Salmo 142

Salmo 142

Sab, 28 Dic 19 Lectio Divina - Salmi

Diversamente dagli altri Salmi dello stesso genere, qui non si chiede la punizione dei nemici. Il carme esprime con profondità di sentimenti e schietta spiritualità la realtà della solitudine e della persecuzione dell’orante. Il Salmo, sebbene usi immagini e temi usuali delle “suppliche”, è vigoroso, di una certa eleganza, semplice e chiaro nella struttura.

Offre un bellissimo esempio di fiducioso, anche se accorato, ricorso al Signore da parte di un prigioniero che, caduto nella rete dei suoi avversari, non vede davanti a sé altra via di scampo se non quella del divino intervento in sua difesa.

Non è da tenere in considerazione la circostanza storica indicata nel titolo (il nascondimento di Davide nella “caverna” a causa della persecuzione di Saul).

La simbologia è spaziale (intesa più in senso spirituale) e fortemente personalizzata.

Genere letterario: lamentazione individuale (di un prigioniero?).

Divisione: introduzione: invocazione solenne (vv. 2-4a); corpo del salmo: supplica (vv. 4b-8a); conclusione: ringraziamento (vv. 8bcd).

vv.2-3: Diversamente dalle altre lamentazioni del gruppo (Salmi 140-143), in cui il salmista si fa presente a Dio con appelli diretti miranti ad ottenere il suo intervento salvifico, qui il salmista introduce la sua preghiera presentandola come un grido d’implorazione (v. 2) e un lamento angoscioso (v. 3).

v.2: “Con la mia voce… grido aiuto”: a differenza della preghiera mormorata e silenziosa di Anna in 1Samuele 1,13, qui il salmista chiede aiuto con alte grida.

v.3: “Al tuo cospetto”: diversamente dalla traduzione di Bibbia CEI, nel Testo Masoretico c’è di nuovo “davanti a lui”. Il discorso continua perciò in terza persona.

vv.4-8: È il corpo della lamentazione: il salmista presenta a Dio il suo caso di estrema afflizione (vv. 4-5) e dal suo cuore pieno di fiducia (v. 6) fa salire a lui il grido d’implorazione per la sua liberazione (vv. 7-8a).

v.4a: "Mentre il mio spirito vien meno”: l’espressione è meglio riferirla ai versetti precedenti, di cui si vuole sottolineare la gravità e l’urgenza dell’implorazione.

– “La mia via”: “via” nel senso di “vita”, “condotta”.

v.4b: “Mi hanno teso un laccio”: c’è la metafora venatoria del “laccio” nel senso di insidia (cfr. Salmo 9,16).

Tutto il versetto 4 manifesta la fiducia che il salmista esprime verso il suo Signore, sapendo che la “conoscenza divina” è in primo luogo il riconoscimento dell’innocenza (= via, cfr. Sal 119,1) dell’orante, da cui l’interessamento efficace per trarlo dalla via rovinosa propria degli empi e portarlo in quella felice dei giusti.

v.5: “Guarda a destra… nessuno mi riconosce”: alla “destra” sta generalmente il difensore, il testimone favorevole (Salmi 110,5; 121,5), ma anche “Satana” (l’accusatore: Zaccaria 3,1; Salmo 109,6), e la guardia del corpo (Isaia 63,12; 2Samuele 11,3).

– “Nessuno ha cura della mia vita”: la constatazione che il salmista fa della completa assenza di ogni soccorso umano, prepara la dichiarazione di fiducia nel Signore, quale suo scampo e “rifugio”, del v. seguente. Il salmista con questa espressione originale, denuncia l’indifferenza di tutti.

v.6: “Mia sorte nella terra dei viventi”: “sorte” originariamente indicava una “porzione” di terra di Canaan (Giosuè 15,13; 19,9; Ezechiele 45,7), ma ha acquistato poi un significato metaforico e spirituale. Perciò il Signore è la “sorte” (= porzione) dei leviti (cfr. Numeri 18,20; Deuteronomio 10,9) e del popolo eletto (Deuteronomio 32,9). Il salmista cerca il “possesso” del Signore, fonte e pienezza di vita, nella “terra dei viventi”, cioè su questa terra e sul suolo della Palestina nella vita presente, in contrapposizione con la “terra dei morti”, lo Sheol.

v.8: “Strappa dal carcere la mia vita”: poiché il v. 4 parla di cammino, la parola “carcere” qui sembra una metafora per esprimere lo stato di tensione e di opposizione dei persecutori, che come in una morsa stringono l’orante (cfr. Salmi 88,9; 107,10; 144,11; Isaia 42,7; Lamentazioni 3,7). Si sottintende l’immagine dei battitori i quali, chiudendo sempre più il cerchio, spingono nella trappola la loro preda.

– “perché io renda grazie al Signore”: è un accenno di promessa di lode che spesso nelle lamentazioni figura come motivo conclusivo (cfr. Salmo 22,23); qui esso è legato, grammaticalmente, all’appello di liberazione.

In questa brevissima conclusione il salmista, certo di essere esaudito, si vede circondato dalla “corona dei “giusti” accorsi a partecipare al sacrificio di ringraziamento, di cui si fa cenno nell’emistichio precedente; tutti gli amici di Dio sono solidali e si associano al ringraziamento del fedele salvato da Dio (cfr. Salmi 64,11; 107,42). Passato il suo isolamento, il salmista si ricongiunge alla comunità.

Per la spiritualità di cui tutto il salmo è pervaso, il Poverello d’Assisi si servì di esso nel suo sereno incontro con “sorella morte” (A. Lancellotti, I Salmi - Cuneo, 1995).