Salmo 125

Salmo 125

Mer, 21 Ago 19 Lectio Divina - Salmi

Molteplici e svariati sono gli elementi che entrano nella composizione della presente lirica. Scorgiamo, infatti: enunciazioni di fiducia collettiva nei versetti iniziali; una promessa d’intonazione profetica, motivata dal timore di un pericolo incombente, nel v. 3; una petizione nel v. 4; infine una sentenza di condanna nel versetto finale. Completa il quadro un augurio aggiuntivo di ispirazione liturgica (v. 5c).

Pur nelle varietà dei motivi, questo Salmo può essere classificato fra le lamentazioni pubbliche, cioè come una preghiera della comunità che soffre ed ha bisogno della protezione divina.

Tuttavia, per la spontanea ed intensa preghiera-supplica della comunità, che nasce da un cuore intriso di grande speranza, il Salmo è da considerarsi anche come un Salmo di fiducia nel Signore.

Qui la comunità è quella dei “giusti” (v. 3), dei “buoni”, dei “retti di cuore” (v. 4), di coloro che “confidano” in Jahwèh (v. 1): in una parola essa è “il suo popolo” (v. 2).

Ebbene, questa comunità soffre sotto un dominio “di empietà” (v. 3a), cioè, probabilmente, di una nazione che misconosce i valori morali e religiosi del popolo eletto. Se tale dominio dovesse protrarsi nel tempo, l’onestà dei giusti sarebbe messa a dura prova e potrebbe soccombere (v. 3b).

Il linguaggio, permeato qua e là di accenti sapienziali, fa pensare alla tardiva epoca postesilica.

La sfondo geografico della breve lirica è dato dall’orografia di Gerusalemme, che è circondata da monti. Nella composizione unitaria si intravedono due linee opposte: quella della giustizia e quella dell’empietà. Alla stabilità di chi ha fiducia in Dio corrisponde, in inclusione antitetica, l’instabilità e rovina degli empi.

La simbologia è spaziale.

Genere letterario: salmo di fiducia (+ motivi sapienziali).

Divisione: v. 1: introduzione tematica: professione di fede; v. 2: esempio illustrativo; v. 3: oracolo attualizzante; vv. 4-5: sorte dei buoni e degli empi.

vv.1-2: Apre il Salmo un’affermazione di fiducia in Jahwèh, fondata sull’azione protettiva con cui Egli “circonda” il suo popolo.
v.1: “Chi confida”: alla lett.: “coloro che confidano”.
– “come il monte Sion”: il monte Sion qui indica Gerusalemme (cfr. Salmo 87). La montagna è segno di stabilità. I fedeli di Jahwèh partecipano della stessa stabilità di cui gode la “città di Dio”, da lui scelta come sua “dimora”; per questo non può “vacillare” (cfr. Salmo 46,2-3).
v.2: “I monti cingono Gerusalemme…”: non si accenna alle mura della città, ma alla corona di monti che circonda l’antica “città di Davide”, posta sull’Ofel o Sion, a sud dell’attuale spianata del tempio. Gerusalemme infatti è circondata da monti eccetto che al lato nord, da dove sono venute per il passato le invasioni.

vv.3-5: È il corpo del Salmo. In esso scorgiamo, anche se con formulazione diversa e in maniera estremamente succinta, i motivi tipici delle lamentazioni: presentazione del caso (v. 3), preghiera per la comunità (v. 4), condanna degli empi (v. 5).
v.3: “Egli non lascerà pesare…”: introdotto nel testo originale da ki (= perché), il v. 3 è un’affermazione oracolare che applica il concetto della protezione divina alla situazione di sofferenza e alla paura attuale d’Israele;
– “Non lascerà pesare”: alla lettera: “non riposerà”. Abbiamo qui una promessa profetica che il dominio “di empietà” avrà un termine.
– “Scettro degli empi”: lo scettro è segno di potere e di autorità e designa una potenza straniera, il cui governo è ritenuto “empio” non solo perché non è investito di divina autorità, ma perché favorisce le “vie tortuose” degli “operatori di male” (v. 5).
“Possesso”: designa qui il territorio giudaico assegnato come eredità dal Signore (cfr. Salmo 37,3.9.18.22.29).
– “Perché i giusti non stendano le mani a compiere il male”: il pericolo che incombe sulla comunità di Jahwèh dominata da un governo “di empietà” è quello dell’apostasia più meno generalizzata; è questo un motivo caratteristico della letteratura apocalittica. Tale “tentazione” è il motivo di fondo che ispira la “preghiera” di questa supplica.

vv.4-5: In questi due versetti sotto forma di appello si richiama il dogma della retribuzione terrena: premio per i buoni e castigo per i malvagi (cfr. Ezechiele 18).
v.5: “Quelli che vanno per sentieri tortuosi…”: per costoro è prevista, in contrasto con “i buoni” e “i retti”, la sorte che tocca a tutti i “malvagi”.
“Pace su Israele”: sebbene sia considerata un’aggiunta liturgica, proveniente dal Salmo 128,6, il richiamo alla “pace” (shalom) che allude al nome di Gerusalemme, fa sì che quanto detto di Gerusalemme venga augurato a tutto Israele.