Salmo 147

Salmo 147

Ven, 07 Feb 20 Lectio Divina - Salmi

Sebbene diviso in due (al v. 12) dai LXX e da parecchie versioni, tra cui la Vulgata, il Salmo mostra di essere abbastanza unitario, trasparente ed elegante. L’autore attinge da altri testi biblici dopo averli assimilati, sì da far venire fuori un’opera originale, poetica e ben compaginata.

Per la concezione teologica si avvicina al pensiero del Deuteroisaia (storia e creazione considerate in prospettiva unitaria); perciò la sua datazione non può che essergli posteriore. I LXX attribuiscono il carme ad Aggeo e Zaccaria.

Nella lode presente sono celebrati svariati aspetti della divina provvidenza a beneficio delle sue creature in genere e, in specie, di Israele che spera nella sua parola.

La simbologia teologica mostra Dio nella sua onnipotenza ed eternità, che abbraccia spazio e tempo, ma non disdegna di sopperire alle necessità agricole e pastorali dell’uomo (trascendenza e condiscendenza di Dio).

Le tre parti in cui si divide il salmo sono abbastanza simmetriche tra loro. Ognuna è introdotta dall’invitatorio (vv. 1.7.12) seguito dalle motivazioni inniche, che alternano l’intervento di Dio nella storia e nel cosmo.

Genere letterario: inno.

Divisione: primo inno (vv. 1-6); secondo inno (vv. 7-11); terzo inno (vv. 12-20.

vv.1-6: In questo primo inno, introdotto da una duplice affermazione circa la “bontà” della lode a Dio (v. 19), con una serie di enunciazioni, per lo più participiali, è sviluppato il tema della divina onnipotenza e sapienza (vv. 4-5), che si piega su Gerusalemme distrutta (v. 2) e sui suoi figli migliori, (gli “umili” del v. 6), che hanno il cuore “affranto” (v. 3).

v.1: “È bello cantare al nostro Dio, dolce è lodarlo …”: formalmente le due affermazioni si presentano come motivazione dell’invito: “Lodate il Signore”. Per quanto riguarda l’analoga “bontà” dell’azione di grazie come motivo introduttivo di inno celebrativo, si veda il Salmo 92,2.

v.3: “I cuori affranti”: letteralmente: “gli spezzati di cuore”. Sono quelli che più degli altri hanno sofferto intimamente, oltre che esteriormente, a causa della sciagura e delle umiliazioni dell’esilio. Si possono identificare con gli “umili” del v. 6. Con la deportazione a Babilonia la Nazione eletta fu come colpita a morte; la sua restaurazione è vista come l’effetto dell’azione curatrice di Jahwèh, simile a quella del medico che cura e fascia le ferite.

v.4: “Conta il numero delle stelle”: è un’immagine poetica per indicare la regalità e sovranità di Dio. Le stelle non sono divinità, ma ancelle ubbidienti al Signore (cfr. Isaia 40,26; Baruc 6,59.

- “Chiama ciascuna per nome”: significa che Dio le conosce, ne decide il destino e ne è il padrone (cfr. Genesi 2,19-20; 17,5).

v.5: “Grande è il Signore”: la grandezza del Dio d’Israele, insieme alla sua potenza e sapienza, è intravista attraverso l’opera incommensurabile della creazione; ebbene, la stessa incommensurabile “grandezza” è messa da Dio a disposizione degli “umili” del v. 6.

v.6: “Sostiene gli umili… abbassa fino a terra…”: è una verità teologica costante nella Bibbia. Il Signore abbassa i superbi e innalza gli umili (Luca 1,52).

vv.7-11: In questo secondo inno è celebrata la divina provvidenza nella natura (vv. 8-9) e il divino compiacimento nel “timore” religioso dell’uomo (v. 11), a preferenza dei suoi valori puramente umani e terreni (v. 10).

v.9: “Ai piccoli del corvo che gridano a lui”: è una pennellata di alta poesia (cfr. Giobbe 38,41; Salmo 104, 21.27). Dio provvede di “fieno” il bestiame domestico e di “cibo” tutti gli animali selvatici, qui rappresentati dai “piccoli del corvo”.

vv.12-20: Siamo al terzo inno, che la Vulgata, dietro ai LXX, prende come Salmo a sé con il numero 147. Qui i destinatari dell’invito alla lode sono indicati chiaramente con il sacro binomio Gerusalemme-Sion, a cui corrisponde, verso la fine dell’inno, quello di Giacobbe-Israele; entrambi designano la Nazione eletta a cui è diretta la parola dei divini “giudizi” dei vv. 19-20, e per la quale sono intesi i benefici della “parola” creatrice e provvidente (vv. 15-18).

v.12: I Padri della Chiesa hanno applicato questa seconda parte del salmo alla nuova Gerusalemme, militante o trionfante.

v.13: “Le sbarre delle tue porte”: le “porte” indicano per sineddoche l’intera città. Le sbarre e le porte sono segno di sicurezza, la quale viene propriamente da Dio che “le rinforza”. Le sbarre e le porte di Gerusalemme sono nominate dettagliamene in Neemia 3,3.6.13-14.15ss.

v.13b: “Ha benedetto i tuoi figli”: la benedizione di Dio (cfr. Genesi 1,28) alla città, come una forza fecondatrice, comporta la moltiplicazione dei figli, il dono della pace e la fertilità del suolo. Per il ripopolamento di Gerusalemme cfr. Neemia 7,4ss; 11-12; Esdra 10,3.15-17.

– “Con fior di frumento”: il “fior di frumento” indica il miglior frumento, quello con le spighe più piene (cfr. Salmo 81,17; Deuteronomio 32,14; Isaia 55,2). La benedizione di Dio riguardante la fertilità del suolo produce a sazietà grano di ottima qualità.

vv.15-18: Con un’espressione insolitamente dettagliata (“Manda sulla terra”), il salmista descrive la caduta delle “acque” (v. 189) sulla terra sotto varie forme, e cioè: di “neve” e di “brina” (v. 16), di “grandine” e di “gelo” (v. 17); fenomeni rapportati a Dio con la mediazione della sua “parola” (vv. 15-18). Un testo parallelo alla presente descrizione è senz’altro Giobbe 38,22-30.

v.18: “Fa soffiare il vento”: il vento (ruah) è considerato il soffio di Dio (cfr. Giobbe 37,10). Interessante è qui, come già in Salmo 33,6, l’identificazione di “parola” con “spirito” (=soffio).

v.19: “Annunzia a Giacobbe…”: il salmista ritorna ora al tema iniziale non solo di questa parte del Salmo (vv. 12-13), ma anche di tutto il Salmo (cfr. v. 2). Va notata comunque l’identità, sottolineata qui, fra la divina “parola” che agisce nella natura (vv. 15-18) e la stessa divina “parola” che, sotto la forma di decreti e giudizi, si manifesta di continuo nella vita religiosa del popolo eletto.

v.20: “Così non ha fatto con nessun altro popolo”: anche in riferimento al contesto immediato del versetto precedente, questo versetto conclusivo riproduce lo stesso pensiero di Deuteronomio 4,8; ma in riferimento al contenuto sia di questa parte come di tutto il Salmo, il suo commento migliore è dato da Paolo nel suo discorso alla folla di Listra: “Dio, nelle generazioni passate, ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada; ma non ha cessato di dare prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi il cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori” (Atti 14,16-17).