Salmo 2

Salmo 2

Lun, 17 Lug 17 Lectio Divina - Salmi

È uno dei salmi messianici più conosciuti, assieme al salmo 110.

Il salmo si divide in 4 parti:

1) vv. 1-3 - Nemici
Si descrive l'attività dei nemici e il loro agitarsi; si tratta di una coalizione per andare contro il Signore e contro il suo Messia. Al v. 3 si dice l'intento di questo agitarsi: è una ribellione per tentare di spezzare i legami e le catene che i re sentono, così da avere l'indipendenza. Subito però si dice che questo è vano, cioè è una attività destinata a fallire. C'è quindi una parola dei re di congiura, e una parola (del salmista) che la definisce inutile.

2) vv. 4-6 - Dio
Il personaggio che comanda la scena è Dio che sta nei cieli. Di lui si dice che "ride" non nel senso che si diverte, ma nel senso che non ha paura di questa manifestazione di attività contro di lui. Egli è talmente forte che non sente la minaccia, la deride, come certi animali che, quando sono attaccati dalle frecce, rimangono assolutamente indifferenti. Tuttavia Dio si adira. La parola che giustifica questa ira di Dio è: "Io l'ho costituito mio sovrano". Andare contro il Messia è andare contro la volontà di Dio, perché c'è una relazione strettissima tra il Signore e il suo consacrato.

3) vv. 7-9 - Unto
È il sovrano, l'Unto che parla. Il sovrano si appropria quello che Dio ha detto ("tu sei il mio sovrano"), e ripete: "egli mi ha detto: tu sei mio figlio". In questa parola abbiamo la terminologia messianica, perché si parla di una consacrazione che di fatto è concepita come la generazione stessa del re. "Oggi ti ho generato" (v.7). Ed è per il fatto che il sovrano viene proclamato figlio di Dio che a lui viene data l'eredità del padre. Poiché il padre è colui che domina la terra, al figlio vengono dati come potere le genti e i confini del mondo. Il sovrano, l'unto, è di fatto la figura del divino nel mondo e quindi deve avere gli stessi attributi di Dio nel mondo. E come Dio ride della minaccia, così il suo Unto ride della minaccia, perché quando chiede al padre, egli riceve il potere di spezzare ogni minaccia con la stessa facilità con cui si frantumano i vasi di argilla.

4) vv. 10-12 - Nemici
Questi versetti sono pronunciati dal sovrano o forse dal salmista. Egli si rivolge di nuovo a coloro che si erano ribellati: "e ora, sovrani, siate saggi" (v.10). Il v. l diceva: perché voi vi ribellate? Era un'accusa e al tempo stesso un invito a capire; al v. 10 si interpellano i sovrani dicendo loro: "poiché Dio è il sovrano che ha costituito il Messia, o sovrani, diventate saggi, cioè passate da un atteggiamento di vanità a un atteggiamento di saggezza, non siate stupidi, e invece di ribellarvi sottomettetevi con timore e tremore al sovrano che Dio ha costituito sulla sua santa montagna. Se vi sottomettete, avrete vita; se vi ribellate, sarete distrutti. Quindi o si serve o ci si perde. Le due parole in ebraico sono simili: <abad e >abad: bisogna stare attenti perché se le parole sono simili, la realtà è totalmente diversa.

Tutto è determinato dal centro del salmo (2a e 3a parte). È la relazione tra Dio e il suo consacrato che determina la vita o la morte dei nemici.

Per la riflessione personale
* Come reagiamo noi nei confronti dell'agire di Dio? Non sempre siamo d'accordo quando ci annunciano che stiamo per morire noi o persone che ci sono care. Non siamo d'accordo quando vediamo il giusto perseguitato o la verità calpestata. Se avessimo dovuto eleggere il nostro Messia, avremmo eletto tutt'altri che Gesù di Nazareth, morto sulla croce...

* Che cosa abbiamo a che fare con un ebreo vissuto 20 secoli fa? Come facciamo a dire che il Messia è venuto, se non è cambiato nulla? È questa una obiezione rivolta dagli ebrei a noi cristiani. Proviamo a pensare alla situazione del nostro Paese, così piena di imbrogli ... Tanto più che protagonisti di tanti imbrogli sono persone che si dicono cristiane o che si sono nascoste dietro questo nome. Dove sta il Signore? Proprio per questo siamo spesso tentati di approfittarne per dire: "Facciamo gli affari nostri". Ognuno di noi sa, quando vuole, "farla franca". Questa è la grande esigenza della fede: imparare a non farla franca. Credere è avere a che fare con realtà che sono realissime ma non si vedono, e chi vuole può negarle. Il nostro Signore è proprio così: lo si può anche bestemmiare senza che ci faccia cadere un sasso in testa. Possiamo anche dire: "Dio non c'è", e non cambia niente. Tra la risurrezione del Signore e il suo ritorno definitivo, noi viviamo come in una fase di interregno, in cui ognuno è tentato di provvedere ai "propri affari".

Il chiasso degli uomini contrasta con l'apparente silenzio di Dio. Il Signore non parla: sembra che gli vada tutto bene. E che cosa fa? Egli siede nei cieli, il Signore è stabile nei cieli. Noi siamo come un filo d'erba: basta un po’ di vento di scirocco e secchiamo. Il Signore conosce una stabilità che noi non conosciamo (Is. 40, 6-8).

* Che cosa resta da fare? "Beato chi in lui si rifugia"(v. 12). Beato colui che si nasconde nel Signore rimettendosi alla sua sapienza. Osservare "l'icona della Madonna della tenerezza".

* In che modo anche noi possiamo compiere qualcosa della signoria di Dio nella storia? Essendo come lui giusti, capaci di affrontare il nemico senza paura, capaci cioè di morire fidandoci di Dio e lasciando a lui di attuare, mediante una misteriosa e invisibile risurrezione, il trionfo sulla storia.