Salmo 144

Salmo 144

Mar, 14 Gen 20 Lectio Divina - Salmi

II Salmo 144, solitamente considerato un Salmo regale, è ricco di melodie diverse. Ha degli elementi di azione di grazie, altri di supplica quasi drammatica; ha dei momenti al singolare e altri al plurale. "Si potrebbe leggerlo come una piccola liturgia della Parola" (C. M. Martini).

Il Salmo è attribuito a Davide dal titolo, ed è meglio contestualizzato dalla traduzione greca dei LXX con l’aggiunta “contro Golia”; ma si tratta di un’opera di natura composita e risale, secondo la maggior parte degli esegeti, al periodo del post-esilio. Il Salmo è sostanzialmente unitario, tenuto insieme dalla speranza di un totale liberazione e dell’avvento di un messianismo davidico. Data l’allusione abbastanza diretta della dinastia davidica, si può concludere che tutto il salmo abbia come principale centro d’interesse un rappresentante di tale dinastia e il suo governo, come anche i Salmi 18; 20,21 e 70: sono Salmi considerati “regali”.

La simbologia fondamentale è quella del contrasto, cui si aggiungono quella agricola, pastorale, cittadina (nella seconda parte).

Genere letterario: Salmo regale.

Divisione: canto per la vittoria (vv. 1-11); canto per la pace (vv. 12-15).

vv.1-2: Sotto forma di “benedizione” questo introito di ringraziamento riproduce pressappoco la “esaltazione” introduttiva del Salmo 18,3, il più grande Salmo di ringraziamento attribuito dal suo titolo e da 2Samuele 22 a Davide per la “liberazione” da tutti i suoi nemici. Il Salmo si apre con la celebrazione del Signore e con un'azione di grazie perché il salmista, che funge da re, esprime la certezza che Dio lo ha aiutato, lo aiuta e lo aiuterà. Dio è descritto come guerriero, maestro d'armi. L'idea è quella della sicurezza e della forza (cfr. Deuteronomio 32,4. 15. 18. 30. 31. 37). Questa esperienza di sicurezza è all'interno di una situazione di pericolo.

È la storia di Davide nella valle del Terebinto, in lotta con Golia. Dio è chiamato "roccia", un termine che indica Dio d'Israele come forte stabile, fedele, capace di dare protezione. Il salmista sta confessando di riporre in Lui tutta la sua fiducia. Diventa importante il possessivo "mio " continuamente ripetuto. Dio è in relazione stretta di mutua appartenenza con colui che lo sta pregando. I titoli con cui viene chiamato sono: alleato, compagno fedele, fortezza, rifugio, baluardo inespugnabile, liberatore, scudo, colui che assoggetta... In questa situazione di battaglia, di pericolo, il re effonde la lode e la riconoscenza perché Dio è santo.

vv.3-11: In questa sezione abbiamo in primo luogo (vv. 3-4) una breve considerazione, di tono innico sapienziale, sulla condiscendenza divina verso l’uomo nonostante la sua “nullità”; essa prepara la petizione del divino intervento dei vv. 5-8, in cui è riprodotta, anche se ridotta a poche battute, la grande teofania del Salmo 18,8-18; viene quindi l’accenno al “canto nuovo” dei vv. 9-10, che si riallaccia alla benedizione di ringraziamento introduttiva e a cui fa seguito, nel v. 11, la stessa petizione dei vv. 7-8. In tutta questa sezione, come si può notare, nonostante il ritorno del motivo di ringraziamento nei vv. 8-10, è prevalente il tono di supplica. Si tratta, quindi, di un’azione liturgica intesa ad impetrare da Dio lo stesso favore già accordato a Davide e promesso ai suoi discendenti.

vv.3-4: Qui si parla della caducità dell'uomo. Con una visione sapienziale il Salmo dipinge l'uomo nella sua realtà mortale, fragile ombra che passa in fretta senza lasciare traccia, (cfr. Salmi 8,5; 39,6-7. 12; 62,10; 94,11; Giobbe 7,16). L'uomo è hebel (= soffio, alito, cosa vana e inconsistente). Se Dio è roccia, l'uomo è soffio: proprio su questa radicale diversità si fonda la certezza del salmista, perché se Dio è forte, è suo dovere difendere chi è debole; se Dio è stabile ed eterno, dovrà venire in aiuto di chi non può trovare in sé appoggio e consistenza.

vv.5-8: Con queste espressioni il salmista chiede a Dio di intervenire contro i nemici per salvarlo (cfr. Salmo 18, 8 - 18). La presenza divina nel mondo lo sconvolge: tempeste, eruzioni vulcaniche, grandi fenomeni cosmici vengono evocati per descrivere la reazione della natura davanti alla terribile trascendenza di Dio. Il suo irrompere sulla terra è per colpire gli uomini con la sua ira, che opera il giudizio distruggendo l'empio e salvando l'innocente.

"Acque e stranieri" sono un binomio di violenza, di estraneità e di volontà di male da cui Dio solo può liberare. La bocca degli stranieri e le loro mani dicono menzogna: sono il segno dell'inganno. Mentre le mani del re sono ammaestrate da Dio (v. 1) e quindi vincitrici; quelle di Dio intervengono per salvare il suo eletto (v. 7). Siamo di fronte ad una invocazione di aiuto che parte dal una confessione di umiltà: Signore, tu sai che sono debole, un figlio d'uomo; salvami!

vv.9-11: Dopo l'azione di grazie, l'invocazione e la supplica, il re riprende fiato; ed ecco di nuovo il sentimento di gratitudine. Davanti alle meraviglie che Dio opera, si sente il bisogno di una lode sempre diversa, non logorata e quasi banale o scontata dall'uso: un canto nuovo, come è sempre nuova la manifestazione di Dio. Il motivo del canto è la vittoria di Dio che egli concede al re e a Davide suo servo. Questo re si considera come il successore di Davide e perciò avverte su di sé le grazie e i favori promessi a Davide; è un consacrato e il Signore non può non essere con lui. Supplica di essere salvato dalla "spada iniqua". Ciò che domanda è già sperimentato e per questo osa chiedere ancora. L'esperienza della salvezza è un dono ricevuto e sempre da chiedere.

vv.12-15: Chiude la liturgia una serie di voti che debbono considerarsi, almeno indirettamente, come frutto della “liberazione dai nemici” richiesta dal re. I voti di benessere e di sicurezza, un motivo ricorrente sia nei Salmi regali (cfr. Sal 72,15-17) che nelle iscrizioni reali dell’Antico Oriente, sono messi in bocca alla comunità cultuale con l’utilizzazione di un testo che doveva avere all’origine una diversa destinazione. In essa si augura: una gioventù sana (v. 12), abbondanza di provvigioni e di bestiame (v. 13), sicurezza (v. 14).

vv.12-15: Il Salmo dà ora voce alla gente: i nostri figli, le nostre figlie, i nostri granai. Il popolo canta sperando e auspicando vittoria e pace. È una preghiera comunitaria che domanda benedizione sulla famiglia, sui campi, sul bestiame, sulla città (nessuna breccia, nessuna incursione, nessun gemito nelle nostre piazze"), sulla vita di ogni giorno. L'ultimo versetto conclude la preghiera dando voce al sacerdote che benedice il popolo dell'Alleanza: "Beato il popolo che possiede questi beni, popolo di cui Dio è il Signore". Questa felicitazione si riferisce chiaramente a Israele, il quale deve tutto il suo benessere alla fedeltà di Jahwèh “suo” Dio (cfr. Salmo 33,12).

Il Salmo appare come una liturgia dove il re fa la sua preghiera pubblica, la gente acclama, il sacerdote conclude. È importante il versetto centrale (v. 9) che è un proposito, un grido di fiducia: "Canterò", "Suonerò". Sono verbi che richiamano tanti altri Salmi (13, 6; 21,14; 27,6; 28,7; 33,2-3); così pure i Salmi dove vengono presentati gli strumenti musicali: la tromba (47,6); i cembali (68,26); il timpano, la cetra melodiosa e l’arpa (81,3); le corde e i flauti (150, 4).

Per la riflessione personale:

  • Come mi percepisco quando leggo il salmo 144?
  • È il Signore che voglio benedire, che è mia roccia, mia grazia, mia liberazione, mia fortezza?
  • E i nemici, chi sono? Tutto ciò che turba e offusca la mia gioia, la mia capacità di ringraziare il Signore? Tutto ciò che mi toglie la pace: mondanità, vanità, pigrizia, tentazioni?
  • Come mi leggo all'interno del mondo d'oggi pieno di violenze, di indifferenza, di incredulità, di perdita della fede? Sono convinto che la mia vita, la mia preghiera, il mio "canto nuovo" fatto di gioia, di accettazione, di carità, può purificare quello del mondo ed elevarlo a Dio? Anziché indispettirmi e lamentarmi per la comunità che non va, per le mille cose che non funzionano, so convertirmi al ringraziamento perché il Signore è grande e opera ancora meraviglie? Come intendo ritrovare la mia anima gioiosa in questa preghiera?