Salmo 132

Salmo 132

Lun, 14 Ott 19 Lectio Divina - Salmi

Il Salmo rievoca due grandi motivi: quello della scelta di Sion (tempio) come sede della presenza di Dio con l’arca (frutto del giuramento fatto da Davide a Dio) (vv. 2-10) e quello della scelta di Davide e della sua dinastia (frutto del giuramento fatto da Dio a Davide) (vv. 11-18). Il carme si ispira a 2Samuele 7 e all’ideologia soggiacente. Occupa un posto di rilievo nella collezione dei Salmi graduali, non tanto per l’eccezionale consistenza numerica dei suoi versetti (tre volte superiore alla media), ma per la sua speciale connessione con la mèta specifica delle “ascensioni”, cioè Sion, sede della divina regalità, rappresentata in Israele dalla dinastia davidica e, nello stesso tempo, fonte di benedizioni per l’intera nazione. Formalmente il Salmo si presenta come una preghiera di intercessione a favore di un regale discendente di Davide (cfr. vv. 1.10).

Come tutti gli altri Salmi regali, come composizione va assegnato senz’altro all’età preesilica, al tempo cioè in cui i discendenti di Davide regnavano in Gerusalemme.

Rispetto al Salmo 89 (in cui si riporta il giuramento-impegno di Dio per Davide) e a 2Samuele 7, il Salmo 132 si rivela più originale; sviluppa infatti, nei due oracoli riportati, ambedue gli elementi significati della voce ebraica bayit: “casa” come tempio, e “casa” come dinastia. Perciò il Salmo si presenta con due facce: come “Cantico di Sion” e come “Salmo regale”, in una cornice di lamentazione; evoca inoltre la liturgia del trasporto dell’arca santa (2Samuele 6,13-19), anche se l’identificazione della festività per l’utilizzo del Salmo resta incerta.

La simbologia di fondo è spaziale e temporale; è presente anche quella psicosomatica applicata a Dio.

L’esegesi rabbinica e la tradizione cristiana considerano il Salmo come messianico.

Genere letterario: Salmo regale (+ motivi di supplica e oracoli).

Divisione: vv. 1-10 (I parte): in un contesto di supplica, con giuramento di Davide per l’arca; vv. 11-18 (II parte): oracolo di risposta, con giuramento di Dio per Davide.

v.1: “Ricordati, Signore di Davide…”: l’imperativo “ricordati” a volte nella Bibbia introduce una supplica (cfr. Isaia 38,2-3; Lamentazioni 5,1). In un altro salmo regale, il Salmo 89,48-51, è come qui in rapporto alle promesse davidiche. Il salmista affida alla “memoria” viva del Signore le difficoltà interiori ed esteriori di Davide (“tutte le sue prove”), nonché il suo zelo per dare una degna dimora all’arca dell’alleanza.

v.2: “Quando giurò…”: non si ha traccia di questo giuramento di Davide, né di un suo voto, in tutto l’Antico Testamento. In 2Samuele 7 il proposito di Davide di costruire una “casa” (tempio) al Signore non è rafforzato da alcun giuramento; probabilmente si tratta di una finzione letteraria del poeta per fare da pendant con il giuramento di Dio nei confronti di Davide della seconda parte del Salmo (v. 11).

v.5: “Una sede per il Signore…”: la preoccupazione di Davide di dare a Jahwèh una “sede” degna è riportata da 2Samuele 7 all’epoca susseguente agli strepitosi successi conseguiti dal grande monarca “su tutti i suoi nemici”. Nella tradizione storico-religiosa d’Israele, Davide non è soltanto il creatore della potenza dinastica di Giuda concentrata a Gerusalemme, ma anche il vero fondatore del tempio, simbolo ed espressione di tale potenza.

v.6: “Efrata”: (= la fruttifera) è di solito indicata con la zona di Betlemme, città natale di Davide (Ruth 4,11; Michea 5,1; 1Cronache 2,50-51, 4,4).
“Campi di Iàar”: letteralmente “campi boscosi”; ma l’espressione richiama Kiriat-Iearim, località situata 15 km a ovest di Gerusalemme, ove l’arca fu condotta dopo il pellegrinare presso i Filistei (1Samuele 7,1-2), prima di essere trasportata da Davide a Gerusalemme (2Samuele 6,2-12; 1Cronache 13,1-6).

v.7: “Sgabello dei suoi piedi”: cfr. Salmo 99,5; 1Cronache 28,2. Il trono di Dio era collocato invece nei cieli, cfr. 1Samuele 4,4; 2Samuele 6,2; Levitico 16,2.

v.8: “Alzati, Signore…”: si rivolge al Signore l’invito a mettersi in marcia verso la nuova e definitiva dimora in Sion (“luogo del tuo riposo”). Ma il trasferimento dell’arca è anche simbolo della potenza salvifica di Dio (cfr. Numeri 10,35).

v.9: I tuoi sacerdoti… i tuoi fedeli…”: si accenna alla processione festosa formata da clero e popolo per il trasporto dell’arca (cfr. 2Sam 6,5).
– si vestano di giustizia”: gli stessi indumenti sacri dei sacerdoti devono essere segno di purificazione, santificazione e “giustizia” (= salvezza-vittoria) che Dio fa conseguire al suo popolo (cfr. 1Cronache 15,12-14).

v.10: “Per amore di Davide… non respingere”: il salmista riprende la supplica del v. 1 e, richiamando i meriti di Davide e i suoi stretti rapporti con il Signore, chiede la protezione divina sul re. Quasi a conclusione della solenne cerimonia interviene la preghiera d’intercessione a favore del re. Il richiamo a “Davide”, menzionato all’inizio, mentre serve a dare un fondamento solido alla preghiera, fa da conclusione a questa prima parte del salmo.
– “Tuo consacrato”: letteralmente “tuo unto” (= tuo Messia), cioè il re.

vv.11-18: In corrispondenza con il “giuramento” di Davide riguardante la scelta della dimora divina in Gerusalemme viene ora il giuramento di Dio riguardante la duplice “scelta” che Dio fa della dinastia davidica (vv. 11-12) e di Sion (vv. 13-14); ad entrambe sono indirizzate le divine promesse di prosperità (vv. 15-16) e di splendore (vv. 17-18).

v.11a: “Il Signore ha giurato… e non ritratterà…”: alla lettera: “Ha giurato il Signore a Davide, verità che non tornerà da sé”. Si sottolinea l’efficacia del giuramento divino, la sua continuità e irreversibilità. Il giuramento fatto da Dio corrobora le solenni promesse, fatte a Davide in modo irrevocabile, circa la solidità nelle epoche future del suo trono e la continuità della sua discendenza (cfr. Salmo 89,4; 36,50).
– “Il frutto delle tue viscere”: è locuzione biblica per “prole”, non dissimile da quella impiegata in 2Samuele 7,12 (“il seme che uscirà dai tuoi lombi”) per designare Salomone, figlio di Davide, il preconizzato costruttore del tempio.
Questo passo è citato da Pietro e applicato a Cristo nel suo primo discorso al popolo d’Israele (Atti 2,30).

v.12: “Se i tuoi figli custodiranno…”: il giuramento divino è condizionato alla fedeltà e all’osservanza delle clausole dell’alleanza. Qui come in 1Cronache 28,5-7, ove si riferisce direttamente a Salomone, la condizione viene espressa in positivo, mentre in 2Samuele 7,14-15, in negativo (cfr. Salmo 89,31-34). Tuttavia le infedeltà non possono annullare completamente la promessa (2Samuele 7,15). La elezione del popolo d’Israele e della discendenza davidica è legata ad un impegno: “custodire” la sua “alleanza” e obbedire ai suoi “precetti” (cfr. 1Re 3,14; 8,25).

v.13: “Il Signore ha scelto Sion…”: cfr. 2Cronache 6,6. È il commento di una voce esterna (coro sacerdotale?) che collega l’oracolo dei vv. 13-18 alla prima parte. In 2Samuele 7 è messo ben in risalto il collegamento delle promesse davidiche con il tempio, la dimora di Jahwèh sul monte Sion.
– “L’ha voluta”: letteralmente: “l’ha bramata”. Il termine mette in evidenza non solo l’intensità dell’affetto divino per Sion, ma anche la libertà sovrana della sua scelta, non condizionata dalla volontà umana.

v.15: “Benedirò…”: la presenza dell’arca in Sion porta ricchezza e benedizione. Questa, a partire da Gerusalemme, si riversa come un fiume su tutta la terra d’Israele, fecondandola e producendo pane a sazietà anche per “i suoi poveri”. La divina “benedizione” che profluisce “da Sion” è un motivo caratteristico dei Salmi graduali (cfr. 128,5; 134,3).

v.16: “Rivestirò di salvezza i suoi sacerdoti… i suoi fedeli”: cfr. v. 9. Qui alla “giustizia” del v. 9 si è sostituito il sinonimo “salvezza”.

v.17: “Là farò germogliare…”: il verbo “germogliare” contiene in sé un forte riferimento messianico. In Geremia 23,5 si parla di “germoglio giusto” con chiara allusione messianica (cfr. anche Geremia 33,15; Zaccaria 3,8; 6,12), mentre in Isaia 11,1 si parla di un “virgulto”.
– “La potenza di Davide”: letteralmente “il corno di Davide” (cfr. Salmo 18,3).
– “Una lampada al mio consacrato”: la simbologia della lampada richiama la fiamma del focolare per indicare la famiglia. La lampada perciò qui è simbolo della discendenza (cfr. 1Re 11,36).

v.18: “Coprirò di vergogna…”: letteralmente: “rivestirò di vergogna”. Si noti il contrasto con il v. 16. Lì i sacerdoti vengono “rivestiti di salvezza”, qui i nemici vengono rivestiti di vergogna.
– Splenderà la corona”: letteralmente: “fiorirà la sua corona”. C’è l’immagine vegetale della fioritura. In contrasto con la vergogna e umiliazione dei nemici, splenderà il diadema regale sulla testa del re, cioè torna a “fiorire” sul re il “germoglio” (v. 17) che porta sul capo.