Salmo 101

Salmo 101

Lun, 14 Gen 19 Lectio Divina - Salmi

L’orante presenta nella finzione o nella realtà la bozza di un “discorso della corona” tenuto davanti a un’assemblea, in cui una suprema autorità (probabilmente il re) si impegna a rispettare e a far rispettare i precetti dell’Alleanza divina.

È un salmo regale in senso largo e a sfondo liturgico. Anche se il re non viene espressamente nominato, che ci si riferisca a lui lo si intuisce da quanto possiede (una grande casa per accogliere molti: vv. 2.6.7) e da ciò che ha intenzione di fare, che non è certo nelle possibilità di un privato cittadino (vv. 5.6.8). Per alcuni aspetti il Sal 101 è parallelo al Sal 18,21-25 (a proposito della protesta d’innocenza), ma mentre là ci si riferiva alle azioni passate, nel Sal 101 le promesse d’impegno sono per il futuro.

Scomparsa la monarchia, il salmo ricevette un’interpretazione messianica. Il protagonista parla in prima persona ed in lui è stata ravvisata un’alta autorità, responsabile del buon andamento della cosa pubblica, nel rispetto delle esigenze socio-morali della nazione eletta. Più specificamente tale autorità viene identificata con la persona stessa del re. Il salmo procede per antitesi, basandosi sulla menzione positiva delle azioni del re, contrarie a quelle negative degli empi. Alcuni elementi di struttura sono le voci: via (vv. 2.6), cuore (vv. 2.4.5), casa (vv. 2.7), occhi (vv. 3.6.7), paese (vv. 6.8). La simbologia è spaziale (cfr.: via, casa, paese, città), somatica e psicologica (cfr.: cuore, occhi).

Genere letterario: salmo regale.

Divisione: v.1: dossologia d’inizio; vv. 2-8: impegni programmatici del re.

v.1: La dossologia è per alcuni un’aggiunta posteriore per adattare il salmo alla lode liturgica. La tematica è agganciata al contenuto degli altri versetti.
– “Amore e giustizia…”: è la copia delle virtù dell’alleanza. Nell’evidenziarle, in quanto osservate da Dio nella sua fedeltà, il salmista di riflesso le indica al re per l’esercizio concreto del suo governo.
v.2: “Agirò con saggezza”: il re si impegna prima con se stesso (Sal 78,72; 1Re 9,4; Sap 9) ad essere fedele alla legge di Dio. Alla lettera: “Voglio essere sapiente”. È la sapienza pratica, che Salomone chiese al Signore per ben governare (1Re 3).
– “Quando verrai a me?”: è la richiesta al Signore di una sua visita per essere confortato e benedetto nell’azione di governo, secondo il principio della retribuzione; dato che egli, il re, si prefigge di agire secondo la legge.
– “Con cuore integro”: cioè con fedeltà di cuore, che implica coerenza di vita e piena sincerità (cfr. Prv 11,20; Sal 119,1), come Davide (cfr. Sal 18,21.24; 78,72).

v.3: “Non sopporterò davanti ai miei occhi…”: il re dichiara la sua ferma intenzione di non compromettersi con le ingiustizie e di non farsi complice di chi le compie.
– “Azioni malvagie”: alla lettera: “parola di Belial” (cfr. Sal 41,9; Es 10,10; Dt 15,9) Questa espressione ricorre anche nel Salmo 41,9.

v.5: “Occhi altezzosi e cuore superbo”: alla lettera: “alto di occhi e largo di cuore”. Si designano gli ambiziosi che hanno come scopo il successo, anche a costo di nuocere agli altri e perfino eliminandoli se sono loro di ostacolo (cfr. Prv 16,5; 21,4; 28,25; Sal 18,28; 131,1).
– “Non lo potrò sopportare”: è la stessa forte espressione con cui Jahwèh rigetta il culto formalistico di Israele (cfr. Is 1,13).

v.6-7: “I fedeli del paese… chi cammina per la via integra…”: coloro che praticano la fedeltà alla legge del Signore come il re (v. 2b) (cfr. Nm 12,7; 1Sam 2,35; Prv 25,13), abitando presso il santuario del Signore possono abitare anche presso il re. Sono coloro che nella terra d’Israele praticano con fedeltà la legge di Jahwèh. Essi sono in genere oggetto di persecuzione da parte degli empi (cfr. Sal 35,20), ma al tempo stesso sono i prediletti di Jahwèh; essi, infatti, hanno il privilegio di “dimorare presso Jahwèh”, cioè nella sua casa che è il santuario (cfr. Sal 15,1; 61,5; ecc.).
– “Non abiterà nella mia casa…” coloro che come il bugiardo e il fraudolento non sono degni di abitare nella casa del Signore, non lo sono neanche per abitare nella casa del re.

v.8: “Sterminerò ogni mattino…”: con una forte esagerazione il re proclama il suo fermo proposito di liberare tutto il paese dagli empi e la città santa di Gerusalemme dagli operatori iniqui, anche ricorrendo ad estremi mezzi di coercizione, quali le sentenze di morte.
– “Ogni mattino…”: cfr. Ger 21,12. Il mattino è l’ora della celebrazione dei processi. L’espressione indica la sollecitudine e la vigilanza del re per il suo programma di “purificazione” del paese e della città santa.
– “Sterminerò… tutti gli empi del paese”: alla lettera: “farò a pezzi”. Il ricorso a mezzi estremi di coercizione, del tutto estraneo al nostro modo moderno di pensare in questa materia, specialmente se si tratta di “foro interno”, era un dovere, oltre che una pratica incontestata in tutto l’Oriente antico.