Salmo 113

Salmo 113

Dom, 14 Apr 19 Lectio Divina - Salmi

Il Salmo fa parte di quelli adoperati nel culto in occasione delle maggiori feste d’Israele (Pasqua, Pentecoste, Capanne, Dedicazione, Novilunio). Inizia con esso il gruppo dei Salmi (113-118) che va sotto il nome di hallel (= inno di lode), utilizzati in modo speciale in queste grandi occasioni.

Stando alla celebrazione ebraica i Salmi 113 e 114 venivano recitati prima della cena; gli altri, cioè i Salmi 115-118, dopo.

Il Sal 113 è una celebrazione innica di Jahwèh visto nell’altezza della sua divina maestà, che però si mette a disposizione del povero e dell’indigente. La simbologia del salmo è spaziale in senso discendente nei vv. 4-6 e in senso ascendente nei vv. 7-8.

Genere letterario: inno.

Divisione: vv. 1-3: introduzione: invito alla lode; vv. 4-9: corpo: motivazioni della lode.
Manca la conclusione!

vv.1-4: Questa parte introduttiva è costituita dall’invito iniziale a lodare il nome di Jahwèh (v. 1), seguito dal duplice augurio che la sua benedizione superi ogni limite di tempo (v. 2) e di spazio (v. 3).
v.1: “Servi del Signore”: sono in senso stretto i sacerdoti o i leviti, come nel Salmo 135,2, o più genericamente i fedeli (cfr. Salmo 19,12.14; 27,9; 31,17; 34,23).
– “lodate il nome del Signore”: come si deduce chiaramente dal corpo dell’inno in cui si parla direttamente del Signore, il “nome” sta per la persona stessa di Jahwèh, con accentuazione della sua salvifica presenza.
v.2: “Sia benedetto…”: la benedizione di Dio, da parte dell’uomo, implica riconoscimento umile e devoto della sua divina maestà e potenza.
– “Ora e sempre”: lett.: “da ora e fino all’eternità”. È un’espressione che ricorre più volte nei Salmi del V Libro, specialmente alla fine (cfr. Salmi 115,18; 121,8; 131,3).

vv.4-9: Viene ora la serie delle enunciazioni inniche riguardanti la regale trascendenza di Jahwèh (vv. 4-5) e la sua premura verso gli uomini e gli indigenti.
v.4: “Su tutti i popoli eccelso è il Signore…”: si sottolinea la regalità e la maestà divina sugli uomini e sul creato (cfr. Salmi 46,11; 92,2). La regalità universale del Dio d’Israele è tema proprio dei Salmi che cantano l’aspetto regale della maestà di Jahwèh (cfr. 46,11; 92,2).
vv.5-6: Questi due versetti centrali presentano nello stesso tempo la trascendenza (v. 5) e la condiscendenza di Dio (v. 6). Egli, la cui dimora sta oltre i cieli, al di sopra del firmamento (cfr. Salmi 8,2; 47,10; 57,6.12; 104,3), “si china a guardare…” (v. 6) oltre i cieli che stanno ai suoi piedi, proprio sulla terra, per venire incontro all’uomo. La eccelsa collocazione di Dio “nell’alto” del suo trono celeste non gli impedisce di “umiliarsi” per avvicinarsi all’uomo bisognoso.
vv.7-9: I versetti riecheggiano il canto di Anna (1Samuele 2,1-10). Con alcune esemplificazioni si descrivono due casi di condiscendenza di Dio: il caso dell’indigente e povero, e quello della sterile.
vv.7-8: “L’indigente… il povero”: Dio solleva dallo stato di sofferenza, di miseria, di angoscia e di emarginazione l’indigente, colui che non ha un volto decoroso, il povero desideroso di pane e dignità.
– “Solleva dalla polvere…”: Dio si abbassa per elevare, canta Anna nel suo inno di ringraziamento (cfr. 1Samuele 2,7-8), a cui fa eco Maria nel “Magnificat” (cfr. Luca 1,52).
– “Polvere… immondizia”: l’indigente e il povero, come Giobbe (cfr.2,7-9), sono emarginati, insignificanti e considerati come spazzatura. Ma Dio li solleva da questa situazione, intesa sia in senso materiale e morale, e dona loro benessere e dignità (cfr. Giobbe 36,7).
v.9: “Fa abitare la sterile…”: la sterilità nell’antico Israele era considerata maledizione di Dio (cfr. Genesi 16,4-5; 1Samuele 1,5-6; Osea 9,14). La sterile qui diventa madre, non solo, ma con numerosa prole; da triste ed emarginata si trasforma in “gioiosa”. Fra gli indigenti, gli umiliati, il salmista annovera la sfortunata donna colpita da sterilità ed esposta per questo al pericolo di essere cacciata di casa (l’allusione al caso di Anna è più evidente); ebbene, Dio “si abbassa” fino a lei e la riscatta con una maternità “gioiosa” dalla sua umiliazione (cfr. 1Samuele 2,5). Da notare che oltre il riferimento ad Anna, qui è anche richiamata la figura di Sara (Genesi 16,1; 17,15-21; 18,9-15). Anna e Sara sono donne “tipo” e simboli del concreto amore di Dio verso il bisognoso e il povero umiliato.

Nel Nuovo Testamento il Salmo 113 ha contatti con il Magnificat: il v. 6 con Luca 1,48 e il v. 7 con Luca 1,52.