: “Madian”: si accenna alla campagna del giudice Gedeone (Gdc 7-8).
– “Come Madian e Sisara…”: ci si riferisce alla campagna di Barak (Gdc 4-5).
v.11: “concime per la terra”: è un’espressione abbastanza forte per indicare i cadaveri insepolti nei campi di battaglia.
v.12: “Oreb e Zeb…”: sono i principi e capi militari sconfitti nella campagna di Gedeone contro Madian (Gdc 7,25; 8,21).
v.13: “I pascoli di Dio”: la terra promessa appartiene a Dio. Si accenna alle mire dei Madianiti di usurpare il territorio dato a Israele (Sal 28,9).
vv.14-16: Il salmista continuando le imprecazioni e servendosi di immagine teofaniche riferite a Dio guerriero, supplica il Signore di disperdere e distruggere i nemici. 

v.19: “Sappiano”: i nemici di Dio impareranno sulla loro pelle che esiste Dio, che è “Signore” e “Altissimo” e che opera, egli che sembrava muto e inesistente. La traduzione può anche supporre un oggetto impersonale, dando alla frase il valore universale di “si sappia”. La conclusione del salmo è il riconoscimento del sovrano dominio, politico e religioso, del Dio d’Israele “su tutta la terra” (cfr. Sal 2,8), visto come logica conseguenza della sua vittoria sui nemici ribelli.