Salmo 138

Salmo 138

Gio, 28 Nov 19 Lectio Divina - Salmi

Il carme corrisponde allo schema tradizionale dei Salmi di ringraziamento, terminando con un atto di fiducia e una petizione. Il verbo “ringraziare” ricorre tre volte (vv. 1.2.4).

La simbologia è cosmica, fisiologica e antropomorfica.

Questo Salmo, con cui si apre la terza ed ultima raccolta dei “Salmi di David” (dal 138 al 145), si presenta come un’azione di grazie a Dio da parte di un individuo che ha sperimentato in sé gli effetti della sua benevolenza (vv. 1-3) e che, avendo piena fiducia nella “eternità” della divina misericordia, spera di beneficiarne ancora per il resto della sua vita. Il Salmo utilizza motivi ed espressioni desunti da altri Salmi, fra cui è da notare il piccolo inno della parte centrale (vv. 4-6).

Genere letterario: salmo di ringraziamento individuale.

Divisione: ringraziamento: vv. 1-3; inno: vv. 4-6; fiducia per il futuro: vv. 7-8.

vv.1-3: è l’azione di grazie che il beneficato rende a Dio nell’atrio del tempio. Il pellegrino, graziato da Dio, arriva e si ferma davanti al tempio, nell’atrio, e qui incomincia la sua preghiera.

v.1: “Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore”: tutto l’emistichio riproduce alla lettera l’inizio del Sal 9.

v.1b: “Hai ascoltato le parole della mia bocca”: questa frase manca nel TM. Si trova nei LXX e nella Vulgata. Indica il motivo del ringraziamento.

– “Davanti agli angeli”: così nei LXX e nella Vulgata; alla lettera: “davanti agli dèi”. Altre versioni antiche traducono: “davanti ai re”, oppure “davanti ai giudici” (Targum). La Bibbia CEI, sulla scia dei LXX e Vulgata, riferisce la voce “dèi” agli angeli, nella loro funzione di membri della corte celeste (cfr. Salmi 8,6; 29,1; 82,1; 86,6-9; Isaia 6,1-4). Il salmista vuole dare la massima ufficialità e solennità alla sua azione di grazie. L’espressione “davanti agli dèi”, se lasciata come giace, può anche significare “in contrasto ai (presunti) dèi”. Il che indicherebbe una professione di fede nell’unicità dell’intervento salvatore di Dio nei suoi riguardi, con l’esclusione di ogni altra immaginaria potenza.

v.2: “Mi prostro verso il tuo tempio”: a differenza degli empi, il salmista per la sua fede in Jahwèh può stare davanti al tempio, entrare e rifugiarsi nella sua casa e fare le rituali prostrazioni (“orazioni”) verso il luogo della sua presenza (cfr. Salmo 5,8).

- “Hai reso la tua promessa …”: la traduzione della frase è incerta. Il salmista ricorda la prontezza con cui Dio è intervenuto a liberarlo (cfr. v. 7).

vv.4-6: Come spesso accade nell’azione di grazie (cfr. Salmi 22,28-29; 66,1-12; 102,16), il salmista è portato ad estendere il raggio della gratitudine invitando il mondo intero (qui rappresentato dai “re della terra”) ad unirsi alla sua celebrazione della lode divina. In questo caso tale lode allargata si muta in un vero e proprio inno, riconoscibile dal duplice invito con relative motivazioni (vv. 4-5).

v.5: “Canteranno le vie del Signore”: qui, in quanto oggetto di una celebrazione, le “vie del Signore” sono da intendere come i vari modi con cui Dio interviene a salvezza dell’uomo.

v.6: “E guarda verso l’umile …”: è un antropomorfismo. Lo sguardo di Dio indica salvezza (Numeri 6,25-26). È lo stesso pensiero di Isaia 57,15: “Poiché così parla l’Alto e l’Eccelso, che ha una sede eterna e il cui nome è santo: In un luogo eccelso e santo io dimoro, ma sono anche con gli oppressi e gli umiliati”.

– “Ma al superbo volge lo sguardo da lontano”: al contrario, allontanare lo sguardo da qualcuno significa rovina e perdizione. Dio lo allontana dal superbo (cfr. Isaia 2,10-19). La “lontananza” di Dio denota, nel linguaggio biblico, la privazione del suo favore, che comporta l’assenza di ogni vero bene.

vv.7-8: Il salmista conclude la sua azione di grazie applicando a sé il principio enunciato nell’inno: Dio, come nel passato, accorrerà in suo aiuto in ogni avversità.

v.7: “Se cammino in mezzo alla sventura…”: è la stessa sicurezza che nutre l’orante del Salmo 23,4: “Anche se camminassi in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me”.

v.8: “Il Signore completerà per me l’opera sua”: l’espressione può essere variamente interpretata; se si riferisce al “compimento” da parte di Dio della sua opera salvifica a pro del salmista, accennato all’inizio del versetto, questo ultimo emistichio apporterebbe il contributo della preghiera a tale “opera”. Ma è anche possibile che dei tre emistichi i due ultimi siano indipendenti; allora nell’opera divina, messa in relazione con la “eterna misericordia” di Jahwèh, potrebbe ravvisarsi la molteplice opera creatrice e salvifica che nel Salmo 136 è, in modo del tutto singolare, attribuita alla stessa divina misericordia.

Nel Nuovo Testamento il v. 6 è ripreso dal Magnificat (Luca 1,48); il v. 8 riecheggia in Filippesi 1,6.