Salmo 103

Salmo 103

Lun, 28 Gen 19 Lectio Divina - Salmi

Questo salmo è un inno di celebrazione, un canto gioioso di riconoscenza, una meditazione sulla fragilità umana riferita alla misericordia eterna di Dio; sulla molteplicità dei pensieri e delle forme letterarie domina un'unità di fondo che è definibile attraverso le parole della prima lettera di Giovanni, 4, 8: "Dio è amore". Il salmo può essere diviso in tre parti: vv. 1-5, Invito alla benedizione; vv. 6-19, Inno alla misericordia di Dio; vv. 20-22, Conclusione della benedizione.

Invito alla benedizione (vv. 1 - 5). Nel linguaggio biblico il termine benedizione esprime particolarmente la forza che l'uomo ottiene da Dio e con la forza il successo, la felicità, il benessere.
vv.1-2: "Benedire Dio e il suo santo nome" significa proclamare la sua generosità sconfinata che si effonde nell'umanità, nella storia e nell'universo. La preghiera si apre con una nota di ottimismo e di fiducia. Questo invito alla lode è rivolto dal salmista a se stesso in una specie di dialogo psicologico che si ritrova anche in altri salmi (salmo 104, 1: "Benedici il Signore, anima mia, Signore, mio Dio, quanto sei grande"; salmo 42-43: "Perché ti rattristi anima mia?... Spera in Dio"). La realtà più profonda dell'uomo è stimolata a "benedire" e a "non dimenticare" Dio, secondo l'esortazione di Dt. 6, 12: "Guardati dal dimenticare il Signore...: e Dt. 8, 10: "Benedirai il Signore Dio tuo... Guardati bene dal dimenticare il Signore"). Non si tratta di una lode al Signore, ma di un'esaltazione pura della sua benignità, che è descritta in tre esempi:
v.3: Il primo beneficio è il perdono dei peccati. Ad esso si associa la guarigione fisica, che nella logica della spiritualità veterotestamentaria della retribuzione, è segno del perdono del peccato, causa della malattia.
v.4: Tutte le sofferenze fisiche sono quasi una spia del nostro lento procedere verso la corruzione della morte. Allora Dio allontana la fossa, la tomba che, come un baratro, è spalancata per inghiottire l'uomo. Ma la benedizione è soprattutto "grazia e misericordia"; è la fedeltà del Signore al suo patto.
v.5: Questi doni del Signore si manifestano concretamente nella "sazietà dei beni" che si esprime soprattutto nell’estensione e nella qualità degli anni. Come Isacco, il figlio della benedizione, che fu "sazio di giorni" (Gn. 35, 29), l'anziano fedele sa che anche il progressivo affievolirsi della sua esistenza può essere vissuto diversamente, nella coscienza della vicinanza di Dio.

Inno alla misericordia di Dio (vv. 6 - 19):
vv.6-7: Non c'è vicenda personale che non venga inserita nell'esperienza collettiva vissuta da Israele. L'Esodo, il più alto segno della misericordia di Dio, è la chiave di lettura dei doni che ogni fedele riceve nella sua vita privata. Ogni gesto, anche piccolo, viene inserito nella trama delle grandi opere di Dio.
vv.8 -10: Dopo aver citato il testo di Es. 34, 6-7, il pensiero si fìssa sul perdono di Dìo. Il v 9 è una sintesi della predicazione profetica al riguardo: "Io non voglio discutere sempre, né essere sempre adirato " (Is. 57, 16; "Non conserverò l'ira per sempre" (Ger. 3, 12). Dio nel suo amore non sa applicare con matematica freddezza la sua giustizia.
vv.11 - 13: L'inno alla misericordia di Dio si allarga in una successione di tre immagini. Le prime due sono complementari e definiscono le dimensioni dello spazio, verticale e orizzontale. In questa logica d'amore le nostre colpe sono allontanate da noi. La terza immagine si riferisce alla profondità psicologica dell'amore paterno. Accanto allo schema nuziale (Os. 2) e a quello materno (Is. 49, 15), la Bibbia delinea spesso la fisionomia di Dio sotto il profilo di padre. Arriviamo a capire che l'uomo appartiene realmente alla famiglia di Dio attraverso l'incarnazione di Gesù Cristo che si fa fratello di tutti gli uomini, facendoli figli di Dio.
vv.14 - 16: In questi versetti è descritta una forte antitesi che contrappone la caducità dell'uomo all'eterna misericordia di Dio. L'uomo è fatto di terra ed ha tutta la consistenza della polvere. Quindi Dio non vuole infierire su questo avversario così sproporzionato, che con il peccato crede di essere assurto all'altezza di un titano, ma che in realtà è un essere piccolissimo. L'uomo è un fiore meraviglioso, ma se il vento del deserto gli piomba addosso, sparisce.
vv.17 - 19: Alla fragilità umana si oppongono nell’eternità la "grazia e la giustizia" di Dio. Cioè il suo amore misericordioso che supera le generazioni. La misericordia supera il tempo oltre lo spazio, perché il suo regno abbraccia l'universo e nulla può sottrarvisi. 

Conclusione della benedizione (vv. 20 - 22). Come nella finale di un coro, tutte le voci e tutti gli strumenti musicali sono chiamati ad unirsi in un immenso canto di benedizione. Ad esso partecipano soprattutto gli angeli, descritti come "messaggeri pronti alla voce della sua parola". Ai cori angelici sono invitate ad unirsi tutte le creature, disperse per tutte le regioni dell'universo, "dominio " del Signore. 

Trasposizione cristiana - Tutto quello che il salmo ha cantato trova il suo compimento nel Cristo. La venuta di Gesù è opera della misericordia di Dio. Se rileggiamo la parabola del figliol prodigo (Lc. 15, 11-32), abbiamo un'idea di chi è Dio Padre e di chi siamo noi. Oppure possiamo riascoltare le parole di Gesù in croce: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc. 23, 34). "Quando si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia, mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo..." (Tt. 3, 4).
Sul v 14 San Gregorio Magno ha fatto questo commento: "Cosa c'è di strano se lo conosce tutto (il fango)? Ma il suo modo di conoscere il nostro fango fu quello di assumerlo per amore". La parola più completa che potrebbe tradurre anche la conclusione del salmo 103, è compendiata in Ef 2, 4 ss: "Dio, ricco di misericordia, a causa del suo grande amore col quale ci ha amati, ha vivificato insieme con Cristo anche noi, che eravamo morti nei peccati…".

Domande per la riflessione personale:
Che cosa mi ha colpito di più in questo salmo?
Sono più incline alla benedizione del Signore o a lamentarmi di lui?
So riconoscere tutti i suoi benefici e chiamarli per nome?
Come vivo l'esperienza del perdono?
Sono disposto ad accoglierlo e a donarlo nella fede e nell'amore gratuito?
Sono persona capace di gioire per le cose semplici e comuni?
Quale posto sono pronto a dare nella mia vita all'esperienza spirituale di Dio, per lasciarmi plasmare dall'amore che mi libera dalla possessività e dalla chiusura?
Sono capace di ricominciare sempre di nuovo nel dono di me stesso?
In quale versetto del salmo mi riconosco più facilmente?