Salmo 84

Salmo 84

Ven, 07 Set 18 Lectio Divina - Salmi

Il salmista celebra il monte di Sion e il suo tempio, abitazione in terra del Signore, Dio degli eserciti e Dio della vita. Il tempio è oggetto di un forte desiderio nella mente e nel cuore del pellegrino.
Questo salmo e il Salmo 122, unici tra i canti di Sion, si riferiscono direttamente al pellegrinaggio. Il salmo 84 per la tematica e per il lessico è simile ai Salmi 42 e 43 (i due formano una solo unità d’espressione); mentre in questi ultimi ci si lamenta nostalgicamente per la lontananza del santuario, invece nel Salmo 84 il salmista gioisce per averlo raggiunto. Si intrecciano in esso motivi di lamentazione, benedizione, beatitudine, preghiera per il re, tuttavia prevale su tutti il carattere innico.
Come i Salmi 15 e 24, il salmo 84 può fungere anche da “liturgia d’ingresso” o “della porta”.

L’atmosfera è distesa e contemplativa ed è ispirata alla fiducia nella presenza di Dio che salva e dà gioia. Il nome di Dio ha un ruolo marcato nella struttura. Infatti, come “Signore degli eserciti” si trova nei vv. 2.4.9.13; come “Signore” nei vv. 3.9.12.12; come “Dio” nei vv. 3.4.8.9.10.11.12. L’appellativo “Signore degli eserciti” funge da introduzione e conclusione.

Il protagonista del salmo non è un esule costretto solo a ricordare e a sperare, bensì un fortunato pellegrino che, dopo aver deciso nel suo cuore il santo viaggio e dopo aver percorso l’una dopo l’altra le tappe che lo separano dalla santa città, ha raggiunto la mèta e sta ora per varcare la sacra soglia del suo Dio, con il quale la sua anima è ansiosa di incontrarsi.

Il suo amore per il santuario non è tanto il risultato di un fanatismo per pietre morte o per istituzioni più o meno formalistiche; è invece il frutto della sua fede nella presenza salvifica e beatificante del “Dio delle Schiere”, il quale ha posto in Sion le sede della sua gloria e il trono della sua grazia. Il simbolismo spaziale e temporale unifica il Salmo, creando un’atmosfera contemplativa di gioiosa fiducia.

Genere letterario: cantico di Sion (Salmo di pellegrinaggio).

Divisione: si può dividere in tre strofe: vv. 2-4: I strofa, caratterizzata dal desiderio del tempio; vv. 5-9: II strofa, caratterizzata dall’esecuzione del pellegrinaggio; vv. 10-12. III strofa, caratterizzata dall’arrivo nel tempio.

v.2: “Quanto sono amabili…”: così inizia anche il Sal 8. È un’espressione di intenso stupore e ammirazione!
– “Amabili”: il tempio era amato da Dio stesso (Ger 12,7) e dal suo popolo (Sal 42-43; 48,3-4; 63,2-4). – “Le tue dimore”: lett.: “le tue tende”. Il richiamo alla tenda del convegno dell’epoca esodale e del deserto è evidente. Il plurale si riferisce o ai vari edifici collegati al tempio vero e proprio o, come plurale poetico, alla grandiosità e santità dell’edificio sacro (cfr. 1Re 19,14).
– “L’anima mia languisce…”: si tratta di una sete per Dio e per il suo tempio che abbraccia tutto l’essere (cfr. Sal 42,2; 63,2).

v.3: “Il mio cuore e la mia carne”: l’espressione indica tutto l’essere umano, nella dimensione interiore (cuore) ed esteriore (carne).

v.5: “Beato chi abita…”: più che alla permanenza materiale nel tempio, il salmista si riferisce ai frutti spirituali della vicinanza del Signore (Sal 23,6; 27,4; 92,13-15). Il salmista allude forse al diritto dei giusti di stare alla presenza salvifica di Jahwèh, cioè nel santuario (cfr. Sal 92,13-15).

vv.7-8: L’itinerario geografico del pellegrinaggio non è chiaro. Nel v. 7 si indica una valle e nel v. 8 la collina di Sion. Ma le allusioni ad un itinerario spirituale sono più significative. Il cammino verso Dio, anche se in una valle oscura (Sal 23,4), dà sempre gioia entusiastica e tutto si trasforma in bene (cfr. Sal 107,33; Is 35,5-10; 41,18-19).
v.7: “Valle del pianto”: presa in senso realistico, la ‘valle di Baka’ secondo i geografi biblici corrisponderebbe all’attuale Wadi el-Meiseh (= wadi del piangente) situato a Sud Ovest di Gerusalemme. Esso confluisce nella Geenna. Ma l’espressione, secondo altre etimologie, si potrebbe tradurre “valle della sete” o “valle della balsamite” dal nome dell’albero che cresce in luoghi aridi.
“La prima pioggia”: è quella che cade in autunno. Essa, dopo la stagione estiva che rende arida la terra della Palestina, ridona vita e ammanta di verde i luoghi deserti (cfr. Sal 65,12-13). L’espressione è un indizio che il pellegrinaggio del salmista è connesso con la festività annuale dei Tabernacoli, legata sia alla peregrinazione d’Israele nel deserto come anche alla “benedizione” delle prime piogge con cui si chiude l’annata agricola in Palestina.
v.8: “Cresce lungo il cammino il suo vigore”: è l’effetto psicologico e spirituale di chi si avvicina alla meta (cfr. Sal 103,5; Is 40,29-31).
v.9: “Signore, Dio degli eserciti…”: l’invocazione a Dio a conclusione della seconda strofa è un appello solenne e un invito all’ascolto, in preparazione della preghiera espressa nella strofa successiva.

v.10: “Nostro scudo”: di per sé l’espressione, per il parallelismo, anziché riferita a Dio come vocativo, può riferirsi al re (“tuo consacrato”) come accusativo. Ma poiché nel v. 12 Dio è certamente chiamato anche “scudo”, il re lo è per analogia. Il re perché “consacrato” da Dio è suo vassallo, suo luogotenente in mezzo al popolo, per difenderlo e proteggerlo. Egli appartiene alla comunità che per lui innalza preghiere a Dio (Sal 2,2; 18,51; 89,39.52; 132,10).
v.11: “Per me un giorno nei tuoi atri…”: dopo la preghiera d’intercessione per il re, il salmista ritorna, con tono meditativo, alla considerazione e al godimento del “suo” Dio presente nel tempio, da dove dispensa con munificenza l’abbondanza dei “beni” a coloro che si mostrano a lui fedeli.
v.12: “Sole e scudo”: nell’Antico Testamento Dio non è mai chiamato, eccetto qui, con l’appellativo di “sole”.

v.13: Il salmo si conclude con la proclamazione (indirizzata a Jahwèh, “Signore degli eserciti”) della felicità per chiunque entra in confidente familiarità con Dio.