Salmo 96

Salmo 96

Ven, 07 Dic 18 Lectio Divina - Salmi

Si tratta di una composizione abbastanza unitaria, scritta forse nell’epoca del postesilio (IV sec. a.C.?), che rivela l’ingegno e la maestria dell’autore. È un inno che pare riunisca due poesie che celebrano la regalità del Signore. Ci sono riferimenti all’antico Salmo 29 e al Deuteroisaia e allusioni ad altri passi biblici. Il Salmo si trova, sebbene con alcune varianti, citato in 1Cr 16,8-36 tra il Salmo 105,1-15 e il Salmo 106,1.47-48 ed è presentato dal Cronista come ringraziamento dopo il trasferimento dell’Arca santa in Gerusalemme.

Nel contesto ideale di una solenne assemblea liturgica, il Salmo 96 chiama a raccolta tutti i popoli della terra perché facciano la loro professione di fede in Jahwèh quale unico vero Dio e, nella gioia universale di tutto il creato, acclamino la sua venuta regale, apportatrice di giustizia e salvezza per il mondo intero.

La simbologia è cosmica, spaziale e temporale. Non manca pure la motivazione politica, legata alla figura di Dio-Re.

Genere letterario: inno alla regalità del Signore (Jahwèh).

Divisione: 1-9 (I parte): il cantico nuovo; 10-13 (II parte): la regalità del Signore.

v.1: “Cantate al Signore un canto nuovo”: l’invito, ripetuto tre volte nei vv. 1-2, indica particolare insistenza. L’espressione è particolarmente usata dal Deuteroisaia (42,10) e si riferisce alla salvezza messianica ed escatologica portata dal Servo del Signore.

vv.2-3: “Il suo nome”: è la sua persona (Salmo 8,2).
“Annunziate… narrate… dite”: la lode, secondo la fede storica d’Israele, consiste nel raccontare gli interventi salvifici storici di Dio. Probabilmente i vv. 2b-3 (“salvezza… prodigi”) in senso più specifico possono riferirsi al ritorno dall’esilio, considerato come un nuovo esodo (cfr. Sal 126), dato anche l’impiego del verbo “annunziare” caro ad Isaia (40,9; 41,27; 52,7).
“In mezzo ai popoli… a tutte le nazioni”: i prodigi di Dio non possono essere racchiusi nell’ambito di un popolo ristretto; tutti devono conoscerli e beneficiarne (cfr. Is 66,18-19).

v.5: “Tutti gli dèi della nazioni sono un nulla”: il termine “dèi” dai LXX è tradotto “demoni”. Tema frequente in Isaia. In contrapposizione a questa espressione, nel secondo emistichio, c’è il termine “Signore”, che è potente e “ha fatto i cieli”, a differenza degli “dèi”, che sono semplicemente “un nulla”.

vv.7-9: Quest’invitatorio ha carattere duplice di conclusione e apertura al cantico seguente, apice del salmo. Si ripetono grosso modo i temi dei vv. 1-3. Il modello seguito è quello del Salmo 29. Qui si sostituisce l’espressione “figli di Dio” del Sal 29,1 con “famiglie di popoli”. Non sono più le divinità del pantheon cananeo a formare la corte celeste, ma i diversi popoli della terra. Essi sono invitati a salire al tempio di Gerusalemme per compiere il culto al Signore (cfr. Is 18,7).

v.8: “Portate offerte”: la voce “offerte” è il termine liturgico tecnico delle offerte sacrificali vegetali (cfr. Lv 2,1-16). Perciò qui, più che omaggi di popoli vassalli, si tratta di esplicito atto di culto al Signore. Ciò è specificato dal v. 9 con l’imperativo “prostratevi”.

v.9: “In sacri ornamenti”: cfr. Sal 29,2. Si tratta qui di una teofania cultuale, il cui effetto teofanico susseguente al “tremore” causato dal timore è indicato nel v. 9b. Si usa qui la figura della metonimia (effetto per causa).

v.10: Dopo l’invito ad annunciare la regalità di Dio, si esaltano sia l’azione provvidente del Signore che “sorregge il mondo…” sia la sua azione giudiziaria. Con l’azione provvidente si sottolinea il governo dell’universo creato, una volta sconfitto per sempre il caos iniziale (cfr. Sal 104,5-9); con l’azione giudiziaria, si accentua il governo e la sua influenza sulla storia che il Signore dirige con “rettitudine”, cfr. Sal 66,5.

vv.11-12: Alla regalità cosmica del v. 10 segue una lode universale, che parte da un coro solenne formato da tutta la natura inanimata. Sono coinvolti: cielo, terra e mare (tre elementi essenziale per la mentalità ebraica), la campagna coltivata e le foreste.

v.13: Si esplicita il destinatario della lode cosmica dei vv. 11-12 e la motivazione. La lode va diretta al Signore “che viene”. Si ha qui uno sfondo escatologico e universale.
- “Con giustizia e con verità”: il giudizio sarà secondo le due grandi virtù dell’alleanza.
- “La terra … il mondo … tutte le genti”: le tre espressioni esprimono e ribadiscono l’universalità del giudizio. Si tratta perciò di un giudizio (azione) salvifico-escatologico a carattere universale (cfr. Is 40,10; 59,19-20; 60,1; 62,11). Il Salmo supera così ogni nazionalismo. La “giustizia” e la “fedeltà” di Dio, che in primo tempo denotavano il comportamento salvifico di lui nei riguardi del suo popolo, hanno ormai superato chiaramente i confini del particolarismo ebraico, entrando decisamente nella sfera dell’universalismo.