Salmo 95

Salmo 95

Mer, 28 Nov 18 Lectio Divina - Salmi

Il carme è vivace e affine al Salmo 81. Questo Salmo è uno dei più noti del Salterio a causa del suo impiego come “invitatorio” all’inizio dell’ufficio delle Letture o delle Lodi mattutine. Lo sfondo liturgico induce a collegarlo con l’ingresso processionale nel tempio, recitato forse, nella festa delle Capanne (cfr. Dt 31,11).
Risale molto probabilmente al postesilio. La simbologia è spaziale, temporale, antropologica, liturgica, profetica e antropomorfica.

Il Salmo si compone di due parti totalmente diverse fra loro per tono e contenuto.
La prima (vv. 1-7) si presenta con le caratteristiche di un inno avente per finalità l’esaltazione della “grandezza” del Dio d’Israele, creatore e signore dell’universo e “rupe” di salvezza per il suo popolo.
La seconda (vv. 8-11) è un oracolo con cui Dio, ricordando il comportamento della generazione del deserto, un “popolo dal cuore deviato”, ammonisce l’assemblea a non imitarne l’esempio per non incorrere nel suo stesso castigo, che fu quello di essere privato della terra, il luogo del “riposo” preparato da Dio per il suo popolo.

Genere letterario: salmo di pellegrinaggio.

Divisione: vv. 1-7: invito alla solenne celebrazione; vv. 8-11: ammonizione oracolare.

vv.1-7: A livello di struttura si noti cha all’invito del v. 1 e a quello del v. 6 seguono le motivazioni introdotte dai titoli cosmici (vv. 4-5) e dal titolo di elezione (v. 7). Questo primo atto della “liturgia” è un invito a partecipare attivamente e gioiosamente all’azione liturgica (vv. 1-2 e 6), accompagnato da una duplice confessione nella veste di motivazione innica, introdotta dalla particella “poiché” (vv. 3).
v.1: “Venite…”: è un invito insistente a presentarsi davanti al Signore nel tempio per ringraziarlo solennemente (cfr. Sal 47,2; 100,2). L’esortazione alla gioiosa partecipazione è caratteristico degli inni celebrativi della divina grandezza (cfr. Sal 47,1; 100,1-2).
v.3: “Poiché grande Dio…”: è la prima motivazione: la grandezza di Dio e la sua superiorità su ogni altra divinità dei popoli pagani (cfr. Sal 96,4-5; 97,7; 98,2).
vv.4-5: “Nella sua mano”: è un chiaro riferimento alla creazione. Tutto dipende ed è concentrato nelle mani di Dio (“sue mani”), a differenza delle divinità pagane, di cui si pensava che ognuna avesse un settore particolare da governare.
v.6: “Venite…”: è il secondo invitatorio che prepara l’ulteriore motivazione: quella dell’elezione e dell’Alleanza, esplicitata nel v. 7. Comporta, in più, rispetto al primo (v. 1), un gesto di profonda adorazione.
v.7: “Egli è il nostro Dio… popolo del suo pascolo…”: è la formula dell’alleanza che richiama la seconda motivazione del ringraziamento (Es 19,5-6). L’immagine del gregge (cfr. Sal 23,1-2) arricchisce la formula dell’alleanza e richiama l’esodo (cfr. Sal 74,1; 79,13; 100,3).

vv.8-11: Siamo al secondo atto della “liturgia”, cioè alla “ammonizione”; essa è data sotto forma di oracolo, con il diretto intervento di Dio che si rivolge al popolo in prima persona. Il salmista, dopo il lungo e solenne invitatorio, con un oracolo, induce Dio stesso a parlare e a ricordare le disposizioni per una vera adorazione e un giusto rendimento di grazie. A differenza dell’ammonizione simile del Salmo 81,9-17, qui non si accenna alle promesse divine, ma solo alla minaccia del castigo.
v.8: “Ascoltate”: alla lett.: “Oh, se ascoltaste…”. È un invito in forma deprecativa. Il significato sottointeso di questa parola è: solo “ascoltando” la voce di Dio Israele eviterà il castigo che toccò ai suoi antenati nel deserto.
- “Non indurite il cuore…”: la durezza del cuore o della cervice, segno di caparbietà e ostinazione nel male, è spesso contestata al popolo nel deserto, cfr. Es 32,9; Dt 9,6.13. La “durezza di cuore” (o “di cervice”) è il rimprovero che Dio fa spesso non solo alla generazione del deserto, per mezzo di Mosè, ma anche al popolo israelitico delle epoche posteriori (cfr. Ez 2,4; 3,7), tramite i profeti.
- “Meriba… Massa”: per gli episodi di Massa (= tentazione) e Meriba (= contestazione), cfr. Es 17,1-7; Nm 20,2-13. Essi diventano simbolo dell’incredulità del popolo (cfr. Dt 6,16; 8,2).
v.9: “Dove mi tentarono i vostri padri”: mentre nel Sal 81,8 la tentazione “alle acque di Meriba” fu una “prova” che Dio fece sul suo popolo per purificarne la fede, qui il fatto di Massa e Meriba è presentato come il “peccato” emblematico della generazione del deserto, e cioè la mancanza di fede nel suo Dio (cfr. Es 17,7), tale da meritare il gravissimo castigo dell’esclusione dalla terra promessa.
v.11: “Perciò ho giurato, …”: è un giuramento di esplicita condanna. Dio rigetta il popolo rompendo l’alleanza e rifiutandogli il possesso della terra: una clausola del patto.
- “Luogo del mio riposo”: è la terra di Canaan, terra promessa da Dio al suo popolo al termine delle lunghe e difficili peripezie nel deserto (cfr. Es 33,14; Dt 12,9).

Nel Nuovo Testamento la lettera agli Ebrei cita l’oracolo del Salmo 95 secondo i LXX e lo commenta (Eb 3,1-4, 11).