Salmo 93

Salmo 93

Mer, 14 Nov 18 Lectio Divina - Salmi

Il Salmo celebra in modo entusiastico la regalità del Signore che si riflette nella stabilità del mondo e del suo trono ed esalta i suoi insegnamenti degni di fede; viene applicato allegoricamente al Cristo.
Il Salmo ha per scopo la celebrazione dell’eterna ed indefettibile regalità del Dio d’Israele, vista come irradiazione della trascendenza della sua maestà e potenza su un mondo esposto ora, come già nei tempi primordiali, alle forze disgregatrici del male.
La tematica annunciata nei primi due versetti è il cardine e la tesi che si sviluppa nel Salmo. Come tutti gli “Inni della regalità di Jahwh”, il salmo 93 è soggetto a vari tipi di interpretazione, che vanno da quella mitologica a quella storico-escatologica.
Vi sono vari punti di contatto con il Salmo 29. La composizione può risalire all’inizio della monarchia, e perciò si è in presenza di una testimonianza, sebbene succinta, della poesia e teologia dell’antico Israele. L’atmosfera è quella di una marcia festosa; i pensieri e le immagini si svolgono in un crescendo che raggiunge l’apice nel v. 4c. Per lo stile notiamo che si passa dal pronome di terza persona (vv. 1.3.4.) a quello di seconda (vv. 2.5).

Genere letterario: inno della regalità del Signore (Jahwh).

Divisione: vv. 1-2: solenne acclamazione e presentazione di Jahwh-Re; vv. 3-4: esaltazione con sfida delle acque primordiali e vittoria di Dio; v. 5: Dio legislatore nel suo tempio santo.
Il v. 2, in seconda persona, si rivolge direttamente al Signore esaltando la stabilità del suo trono e la sua eternità.

v.1: “Il Signore regna”: tale acclamazione, che corrisponde a “Viva il re”, si trova anche nei Salmi 96,10; 97,1; 99,1. Essa si riferisce alla qualità stabile e profonda della regalità di Dio.
– “Si ammanta… si cinge…”: si descrive il Signore come re e guerriero, rivestito delle sue insegne e armi. Dio si presenta come eroe supremo, rivestito di onnipotenza.
– “Rende saldo il mondo” … la regalità del Signore si manifesta nella stabilità del mondo, da lui mantenuta, e che nessun cataclisma né maremoto può sconvolgere (cfr. vv. 3-4 e Sal 24,1-2). L’opera della creazione vista sotto l’aspetto della “stabilità” è come una premessa all’affermazione della “stabilità” dello stesso trono regale di Dio del v. seguente, ed anche come contrasto alla forza travolgente dei “fiumi” cosmici, simbolo dell’anti-creazione.
v.2: “Saldo è il tuo trono” … ci si può riferire alla saldezza del trono nei cieli ed a quello ad esso strettamente collegato sulla terra: il tempio di Gerusalemme e l’Arca dell’Alleanza in esso conservata (cfr. Sal 29; Is 66,1; Ger 17,12).
– “Fin dal principio, da sempre…” si accenna chiaramente all’epoca primordiale, che in senso negativo designa lo stato del mondo, per così dire, anteriore a quello presente, e in senso positivo alla creazione di esso mediante la “lotta” vittoriosa sul caos. Con tale vittoria Dio fissa sul mondo il trono della sua regalità.

v.3: “Alzano i fiumi…”: cfr. Sal 29. I “fiumi”, come le “acque imponenti” e i “flutti del mare” del v. seguente, rappresentano le forze selvagge della natura che nella mitologia orientale antica impersonavano le potenze mostruose del disordine, soggiogate dopo dura lotta dalle divinità creatrici.
Nel nostro passo è del tutto assente l’accenno ad una lotta del genere: Jahwèh troneggia nei cieli con la sua trascendente maestà e con il suo incontrastato dominio su tutto e su tutti. Si sente l’eco della sfida cosmica a Dio degli elementi primordiali. “Alzano i fiumi” si ripete per ben tre volte in modo assordante, progressivo e incalzante, come tre assalti al trono di Dio. I fiumi rappresentano le acque dell’oceano primordiale (cfr. Sal 24,2; 46,5; 89,26; Is 44,27; Gio 2,4).
v.4: La potenza di Dio esce vincitrice contro l’assalto arrogante delle acque primordiali. La vittoria di Dio simboleggia anche la vittoria contro i nemici del suo popolo.
– “Potente nell’alto è il Signore”: l’aggettivo “potente” si trova nell’originale una volta al plurale e una volta al singolare, nello stesso verso. L’uso del plurale riferito a Dio è da considerarsi come plurale di maestà. L’espressione, suggestiva nella sua semplicità, è il clima del Salmo, come risposta contrapposizione a questo ripetuto “alzarsi” e sollevarsi delle acque dei fiumi del v. 3. Si esprime così sinteticamente l’onnipotenza assoluta del Signore.

v.5: All’esercizio della regalità divina, vittoriosa nel cosmo, si associa nella mente del salmista quella esercitata, nella storia, sul suo popolo con l’Alleanza. La prescrizione delle leggi, come presso gli antichi monarchi orientali, è segno di regalità e di dominio. In questo versetto conclusivo, alla divina regalità trascendente, nei cieli, viene allacciata quella che Dio esercita sul suo popolo mediante la sua volontà precettiva e la sua presenza, “santa” e santificatrice, nel tempio.
– “Degni di fede…”: l’espressione può tradursi “stabili, infallibili…”. Anche nel dare le sue leggi Dio mostra la sua regalità eterna e la stabilità del trono. (cfr. v. 2).
– “I tuoi insegnamenti…”: come d’uso presso la grandi monarchie dell’antico Oriente, Jahwèh esercita la sua potestà regale su Israele prescrivendogli i suoi “statuti”, i suoi “insegnamenti” e le sue leggi.
– “Alla tua casa…”: è il tempio, consacrato per sempre e che consacra coloro che in esso si accostano al Dio santo (cfr. Es 19,6; Lv 10,3; Ez 42,14).

Nel Nuovo Testamento il v. 4 viene citato in Ap 19,6.