Salmo 121

Salmo 121

Dom, 21 Lug 19 Lectio Divina - Salmi

Il Salmo 121 porta nel salterio il titolo: "canto delle ascensioni" con altri 14 salmi. (120-134). Esso è l'unico a cui si adatti perfettamente questa definizione, perché è interamente sostenuto dall'idea del pellegrinaggio che periodicamente Israele compiva a Gerusalemme. Questi Salmi di ascensione potrebbero essere più genericamente una collezione di canti del pellegrino, usati anche in altri contesti e dedicati a temi differenti, raccolti all'insegna della gioia, della serenità e della semplicità. Anche il Salmo 121 respira quest'atmosfera di speranza e di limpida fiducia nella protezione divina. 

Il salmo può essere diviso in due parti:
vv.1-2: I monti e l'aiuto di Dio.
vv.3-8: La protezione amorosa di Jahwèh.

I monti e l'aiuto di Dio (vv.1-2)
v.1: La preghiera si apre con un panorama: "Alzo gli occhi verso i monti". È uno scenario stupendo e drammatico insieme, perché la mente va dall'aspro paesaggio di Giuda alle catene montagnose che il pellegrino ha dovuto affrontare in dure salite, per gole solitarie e con marce sotto il sole. Si può ricordare quanto è detto nel Salmo 23, v.4: "Se dovessi camminare per valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me". Esprimendoci in concetti più teologici, si può anche pensare ai monti sacri, residenza delle divinità pagane: potrà forse venirmi l'aiuto da questi monti?

Il comandamento principale è: "Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai, perché io, il Signore, sono il tuo Dio." (Esodo 20, 4-5).

v.2: È questa la risposta della fede, per cui il fedele può dire: "Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra". Quindi anche i monti sono opera delle mani di Dio e "il Tabor e l'Ermon cantano il suo nome "(Salmo 89, 13). Qui però l'allusione più immediata è per i monti per eccellenza, quelli di Gerusalemme, anzi quello di Sion in particolare: "Perché invidiate, o monti dalle alte cime, il monte che Dio ha scelto a sua dimora?" (Salmo 68, 17; cfr. Salmo 87,2; 3,5; 132,3).
- La fiducia è posta solo in Dio, che abita in Sion e che domina cielo e terra (cfr. Salmo 125, 1).

La protezione amorosa del Signore (vv.3-8).
Qui abbiamo due immagini dominanti: quella del custode (vv. 3-5), e quella dell'ombra (vv. 5-8).

Per tre volte si parla del custode, che evoca l'immagine della sentinella che veglia nella notte a difesa del sonno tranquillo dei suoi concittadini. Può essere evocata anche l'immagine del pastore che vigila senza stancarsi sulla sicurezza del suo gregge (cfr. Salmo 80, 1-2). La seconda immagine è simile alla nube dell'Esodo, la cui ombra attenuava l'ardore del sole (cfr. Esodo 13,21; Sapienza 19,7; Salmo 17,8; 91,1; Sapienza 3,1; Deuteronomio 33,3; Giovanni 10,29).

Il terrore dell'insolazione e gli effetti negativi che la medicina popolare attribuiva ai raggi lunari, sono totalmente neutralizzati (vv. 6-7). Il Signore è la pace totale dell'uomo, egli "protegge da ogni male". La sua protezione abbraccia l'intero arco dell'esistenza, che nel vocabolario biblico è descritta con due coppie di termini, l'una spaziale e l'altra temporale.

Lo spazio è espresso dai verbi "entrare-uscire" (v. 8), che riassumono i due poli dell'esistenza. La nascita è un uscire dal grembo materno per conquistare lo spazio nuovo del mondo. Le emigrazioni sono uno strappo dalla propria terra per entrare in altri orizzonti geografici. La vocazione è un "abbandonare le reti", per entrare nel Regno. La conversione è un uscire dalla strada sbagliata per incamminarsi sulla via del ritorno al Padre. Ogni nostra giornata è un'uscita, la mattina, verso nuove esperienze.

Il tempo, espresso dai termini "da ora e per sempre" (v. 8), è una realtà che tocca fortemente l'uomo, per cui ogni istante è sotto lo sguardo di Dio, che vigila non solo sul breve spazio di tempo della vita umana, ma abbraccia l'eternità.

La protezione divina è espressa anche dal v. 5 con queste parole: "Il Signore sta atta tua destra". La destra è la posizione del protettore che, avendo il protetto alla sua sinistra, può con la destra libera impugnare la spada per difendere l'amico (Cfr. Salmo 16,8; 109,31; Matteo 10,19-20).

Prolungamento del salmo. P. Schokel commenta così: "Mi immagino una scena notturna. Un bimbo nella culla che dondola, spinta dolcemente dalla madre che veglia. L'andare e venire della culla che potrebbe provocare paura, porta serenità perché il bimbo sente la presenza materna. Sapendo che la mamma è là e vigila e non dorme, egli può lasciarsi cullare da quel va-e-vieni, chiudere gli occhi e dormire tranquillo. Nel va-e-vieni della nostra vita, "alziamo gli occhi" ansiosi e scopriamo la presenza vigilante di Dio che ci rasserena".

Trasposizione cristiana. Il Salmo 121 resta sempre una promessa essenziale per l'uomo pellegrino. In questo Salmo il cristiano non contempla soltanto l'offerta di alleanza di Jahwèh nell'Antico Testamento, ma anche in Gesù Cristo vede la qualità divina di custode e di pastore: "Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime" (1Pietro 2,25). Un altro testo simile a questo è al capitolo 10 del Vangelo di Giovanni: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano" (10, 27-28).

"Il Signore proteggerà la tua entrata e la tua uscita: l'uscita dallo stato terrestre presente condiziona l'ingresso nei beni superiori dell'anima. Ed è prendendo come guida il Verbo di Dio che l'anima compie questa uscita. Essa non cessa mai di entrare, nella misura in cui non cessa di uscire. Per entrare sempre più innanzi progredendo verso ciò che è dall'alto, deve uscire continuamente da ciò che ha già conquistato" (S. Gregorio Nisseno, PG, 44,1024-1026).