Salmo 145

Salmo 145

Mar, 21 Gen 20 Lectio Divina - Salmi

L’inno è definito dal titolo “Lode”, ed è l’unica volta che tale parola, come titolo, ricorre nei Salmi. La voce fa inclusione con “lode del Signore” del v. 21. È un Salmo alfabetico. Per le frequenti citazioni o allusioni ad altri testi biblici, per la teologia piuttosto tardiva che esprime e gli aramaismi, il Salmo è considerato di composizione tardiva (III-II sec.).

L’autore dimostra notevoli capacità letterarie. Usa la tecnica dell’alternanza, passando dallo stile diretto a quello indiretto, dalla seconda alla terza persona; il lessico teologico e antropologico è molto ricco e vario.

Con questo Salmo si chiude quest’ultima raccolta davidica; esso perciò è l’ultimo dei Salmi che i titoli attribuiscono al monarca cantore. Tuttavia, come detto sopra, per vari motivi il salmo è da ritenersi come uno dei più tardivi di tutti il Salterio; ciò non toglie nulla alla sua bellezza artistica e tanto meno alla portata teologica del suo messaggio. Ne è prova la grande considerazione in cui esso è tenuto nella pietà, sia liturgica che privata, dal tardivo giudaismo, nonché dal cristianesimo antico e medievale.

La disposizione alfabetica ha permesso all’autore di servirsi di artifici collaterali di un certo effetto, come: l’alternarsi, anche se in modo irregolare, della 3a con la 2a persona nei riguardi di Dio; l’uso variato, nella prima sezione del corpo (vv. 3-12), di termini più o meno sinonimi, quali: grandezza, meraviglie, prodigi ecc.; come anche: narrare, ammirare, dire, parlare, celebrare e così via. Quanto al contenuto dottrinale, oltre a vari motivi tematici desunti dal patrimonio comune, rimarchevole è la visione della divina regalità che in modo del tutto inequivoco oltrepassa ogni limite di tempo e di spazio, e si presenta nel segno della divina inesauribile magnanimità che si piega in modo preferenziale sui deboli.

Genere letterario: inno.

Divisione: introduzione tematica (vv. 1-2); prima sezione del corpo (vv. 3-12); seconda sezione (vv. 13-20); conclusione (v. 21).

vv.2-12: È la prima parte della lode, espressa alternativamente con enunciazioni dirette aggettivali (v. 3: Dio è “grande”; vv. 8-9; Dio è “misericordioso” e “buono”) e con gli inviti rivolti prima a tutte le “generazioni” (vv. 4-7), e poi a tutte le creature, a celebrare lo “splendore e gloria” del suo munifico governo (v. 11).

v.3: “Grande è il Signore…”: l’orante professa la fede nella grandezza del Signore, che è senza limiti, insondabile, al di là di ogni ricerca e perciò degna di ogni lode. Il versetto funziona anche da tesi che verrà sviluppata nel corpo del Salmo.

v.4: “Una generazione narra all’altra…”: l’espressione sta ad indicare che la lode divina corre nel tempo, senza sosta, sulla catena della viva “tradizione”, costituita dal complesso delle generazioni che si sono succedute nella storia passata del popolo eletto e non mancheranno di succedersi in futuro.

v.7: “Il ricordo della tua bontà…”: si richiama particolarmente la teologia dell’alleanza.

v.9: “Buono è il Signore verso tutti”: la bontà di Dio, sebbene manifestatasi in seno a Israele, la comunità dei “suoi fedeli”, ha per obiettivo “tutte le sue creature”; infatti la nazione eletta ha il compito di fare conoscere la divina magnificenza a tutta l’umanità (cfr. v. 12) perché tutti possano beneficiarne.

vv.13-20: In questa seconda sezione del corpo dell’inno viene celebrata la divina regalità quale espressione della divina bontà aperta ad ogni vivente (cfr. v. 16): specialmente agli umili e i “caduti” (v. 14).

v.17: Il versetto riporta la professione di fede riguardante gli attributi fondamentali di Dio: giustizia e fedeltà. Il Signore è “giusto… e fedele”. Questi due appellativi appartengono alla teologia dell’alleanza, ma qui sono estesi a tutte le opere di Dio e a tutti i suoi progetti (“tutte le sue vie”). I vv. 18-20 specificano questi due attributi.

v.18: “con cuore sincero”: letteralmente: “con verità”. Si sottolinea la condizione di coloro che invocano Dio. Egli sta vicino a chi sinceramente e con rettitudine si rivolge a lui.

v.21: Il versetto sta all’apice del crescendo dato dai vv. 1-2.10-12. Inoltre facendo inclusione con il v. 1 unisce la voce del solista (salmista) a quello del coro dei “fedeli” (v. 10), e allarga l’invito alla lode ad ogni vivente, in un circolo e in un movimento ininterrotto. La voce del solista diventa così la voce dell’universo, in questa lode a Dio re.

In questo versetto conclusivo si ritorna al motivo iniziale della “lode di Jahwèh” che sia sulla bocca del salmista che in quella di ogni essere vivente, non si dovrà mai spegnere nel futuro.